13/12/04  - I rapporti con gli altri - Mente e cervello

13 dicembre 2004

I rapporti con gli altri





Domanda del 13 dicembre 2004

Domanda: I rapporti con gli altri


Domanda di Mente e cervello, inviata in data 13 dicembre 2004.

Gentile dott. sono una ragazza di 23 anni il mio problema sono i rapporti con gli altri. Nonostante i miei tentativi adolescenziali di smettere di limitarmi ad esistere e cominciare a vivere non ci sono ancora riuscita. Rispetto al passato molto è cambiato: in me non c è più il desiderio di morire, ho smesso di infliggermi sofferenze fisiche, ho superato i problemi alimentari, diciamo che sprofondando ho trovato in me le forze per alzarmi e vincere (tutto ciò senza l aiuto di nessuno sia perché non ho mai chiesto aiuto sia perché nessuno si è accorto del mio malessere). A volte però tutto crolla nuovamente e vivo in continua instabilità. L odio per me stessa non mi ha aiutato nel rapporto con gli altri e spesse volte sono stata giudicata arrogante da chi non mi conosce. Effettivamente anch’ io so che il mio modo di atteggiarmi appare tale ma questo è il mio guscio per difendermi dal mondo eppure quando qualcuno a bussato io ho aperto la porta anche se non era spalancata. Molta gente confida in me , molta gente sa di poter trovare in me un amica sincera, sa che ci sono in ogni momento ma io non sono riuscita ancora a trovare qualcuno di cui fidarmi interamente. Questo nei rapporti con i ragazzi ha reso le cose impossibili. Non ho mai avuto una relazione sia perché sono attratta da uomini molto più grandi di me generalmente sposati, sia perché nel momento in cui un uomo cerca un approccio con me il mio corpo si restringe evitando ogni contatto( anche una stretta di mano ), ogni dialogo (soprattutto se mostra interesse nei miei confronti), ogni sguardo e ciò avviene soprattutto se nutro interesse. Tuttavia ciò avviene in qualsiasi circostanza anche nei rapporti più superficiali ( dialogo con un professore, un medico, etc.) Non posso fare a meno di ricollegare tale mia difficoltà al rapporto difficile con i miei genitori e quindi volevo chiederle : quanto in realtà ciò può essere correlato a loro? E se dipende da questo come posso superarlo?
Risposta del 16 dicembre 2004

Risposta di GIULIA MARIA D'AMBROSIO


Carissima, lei mostra una notevole sensibilità, spirito di osservazione e capacità di approfondire i problemi. Direi che è un peccato non approfittare di queste sue qualità per affrontare un serio lavoro su se stessa. Perché non si trova una brava psicoterapeuta, magari di stampo junghiano, e non affronta un percorso vero? Manca l'aspetto creativo, nella sua vita, che non è una sublimazione di impulsi, ma l'unico vero impulso vitale che gli esseri umani hanno. Vada alla scoperta di questo, vedrà che le cose cambieranno parecchio.
Un caro abbraccio.

Dott.ssa Giulia Maria D'Ambrosio
Specialista attività privata
MILANO (MI)



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