Giornata mondiale dell’udito 2017: l’Oms lancia l’allarme per i disturbi non trattati

02 marzo 2017

Giornata mondiale dell'udito 2017: l'Oms lancia l'allarme per i disturbi non trattati



In occasione della Giornata mondiale dell'udito, che si celebrerà il 3 marzo, l'Oms - Organizzazione mondiale della sanità lancial'allarme sulle conseguenze socio-economiche della perdita di udito non trattata. Si parla di un impatto impressionante, un macigno di 750 miliardi di dollari all'anno in tutto il mondo, 178 miliardi di euro nell'Unione europea e più di 21 miliardi di euro in Italia.

«Si tratta di uno 'spreco uditivo' enorme, che impressiona, ma che non deve sorprendere. Infatti la funzione uditiva svolge un ruolo centrale in tutto l'arco della vita delle persone e ignorare eventuali deficit può avere un grosso impatto a livello sociale e, dunque, economico» afferma Carlo Antonio Leone, direttore dell'Unita operativa complessa ospedaliera di Otorinolaringoiatria e Chirurgia cervico-facciale, Ospedale Monaldi Napoli, Presidente della Società Italiana di Otorinolaringologia e Chirurgia Cervico-Facciale. «Ad esempio, i problemi dell'udito rendono difficile comunicare e possono favorire l'isolamento e la depressione, determinando così anche un possibile aumento del consumo dei farmaci antidepressivi» prosegue Leone.

L’impatto sul lavoro e sui rapporti sociali


Una perdita uditiva trascurata può alzare barriere sociali, nel campo dell'educazione, del lavoro e in molti ambiti della vita:
  1. Nei bambini, ad esempio, l'udito è fondamentale per acquisire il linguaggio: i disturbi durante l'infanzia e l'adolescenza possono causare riduzioni nella capacità di attenzione e di concentrazione, difficoltà di lettura e di comprensione, con conseguenze negative sul rendimento scolastico. Una gestione tempestiva dell'ipoacusia (cioè la diminuzione della capacità uditiva), invece, incide positivamente sulle capacità di apprendimento.
  2. Anche negli adulti prendersi cura dell'udito può ridurre il rischio di isolamento e di depressione, che nelle persone che non sentono bene è due volte più alto rispetto a chi ci sente.
  3. La ridotta capacità uditiva non adeguatamente trattata si associa, inoltre, ad una maggiore probabilità di declino cognitivo, che può essere fino a cinque volte maggiore nei casi gravi di ipoacusia.
  4. Infine, anche sul lavoro è necessario intervenire: le stime, infatti, indicano come una persona con difficoltà uditiva abbia il doppio delle probabilità di essere disoccupato.

Prevenzione e cura


I controlli periodici giocano un ruolo centrale nella riduzione dell'impatto dei problemi di udito, così come la diagnosi e gli interventi precoci: più di sei casi di ipoacusia su dieci potrebbero essere evitati se venissero adottate adeguate misure preventive.

Come lo stesso Leone sostiene: «Di fronte alle possibili conseguenze negative dell'ipoacusia non trattata è essenziale agire precocemente per curarla e ridurne l'impatto. Alla nascita gli screening uditivi dovrebbero diventare la prassi, così da individuare un eventuale problema e risolverlo precocemente, mettendo il bambino nelle condizioni di acquisire correttamente le capacità linguistiche. I controlli audiologici periodici sono poi fondamentali non solo tra i più anziani, ma anche nella fascia d'età tra i 40 e i 65 anni, perché permettono di individuare e di correggere l'eventuale deficit prima che questo si aggravi. In caso di un'ipoacusia riconosciuta, anche di medio grado, è opportuno ricorrere alle più opportune soluzioni uditive, come si farebbe per gli occhiali di fronte a un difetto della vista. Praticamente invisibili e ipertecnologiche, le protesi moderne sono capaci di restituire le capacità uditive, migliorando la qualità di vita delle persone».

“Udito ben curato, futuro guadagnato”: il vademecum degli esperti


Gli esperti italiani diffondono il piccolo vademecum Udito ben curato, futuro guadagnato che, promosso da Amplifon, suggerisce cinque linee d'azione per limitare l'impatto dei disturbi uditivi:
  1. Alla nascita gli screening uditivi devono diventare la prassi per riconoscere fin da subito un eventuale disturbo.
  2. Diffondere iniziative di informazione e sensibilizzazione sul benessere uditivo nelle scuole italiane per educare i più giovani a proteggere il proprio udito.
  3. Sottoporsi a un controllo audiologico almeno una volta all'anno.
  4. Intervenire con la più opportuna soluzione uditiva, personalizzando l'apparecchio anche in caso di un'ipoacusia di medio grado.
  5. Importanza di un servizio di qualità e di un approccio multidisciplinare al disturbo uditivo, perché l'ipoacusia può spesso associarsi ad altri problemi di salute come depressione, diabete, declino cognitivo e rischio di cadute.

Ilaria Pedretti


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