FOCUS
Ultimo aggiornamento: 22/06/2009
Più attenzione alla meningite
I casi italiani di meningite sono circa 900 ogni anno, meno di un terzo causato dal meningococco. I dati sono stati forniti da Giuseppe Mele, presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), durante un convegno organizzato dall'associazione Giuseppe Dossetti a Roma lo scorso 12 maggio a Roma e intitolato "I vaccini: sicurezza per cittadini e risparmio per il Ssn, focus sulla meningite meningococcica" che ha richiamato l'attenzione sulle infezioni da meningococco con riferimento particolare attenzione ai nuovi ceppi emergenti di meningococco, come il B o il W135, importati nel nostro Paese soprattutto dagli immigrati. "C'è chi dice che l'Italia non è un Paese multietnico - ha sottolineato Mele - ma cinque milioni di immigrati sono una cifra notevole, soprattutto dal punto di vista sanitario. Stanno infatti emergendo nuove forme di meningite prima assenti nel nostro Paese e contro cui bisogna armarsi". Cosa non facile soprattutto perché la vaccinazione contro la meningite è oggi opzionale: "Bisogna chiarire - ha proseguito Mele - che se anche una vaccinazione non è obbligatoria, non significa che sia inutile o meno importante. Tutti i vaccini messi in commercio negli ultimi 20 anni, tra cui quello antimeningococcico, infatti, sono stati introdotti per scelta degli esperti come raccomandati e non come obbligatori. Le singole Regioni decidono poi se offrire gratuitamente e in modo attivo i prodotti raccomandati a livello nazionale".
La rete di controllo esiste
"Dal punto di vista clinico - ha detto Paola Mastrantonio del Dipartimento malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell' Istituto Superiore di Sanità - i sintomi della meningite meningococcica non sono distinguibili da quelli delle meningiti causate da altri batteri (a esempio dallo pneumococco), e nel 10-20% dei casi questo germe può essere responsabile di setticemie che possono peggiorare molto rapidamente. In Italia, l'incidenza delle malattie invasive da meningococco è 3-4 casi ogni 1.000.000 di abitanti (circa 200 casi) rispetto a una media europea di 14/1.000.000. E' presente una forte stagionalità con picchi in inverno e primavera. La letalità è del 12% circa, simile a quanto osservato in altri paesi occidentali".
Già dal 1994 in Italia esiste un programma di sorveglianza istituito dal Ministero della Sanità e coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità con la partecipazione di tutte le Regioni e Province Autonome che attraverso la rete dei laboratori ospedalieri e delle ASL permette di conoscere dati epidemiologici e microbiologici annuali con informazioni dettagliate anche sulle caratteristiche del microrganismo, indispensabili queste ultime per orientare le scelte di profilassi vaccinale sul territorio.
Il vaccino deve essere uguale per tutti
"E' difficile - ha aggiunto Mele - far passare questo principio al pubblico e la differenza nelle modalità di offerta tra Regione e Regione crea confusione. Sono convinto che la richiesta di vaccini raccomandati sarebbe molto più ampia se questi fossero offerti attivamente e gratuitamente in tutte le Regioni". Questa ipotesi per ora appare confermata dai dati: "Solo il 48% delle mamme italiane - ha affermato Ombretta Fumagalli Carulli, presidente dell'associazione Dossetti - ha vaccinato i propri figli contro il meningococco C, principale ceppo batterico causa della meningite, a fronte dell'85% che è a conoscenza della disponibilità del vaccino. Ma quanto sia importante l'immunizzazione risulta chiaro se si guarda a Paesi più avanzati del nostro: la Gran Bretagna, ad esempio, dopo aver adottato la vaccinazione ha registrato un calo vertiginoso dei casi di meningite".
Gianluca Casponi
Fonti
Convegno "I vaccini: sicurezza per cittadini e risparmio per il Ssn, focus sulla meningite meningococcica"; Roma, 12 maggio 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATATAGS: Meningite, Meningite batterica, Meningite meningococcica, Vaccinazione, Vaccini meningococcici
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