Arresto cardiaco: arrivano i droni per salvare le vite

26 giugno 2017

Arresto cardiaco: arrivano i droni per salvare le vite



Uno studio condotto in Svezia ha messo in luce che quando la velocità di intervento conta davvero, come nel caso di un arresto cardiaco, la tecnologia può salvare la vita. Lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori guidati da Andreas Claesson, paramedico al Centro di scienze della rianimazione al Karolinska institutet di Stoccolma, in Svezia, che ha testato l'utilità dei droni in questo delicato settore. «Nel nostro studio utilizzando droni siamo riusciti a trasportare i defibrillatori, indispensabili nel caso di arresto cardiaco, in aree lontane dal punto di partenza del servizio medico (per esempio un ospedale o una caserma dei vigili del fuoco) in circa 6 minuti contro i 22 impiegati dai mezzi di soccorso tradizionale» spiegano gli autori dalle pagine della rivista Jama, ricordando che questa differenza può salvare molte vite dal momento che ogni minuto che passa dopo un arresto cardiaco improvviso riduce la possibilità di sopravvivenza di circa il 10 per cento.

Non chiamatelo infarto!


Nonostante l'arresto cardiaco sia salito più di una volta agli onori (negativi) della cronaca a causa di mancata presenza o utilizzo del defibrillatore e conseguente morte del malcapitato, non pochi confondono questo disturbo cardiaco con l'infarto. In realtà, come spiegano gli esperti della American heart association dal punto di vista clinico e patologico infarto e arresto cardiaco sono due cose completamente diverse. L'infarto è la morte di una parte del tessuto cardiaco in seguito alla mancanza di afflusso di sangue per un periodo più o meno lungo, mentre l'arresto cardiaco dipende da "un problema elettrico" del cuore.
In altre parole l'arresto cardiaco si verifica per un improvviso malfunzionamento del cuore e degli impulsi elettrici che ne governano il ritmo causando un vero e proprio caos a livello delle contrazioni del cuore che non riesce più a pompare il sangue in modo corretto. Il problema principale dell'arresto cardiaco è che si manifesta all'improvviso, senza particolari sintomi premonitori: chi ne è colpito perde improvvisamente conoscenza, non risponde agli stimoli o alle domande che vengono poste, non respira o respira molto faticosamente. L'unica accortezza è conoscere il proprio rischio che aumenta in genere in persone con storia di precedenti infarti, inspessimenti del muscolo cardiaco (cardiomiopatie), oltre che anomalie elettriche o dei vasi sanguigni.

Velocità e strumenti adatti


Una cosa è certa: il tempo è il fattore più importante quando si parla di arresto cardiaco dal momento che un cuore che non batte non permette la circolazione del sangue e di conseguenza organi e tessuti rimangono privi di nutrimento e ossigeno. Maggiore è il tempo di arresto, maggiore sarà il danno subito dagli organi e di conseguenza maggiore sarà anche la probabilità di un esito fatale. La prima cosa da fare in caso di sospetto di arresto cardiaco è senza dubbio chiamare i soccorsi digitando il numero unico per le emergenze (112, ma in Italia è ancora possibile utilizzare il 118 per chiamare il servizio medico). Le manovre di soccorso si basano essenzialmente sulla rianimazione cardiopolmonare, fatta di massaggio cardiaco e di respirazione. Se disponibile, il defibrillatore rappresenta spesso uno strumento salvavita: con una "scossa" elettrica cerca infatti di ripristinare il battito cardiaco e in caso di successo della manovra, il funzionamento del cuore riprende secondo la norma.

Fonti:
JAMA. 2017. doi: 10.1001/jama.2017.3957
American Heart Association - Cardiac arrest


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