Sale: poco e iodato a difesa di cuore e tiroide

10 aprile 2017

Sale: poco e iodato a difesa di cuore e tiroide



"Pieno consenso nel raccomandare a tutti l'uso di sale iodato perché con un consumo moderato di sale le quantità di iodio assunte rientrano ampiamente nei livelli di assunzione adeguata per la popolazione e sono comunque molto al di sotto dei livelli massimi accettabili". È questa la posizione ufficiale dell'Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute sul consumo di sale iodato (ovvero il sale al quale è stato aggiunto iodio) nei bambini e negli adulti, proposta nel corso di un convegno svoltosi a Roma all'inizio di aprile e sottoscritta da tredici Società scientifiche italiane. Nel corso del convegno sono stati presentati i risultati ottenuti in campo di iodoprofilassi, ovvero la prevenzione della carenza di iodio anche attraverso l'aggiunta di iodio al sale, a 12 anni dalla legge 55/2005, che ha introdotto un programma nazionale per contrastare la carenza di iodio.

L’importanza dello iodio nella dieta quotidiana


Lo iodio è una sostanza presente in natura e si trova in piccole quantità nelle acque marine sotto forma di ioduro, mentre è piuttosto abbondante in alcuni depositi salini, come iodato di sodio. Nell'organismo si concentra a livello della tiroide ed è indispensabile per la formazione degli ormoni tiroidei triiodiotironina (T3) e tirosina (T4), che regolano molte funzioni del metabolismo, inclusi lo sviluppo del sistema nervoso centrale e l'accrescimento.
La carenza di iodio non deve essere sottovalutata poiché, anche se lieve, può provocare conseguenze importanti soprattutto quando si verifica in gravidanza e nella prima infanzia: lo iodio ha un ruolo di primo piano nel corretto sviluppo del sistema nervoso centrale e casi di forte carenza possono portare a paralisi spastica, sordomutismo, ritardo mentale e addirittura, ma solo in casi estremi, al cretinismo.
Legato alla carenza di iodio è anche il cosiddetto "gozzo", un ingrossamento della tiroide legato probabilmente al basso livello di alcuni ormoni tiroidei e che colpisce in Italia circa 6 milioni di persone con un impatto economico stimato in oltre 150 milioni di euro all'anno.

Proprio per tutelare questi importanti aspetti della salute, le autorità sanitarie hanno messo in campo in tutto il mondo interventi per contrastare la carena di iodio, che si basano molto spesso sulla raccomandazione di consumare sale iodato.

Ma come si concilia tale raccomandazione con quella di non consumare troppo sale per preservare la salute cardiovascolare? «Una profilassi attraverso l'uso del sale iodato non è in contrapposizione con le raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) di ridurre il consumo di sale» spiegano gli esperti, che poi precisano: «Lo iodio aggiunto al sale da cucina (30 µg/g) consente un apporto di iodio adeguato anche limitando il consumo di sale alle quantità suggerite da cardiologi e nutrizionisti».

La strada è quella giusta


«A oltre 10 anni dall'inizio delle campagne di iodoprofilassi possiamo dire che lo stato nutrizionale iodico della popolazione italiana è sicuramente migliorato» esordisce Antonella Olivieri, responsabile dell'Osservatorio nazionale per il monitoraggio della iodoprofilassi in Italia (Osnami), che nel corso dell'incontro romano ha tracciato un bilancio degli interventi portati avanti nel nostro paese in tema di prevenzione della carenza di iodio. In effetti, i dati dimostrano che il 60 per cento di tutto il sale venduto dalla grande distribuzione è arricchito di iodio (sale iodato) e questo numero, come ricordano gli esperti, è già di per sé un successo rispetto al 30 per cento registrato prima dell'introduzione della legge 55/2005. «In realtà non possiamo ancora ritenerci soddisfatti perché secondo le indicazioni dell'Oms un programma di iodoprofilassi di successo deve raggiungere percentuali pari a 80-85 per cento» precisa Olivieri prima di ricordare un altro importante risultato ottenuto con la iodoprofilassi. «I bambini di Liguria, Toscana, Marche, Lazio e Sicilia assumono quantità sufficienti di iodio con l'alimentazione e in queste regioni (a eccezione delle Marche) il gozzo in età scolare è praticamente sconfitto» afferma.

I risultati ottenuti finora sono senza dubbio incoraggianti, ma per l'obiettivo finale è ancora distante e non può essere raggiunto senza la collaborazione di tutti i medici. «In passato le campagne di iodoprofilassi erano materia quasi esclusiva degli endocrinologi, mentre oggi sono patrimonio anche di ginecologi, pediatri, medici di medicina generale e nutrizionisti, tutti fortemente motivati a diffondere il messaggio "poco sale ma iodato" a favore della salute di adulti e bambini» spiega Olivieri.

Cristina Ferrario

Fonte: Iss - Comunicato Stampa



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