18/04/01  - Fobia - Mente e cervello

18 aprile 2001

Fobia





Domanda del 18 aprile 2001

Domanda: Fobia


Domanda di Mente e cervello, inviata in data 18 aprile 2001.

Ho una paura folle di parlare in pubblico. Sono una persona adulta, laureata, sposata con due figli. Nelle circostanze in cui devo prendere la parola è un trauma.Nelle riunioni spero sempre che non tocchi a me. Chiedo gentilmente di sapere se questa fobia è ereditaria e cosa fare nelle situazioni in cui non mi posso sottrarre. Da giovane ho constatato che aiuta un pò l'alcol, ma ho capito che non è certo la soluzione. Ovviamente mi vergogno ad affrontare il problema con uno specialista e penso che l'analisi sarebbe lunga e costosa. Ho letto che possono aiutare le benzodiazepine ma non ho mai provato. Come mai ci sono persone, magari ignoranti, con una notevole faccia tosta e altre come me? Gradirei, ma probabilmente non esiste, una "terapia" per il mio problema. Grazie in anticipo.
Risposta del 08 marzo 2002

Risposta di DIEGO INGHILLERI


Non si tratta di un problema ereditario, ma di una componente del carattere portata all'estremo o del frutto di "spinte" ambientali che condizionano successivamente il comportamento. Sulla base della descrizione sintetica e precisa del suo problema, risulta piuttosto difficile dirle cosa è possibile fare nei momenti in cui è essenziale che lei affronti un pubblico. Talvolta è la stessa inelluttabilità dell'evento che lo rende così terribile, è il rendersi conto della sua importanza. Dirle, "si rilassi", "ridimensioni l'evento", "si concentri sul discorso e ignori il resto"... potrebbero essere consigli del tutto sterili e inattuabili autonomamente, per quanto apparentemente fondati.
Il suo problema e le sue sfumature sono tuttavia affrontabili con trattamenti diversi ed efficaci, psicoterapeutici e farmacologici. Per questo le consiglierei di rivolgersi comunque a uno specialista con il quale valutare le possibilità di intervento e le alternative all'analisi, iter terapeutici più limitati nel tempo e magari meno costosi. Anche per evitare pericolose iniziative di automedicazione, come il ricorso, anche sporadico e limitato, all'alcol.

Dott. DIEGO INGHILLERI
ALBESE CON CASSANO (CO)



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