Diabete e dieta: quando il cibo diventa terapia

16 maggio 2016

Diabete e dieta: quando il cibo diventa terapia



Diabete e dieta: quando il cibo diventa terapia


«La dieta rappresenta uno strumento terapeutico a tutti gli effetti che affianca la terapia a base di farmaci in tutto il decorso della malattia» afferma Giorgio Sesti, presidente eletto della Società italiana di diabetologia (Sid), commentando i numerosi studi sull'alimentazione presentati al congresso nazionale 2016 di Rimini. Su questo tema ancora molto "caldo" nonostante i moltissimi studi già pubblicati, si è discusso ampiamente per riportare all'attenzione alcuni dei molteplici benefici legati a una alimentazione ad hoc per il paziente con diabete. Grazie a piccoli accorgimenti, che non si traducono certo in un piatto privo di sapore e gusto, è infatti possibile tenere sotto controllo il picco glicemico dopo i pasti, spegnere l'infiammazione e anche mantenere più pulite le arterie.

Non conta solo quali alimenti si portano in tavola, ma anche in quale ordine si decide di consumarli. Da due studi condotti su piccoli gruppi di pazienti con diabete di tipo 2 dai ricercatori del Dipartimento di medicina clinica e sperimentale dell'Università di Pisa emerge infatti che iniziare pranzo o cena con un antipasto a base di proteine e grassi (per esempio un uovo sodo o un pezzetto di parmigiano) aiuta a tenere a bada il livello di zuccheri nel sangue, la glicemia, dopo un pasto a base di carboidrati. «Questo effetto dura per tutta la fase post-prandiale e dipende dall'attivazione di diversi meccanismi fisiologici tra i quali anche il rallentamento dello svuotamento gastrico» dicono gli autori. Risultati molto simili arrivano anche da un altro studio condotto dallo stesso gruppo nel quale è stato valutato l'effetto dell'inversione delle portate a tavola. In altri termini ad alcuni dei 17 pazienti con diabete di tipo 2 coinvolti nella ricerca è stato chiesto di consumare prima i "secondi" e poi i "primi". Al termine delle 8 settimane dello studio, si è visto che con questo semplice trucco è possibile tenere sotto controllo i picchi glicemici: si rallenta l'assorbimento intestinale di glucosio e si potenzia la funzione delle cellule beta che producono insulina con un intervento semplice, sicuro ed efficace. Ma per mantenere bassi i livelli di zuccheri nel sangue si può anche puntare sul condimento giusto. L'olio d'oliva è la scelta migliore e consente di ridurre la risposta glicemica dopo un pasto ad alto indice glicemico, come dimostra uno studio condotto su 13 pazienti con diabete di tipo 1 dai ricercatori dell'Università Federico II di Napoli.

La dieta mediterranea si conferma la regina delle diete salutari anche per i pazienti con diabete. Non a caso l'Unesco l'ha inserita tra i patrimoni immateriali dell'umanità e non a caso i ricercatori la scelgono spesso per i loro studi a caccia di regimi protettivi per la salute. Nel corso del Congresso annuale Sid, gli esperti della Seconda Università degli studi di Napoli hanno presentato i risultati di una ricerca dalla quale emerge l'importante ruolo della dieta mediterranea nel combattere l'infiammazione. Valutando nel tempo i livelli di due molecole coinvolte nell'infiammazione - Pcr e Adiponectina - gli autori hanno dimostrato che nei pazienti con diabete di tipo 2, la dieta mediterranea è in grado di "spegnere" questo pericoloso meccanismo in modo duraturo, ma a una condizione: rimanere fedeli al regime mediterraneo nel tempo.
E sempre dalla Seconda Università degli studi di Napoli arriva un'altra conferma dell'importanza della dieta mediterranea per i pazienti con diabete di tipo 2: il regime mediterraneo protegge infatti anche le arterie, obiettivo preferenziale della malattia. In particolare seguire questo tipo di alimentazione aumenta le cellule progenitrici dell'endotelio, il delicato rivestimento interno delle arterie, suggerendo un effetto positivo sulla capacità dei vasi di rigenerarsi. Un consiglio pratico per proteggere le arterie? Consumare tanto pesce azzurro che, come dimostrano i risultati di un lavoro presentato al Congresso Sid, grazie al suo elevato contenuto di Omega3 contribuisce a una migliore funzione dell'endotelio dopo i pasti riducendo anche il rischio di sviluppare aterosclerosi.


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