Corpo e sessualità in conflitto: identikit del transgender. Focus tra esperti a Milano

19 ottobre 2017

Corpo e sessualità in conflitto: identikit del transgender. Focus tra esperti a Milano



Si è trattata di una vera e propria sfida quella del recente convegno Trans-Ame trattiamo il genere, svoltosi a Milano e organizzato dall'Associazione medici endocrinologi (Ame) con il patrocinio del Comune. Un'intera giornata di lavori dedicata a un tema che crea spesso imbarazzo o incomprensioni ma che soprattutto non è realmente noto nella sua complessità: quello delle persone transgender. L'argomento è stato esaminato in tutte le sue componenti: dalle difficoltà di accettazione nell'ambiente lavorativo e familiare alle informazioni spesso inesatte riportate dai media, dagli aspetti prettamente medici del processo di transizione (in particolare endocrinologici, psicologici e chirurgici) ai problemi giuridici correlati al cambiamento anagrafico di genere.

Va sottolineato che il transessualismo trae origine dalla "disforia di genere" (Dig), che non è più considerata una deviazione sessuale patologica o una malattia psichiatrica. Come ha ricordato Piernicola Garofalo, Presidente Ame Onlus, già il 28 settembre del 2011 una risoluzione del Parlamento europeo sui diritti umani, l'orientamento sessuale e l'identità di genere alle Nazioni unite richiamava gli Stati membri e la Commissione a produrre una roadmap globale contro l'omofobia, la transfobia e la discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere. Nella stessa risoluzione si invitava l'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) a eliminare i disturbi di identità di genere dall'elenco dei disturbi del comportamento nell'Icd-11 (Classificazione internazionale delle malattie) richiedendo una loro riclassificazione non patologizzante. Ciò poi è effettivamente avvenuto, così come nel Dsm-V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali). «La Dig è difficilmente compresa perché viene spesso confusa con il travestitismo e legata a contesti quali prostituzione o tossicodipendenza». spiega Garofalo. «Il desiderio di cambio di genere non è dettato da una preferenza sessuale ma è una questione di identità e risponde alla domanda: chi sono?». In altre parole, la Dig identifica persone nate in un corpo che non sentono conforme al genere in cui si riconoscono: uomini che si sentono donne e donne che si identificano nel genere maschile. Si stima che siano circa 5mila in Italia le persone in questa condizione. I problemi nell'identità di genere - si è fatto notare - appaiono generalmente già nei primi 5 anni di vita cogliendo i genitori del tutto impreparati, anche solo a considerare e accettare qualcosa che faticano a comprendere. Il piccolo, o la piccola, si troveranno soli a combattere contro le aggressioni dei compagni di giochi e, subito dopo, contro il bullismo a scuola.

«Dopo il compimento della maggiore età la persona con Dig potrà, se avrà maturato questa decisione, avviare il 'processo di transizione' che può essere molto lungo» afferma l'avvocato Gianmarco Negri «e prevede innanzitutto uno o più colloqui con uno psichiatra che deve certificare che la persona rientra nei parametri della Dig. Ottenuto il nulla osta, interviene l'endocrinologo che prescriverà le terapie ormonali», chiaramente differenti in caso di passaggio da uomo a donna (MtF [male to female]) o da donna a uomo (FtM [female to male]). Segue una fase obbligatoria di "real life test" di 10-12 mesi circa, durante i quali la persona deve vivere con i vestiti del genere opposto, scegliere un nome con il quale essere appellata e sperimentare concretamente come si sente nell'identità alla quale sente di appartenere prosegue Negri. «La persona trans dovrà quindi tornare dallo psichiatra e dall'endocrinologo per ottenere le relazioni relative al percorso fino a quel momento compiuto. Per poter realizzare gli interventi (se desiderati e non più obbligatori) e ottenere la rettifica anagrafica, però» sottolinea l'avvocato «la persona trans, avvalendosi di un avvocato, dovrà sottoporre le proprie richieste a un Giudice».

«Il processo di transizione è spesso un momento atteso da anni e carico di grandi aspettative che porta a volere tutto subito e a sottovalutare le implicazioni mediche che il passaggio comporta» osserva Stefania Bonadonna, endocrinologo e coordinatore del gruppo di lavoro Ame sulla Dig. «Il medico opera con la principale indicazione di non nuocere ma gli interventi che consentono la transizione sono "innaturali" e l'organismo non risponde a comando. Qualunque cura o intervento chirurgico ha possibili effetti collaterali tanto più se è mirato a una trasformazione che il corpo umano non prevede e hanno la necessità di tempi che spesso i pazienti non comprendono. La terapia medica è complessa e deve essere personalizzata e questo la rende abbastanza disomogenea». Anche per questo l'Ame ha creato un gruppo di lavoro dedicato alla Dig, con l'obiettivo di favorire la formazione degli operatori promuovendo incontri per supportare e orientare le persone con Dig. «Il gruppo ha anche la finalità di creare una rete endocrinologica esperta sul territorio nazionale, con almeno un centro per regione» afferma la specialista «per poter essere un punto di riferimento per le persone che hanno difficoltà a trovare centri e strutture in grado di proporre interventi appropriati».

A.Z.


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