Artrosi: diagnosi e cura

25 novembre 2016

Artrosi: diagnosi e cura



Artrosi: diagnosi e cura


Dolore alle articolazioni, rigidità e limitazioni funzionali, sono i campanelli di allarme che spesso indicano alle persone che qualcosa non va. Sono infatti i sintomi dell'artrosi, una malattia degenerativa causata dall'usura della cartilagine che riveste le superfici ossee all'interno delle articolazioni.

«La forma più nota dell'artrosi è quella primaria, che colpisce soprattutto l'anziano, ma la patologia può colpire persone anche più giovani, a causa, per esempio, di esiti di vecchie fratture o traumi o di altre patologie come l'artrite reumatoide" spiega Luigi Solimeno, direttore dell'Unità operativa complessa di ortopedia e traumatologia della Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

La diagnosi


Il primo passo da fare nel caso si sospetti di avere l'artrosi è quello di rivolgersi al proprio medico di famiglia.

«La diagnosi» continua Solimeno «si basa sempre su una valutazione clinica del paziente, quindi sulla visita e sulla valutazione dei sintomi articolari, che sono quasi sempre il dolore, la limitazione della funzionalità, la rigidità, la deviazione dell'asse, soprattutto nel caso del ginocchio.

Le articolazioni più frequentemente colpite sono il ginocchio e l'anca, seguono la spalla e, infine, la caviglia e spesso anche la colonna».

Il medico di Medicina generale, primo riferimento per il paziente, valuterà la situazione e deciderà se inviarlo a una visita specialistica o se prescrivere direttamente una valutazione radiografica. Questo rappresenta l'esame di riferimento per l'artrosi e consente di effettuare una diagnosi nella maggior parte dei casi. Le indagini radiologiche possono mostrare, per esempio, una riduzione dello spazio fra le articolazioni, eventuali alterazioni del profilo dell'osso e la formazione di osteofiti o lesioni simil-cistiche delle articolazioni.

Solo raramente è necessario seguire esame più approfonditi come risonanze magnetiche o Tac.

Qualche volta, oltre al dolore e alla limitazione della funzionalità dell'articolazione coinvolta, si può verificare anche una tumefazione, cioè un gonfiore. In questi casi può essere necessario fare anche degli esami del sangue per valutare alcuni indici di infiammazione del paziente.

Qualora la visita e gli eventuali esami portino a una diagnosi di artrosi, sarà necessario procedere alla valutazione di una strategia terapeutica.

La terapia


«L'artrosi è una patologia cronica non reversibile, quindi non si guarisce» ricorda lo specialista, «serve pertanto che il paziente impari a convivere con i suoi sintomi». Questo è particolarmente importante soprattutto nello stadio iniziale della malattia, quando le sue conseguenze non sono ancora così limitanti nella vita.

Alcuni accorgimenti e modifiche alla quotidianità possono infatti rappresentare dei considerevoli aiuti.
Innanzitutto è fondamentale combattere sovrappeso e obesità controllando l'alimentazione. Quindi è importante mantenere un'attività fisica costante, senza però sovraccaricare troppo le articolazioni. Consigliabili sport volti a mantenere il tono muscolare, come yoga o pilates, ma non quelli "violenti", come per esempio il calcio.

Con il procedere della malattia può diventare necessaria la figura del fisioterapista. La sua professionalità sarà utile per aiutare il paziente negli stadi iniziali di rigidità, grazie a programmi specifici di Kinesiterapia, la terapia del movimento, che ha lo scopo di recuperare la mobilità articolare della zona colpita dalla degenerazione delle articolazioni.

La terapia farmacologica rappresenta un'altra arma per difendersi contro le conseguenze dell'artrosi. «Molecole come il paracetamolo o anti-infiammatori, inizialmente Fans, possono aiutare a controllare il dolore» spiega Solimeno.

Le infiltrazioni di acido ialuronico determinano una situazione di benessere temporanea sul paziente che sente l'articolazione più libera.

«Nei casi gravi» prosegue lo specialista «è necessario ricorrere alla chirurgia, e quindi a un intervento di protesi. Oggi la considerevole esperienza acquisita ci consente di raggiungere risultati generalmente ottimi contro dolore e rigidità, restituendo al paziente una qualità di vita normale, per fargli tornare a realizzare quello che poteva fare fino a pochi anni prima. Va però sottolineato che il paziente deve utilizzare le proprie protesi in maniera consapevole».
Dopo l'intervento, sì a passeggiate, accettabile anche andare in bicicletta, anche se con moderazione, ma vanno evitate attività fisiche impegnative che forzino le protesi come corsa, tennis, o peggio calcio. Senza un'eccessiva usura che può comprometterne la durata, infatti, la protesi nella maggior parte dei casi rende al paziente una buona qualità di vita, mantenendolo senza dolori e disturbi per molti anni.


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