12/08/04  - Stress, se così si può definire... - Mente e cervello

12 agosto 2004

Stress, se così si può definire...





Domanda del 12 agosto 2004

Domanda: Stress, se così si può definire...


Domanda di Mente e cervello, inviata in data 12 agosto 2004.

Sarebbe necessario, ma molto lungo e complesso, fare la doverosa premessa alla domanda che devo formulare.
Mi limito pertanto, per quanto possibile, a sintetizzare il mio problema basandomi in particolare sui "sintomi" del mio disagio.

Sono un uomo di 39 anni con una posizione economica e sociale definibile buona, una salute non di ferro, appena separato dopo 16 anni di rapporto con il partner.

Negli ultimi 20 anni ho attraversato momenti molto duri con problemi (reali) di salute, oggi parzialmente risolti, problemi lavorativi, tuttora esistenti (indotti credo dal conflitto tra la mia "natura/educazione/carattere" e le "incongruenze" dell'ambiente) e problemi di rapporto con il partner che penso di poter definire, molto banalmente, di affetto-insofferenza, che mi hanno indotto appunto a decidere la separazione.

Da diversi anni ormai soffro di disturbi che definisco, forse impropriamente, di stress che, oggi, tendo ad attribuire, in assoluta prevalenza, al rapporto con il lavoro.

Questi i principali sintomi: svogliatezza, pigrizia e costante voglia di dormire, senso di pianto che non esce, tensioni muscolari alla testa al collo, mascella, spalle, dorso, nervosismo, fastidio e insofferenza per molte cose e persone, tendenza a stancarsi presto, senso di spreco del tempo, reazioni eccessive non violente ma rabbiose, scarsissima concentrazione specie nella lettura, distrazione.

Devo dire che: dormo di notte (magari non benissimo, anche se non me ne accorgo); sto meglio al mare, in montagna, in vacanza, con gli amici ma poi al lavoro ricado subito; sono tendenzialmente ottimista, volitivo e fiducioso anche se ultimamante sono diventato rinunciatario.

Sono incline forse più alle ansie e all'agitazione che alle depressioni, anche se ultimamente mi capitano momenti di malinconia (ma mi accorgo e sento che non sono connaturati con la mia personalità).

A volte ho la sensazione che "le cose che non vanno" siano prodotti non del tutto reali della mia mente "stressata".

Cosa fare?

Grazie!





Risposta del 04 settembre 2004

Risposta di GIULIA MARIA D'AMBROSIO


Spero che lei sia ancora "in ascolto", anche se sono passati tanti giorni da quando ha scritto.
Ha la sindrome di chi ha vissuto la vita correndo dietro a tante cose e adesso comincia a chiedersi che cosa valga veramente la pena di vivere, di pensare, di essere.
I suoi rimedi potrebbero essere un cambio di vita, oculatamente preparato ma drastico, come pure alcune buone letture che la facciano riflettere, o la frequenza a un gruppo di psicoterapia bioenergetica (solo il tempo necessario), o una visita di inquadramento da un buonissimo omeopata di scuola unicista. O un impegno con una/uno psicoterapeuta preparato e di impostazione personale piuttosto creativa.
Ci riscriva, ci faccia sapere come va e cosa pensa possa servirle meglio tra quello che le ho elencato.
Saluti.

Dott.ssa Giulia Maria D'Ambrosio
Specialista attività privata
MILANO (MI)



Il profilo di GIULIA MARIA D'AMBROSIO
Risposta del 14 settembre 2004

Risposta di GIULIA MARIA D'AMBROSIO


Gentilissimo utente,
rispondo da qui alla sua seconda lettera (preferisco sempre farlo quando una persona mi manda degli approfondimenti di carattere personale).
Andiam per ordine. Per consigliarle “buone letture” avrei bisogno di sapere che tipo di lettore è lei … se è abituato o no a masticar libri, e di che genere. Ma troverà certamente bello e utile “Gli dèi dentro l’uomo” di Jean Bolen, ed. Astrolabio.
Per quanto riguarda i terapeuti di ogni tipo, come sa da questo sito non è possibile, ed è giusto, fare nomi.
Io direi che il web è comunque una grande risorsa… Non è detto che il suo omeopata non abbia delle conoscenze nel campo, comunque. La cura che le ha dato mi sembra appropriatissima. Nel suo caso manca il sostegno di un esperto del piano psicologico per dare più forma ai cambiamenti che i rimedi omeopatici possono apportare. Se il suo omeopata è un vero unicista, si fidi e parli approfonditamente con lui di quello che le accade. Forse il rimedio è cambiato, nel frattempo (Nux Vomica spesso apre la strada ad altri rimedi), o si tratta di cambiare dosaggio (se è stato sotto la 200 ch, un po’ di lavoro resta da fare di sicuro).
Una volta chiarito un po’ di più quello che le accade, le consiglio di appoggiarsi anche ad alcuni studiosi della Quarta Via di Gurdjieff (c’è un sito con questo nome) (attenzione che anche questo campo è cosparso di … mine). Cambiamenti importanti della vita richiedono appoggio terapeutico per il sostegno emotivo, ma anche l’appoggio di grandi maestri del nostro tempo per il sostegno spirituale alla consapevolezza.
Mi riscriva quando desidera. Cordialissimi saluti.

Dott.ssa Giulia Maria D'Ambrosio
Specialista attività privata
MILANO (MI)



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