06/12/04  - Disagio amoroso - Mente e cervello

06 dicembre 2004

Disagio amoroso





Domanda del 06 dicembre 2004

Domanda: Disagio amoroso


Domanda di Mente e cervello, inviata in data 06 dicembre 2004.

Caro dottore, Il mio caso è forse più diffuso di quanto pensi, ma l’interminabile disagio e la disattesa speranza di uscirne lo fanno apparire straordinario ed, a volte, irrisolvibile. Da circa 5 anni soffro di un male, a cui non sono in grado di dare un nome e tanto meno di trovarne la causa. Tutto è cominciato con dei forti dolori addominali, che come un campanello d’allarme comunicavano l’inizio di un disagio. Somatizzazione da stress? Si proprio così appariva ma in realtà….. Sono da ormai due anni in cura da uno psicologo-psicoterapeuta, che probabilmente fa del suo meglio per aiutarmi ad uscire da questa spirale che ahimè, col tempo si è fatta sempre più profonda. Mi sveglio al mattino e appena apro gli occhi un dolore all’addome pregiudica l’inizio di una giornata che non può proprio dirsi normale. Le gambe sono prive di forza ed un ansia mi pervade portando con se tremori e paure. Arrivo al lavoro ma il tragitto non è indolore: soffro del traffico, del ritardo di un mezzo pubblico, della pioggia che cade incessante. Arrivo in ufficio ed il nervosismo aumenta, i tremori anche, basta un campanello, un cellulare che squilla ed il mio cuore sussulta. Prendo in mano la prima pratica e la difficoltà è già nel leggerla. Salto le parole, a volte intere righe. Leggo, rileggo ma non capisco. Corro per superare quel momento che mi porta dolore e pur di superarlo sono disposto a sbagliare, mentire, accettare frustrazioni e richiami. Con la mia cartellina scendo al piano inferiore, ma anche le scale mi sono nemiche, perdo il conto degli scalini, mi manca la forza nelle gambe, tendo a cadere a perdere l’equilibrio. Anche la salita e faticosa: non perdo l’equilibrio ma alla seconda rampa sono fisicamente provato…a soli 30 anni. Tutto ciò sarebbe nulla se non fosse solo l’inizio di una sofferenza che diviene insopportabile nel rapporto di coppia. Caro dottore, tutto diviene buio quando illuminato dall’amore. Quando incontro una ragazza che mi affascina non perdo tempo, quasi come se non ne avessi. Corro ancora una volta, brucio le tappe, costruisco una confidenza che non ha eguali in sole due, forse tre settimane e poi….. Poi dolori allo stomaco, mancanza di forza, a volte nausea. Quella donna diviene amore e odio, amore e morte. Più la cerco più sto male, più sto male più ho bisogno di lei. Ma di lei chi? Forse di un idea, forse di qualcosa che non è reale, ma fallace, come le mille telefonate erotiche fatte ad altre donne, o le scappatelle su internet per conoscere e conquistare. Lei chi è? Non lo so, non la conosco, forse non ci sono mai entrato in relazione. Troppo spesso dico: Non voglio sapere nulla del tuo passato, tutto comincia da adesso. I racconti del passato mi distruggono, le figure di altri uomini, gli amori passati, ma anche il lavoro, le amicizie; tutto diviene insopportabile e le preoccupazioni aumentano a dismisura, portando dolore, lacrime, senso di abbandono. Non è facile spiegare tutto ciò, ma è facile raccontare del dispiacere che deriva dalla fine di una storia che sono costretto a troncare nel momento in cui lo spirito di conservazione si fa avanti costringendomi a scegliere tra lei e ed una vita quasi normale (se non altro il dolore diminuisce sensibilmente ed il disagio generale si riduce). Cosa mi accade? E soprattutto come si può uscire da tutto questo ed in quanto tempo?….ne è passato veramente troppo ed io sono infelice, stanco, vorrei dormire per molto molto tempo. Vorrei che mi rispondesse almeno solo per darmi una speranza, la speranza di poter amare: perché in realtà cos’è la vita se non la disperata ricerca dell’amore? Grazie, Fabio.
Risposta del 11 dicembre 2004

Risposta di GIULIA MARIA D'AMBROSIO


Non so se risponderle con la cautela dello psicoterapeuta o con l'energia di un padre. Faccio un mix, e lei non pretenda troppo da una risposta al volo.
La sua sofferenza è reale quanto la sua tendenza al melodramma.
Potrebbe esserci sotto una psiche molto molto fragile, ed è l'unico dubbio che mi rimane, ma a istinto non direi.
Lei si sta adagiando in una situazione che, per quanto gravosa, comunque risponde a un profondo desiderio di far rimanere le cose come sono. Perdiana, si scuota
!
Penso che ci sia un grosso trauma nel passato, e se è così, allora per il momento si prenda dell'Arnica mille ch in gocce, 10 gocce tutte le mattine per 15 giorni, e poi si cerchi un omeopata di rigorosa scuola unicista che possa cominciare a parlare con lei su un altro livello, e che la porti fuori di lì, con altre esperienze, altri incontri, un altro modo di trattare le cose e lei stesso.
La vita è molto, molto, molto di più che la ricerca dell'amore. Ed è proprio questo che la invito a scoprire.
Cambi il suo melodramma in sfida. Sfidi la vita, con i mal di pancia, i mal di schiena, i mal di civiltà che tutti abbiamo; provi dell'altro, cercando la guarigione con cuore sincero (ma si guarisce dalla vita?); diventi volontario della Protezione Civile e si rimbocchi le maniche, facendo fatica, soffendo di mal di pancia, di gambe e di stomaco per qualcosa di utile. Troverà anche l'amore, certo, ma sarà più sorprendente di quel che lei si immagina, e avrà molta dignità in più del ruolo di stampella che lei adesso gli attribuisce.
Mi riscriva quando vuole. Un caro saluto.

Dott.ssa Giulia Maria D'Ambrosio
Specialista attività privata
MILANO (MI)



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