Pazienti disubbidienti

12 maggio 2010
Focus

Pazienti disubbidienti



Il malato? Sarà anche paziente, spesso però non è diligente: trascura di assumere i farmaci prescritti con la regolarità necessaria, oppure non segue i consigli del suo medico a proposito di dieta, attività fisica o sigarette. Nella lingua di chi indossa il camice bianco si chiama "mancata aderenza alla terapia" e negli ultimi anni in molti si sono messi a studiarla con attenzione.

Un'indagine pubblicata di recente sulla rivista Circulation, per esempio, ha fornito alcuni ragguagli sulla dimensione del fenomeno: i ricercatori hanno selezionato un campione di quasi 19mila pazienti di 40 diversi paesi, tutti reduci da un infarto, e hanno messo alla prova la loro "diligenza" a un mese dalla dimissione ospedaliera. I risultati? I farmaci prescritti per fluidificare il sangue erano assunti regolarmente da quasi tutto il campione. Poi a scendere: solo sette su dieci prendevano gli altri medicinali indicati (statine o antipertensivi), solo due fumatori su tre avevano accolto il consiglio di mettere via le sigarette e più di un malato su quattro rivelava di non aver modificato regime alimentare o attività fisica. «In realtà la percentuale dei disubbidienti potrebbe essere anche maggiore» è il commento di Clara Chow, la ricercatrice canadese che ha coordinato il lavoro «perché i dati si basano semplicemente sulle risposte del malato a un questionario». Per i medici di famiglia italiani la ricerca offre soltanto conferme.

«Che si tratti di farmaci, consigli o altro» è il parere di Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg) «la mancata aderenza alle terapie rappresenta un problema così importante da farci ritenere che in alcune patologie croniche possa spiegare molte volte perché una cura non dà i risultati attesi. Noi della Simg stiamo lavorando ai dati raccolti dalla rete dei nostri medici e tra qualche mese forniremo una mappa dettagliata del fenomeno, anche per misurarne il peso in termini economici. La mancata aderenza alle terapie, infatti, comporta uno spreco di risorse che il Servizio sanitario oggi non può più permettersi». Per Cricelli, in ogni caso, si può azzardare un identikit del paziente "negligente": «C'è il paziente scettico o testardo, un comportamento che si riscontra più frequentemente nei più giovani. E poi c'è il paziente affetto da una malattia che non ha sintomi e quindi non invita alla scrupolosità: si dimentica di prendere le medicine quando dovrebbe, avanza le scatolette ancora mezze piene e così via. È in patologie come l'ipertensione o le ipercolesterolemie che si registrano i casi più frequenti di mancata aderenza alle terapie. Con i pazienti del primo tipo si può fare poco, con quelli del secondo c'è da lavorare. Ma in ogni circostanza conta tantissimo il rapporto di fiducia che il medico riesce a instaurare»


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