Cyberbullismo e iperconnessione: i rischi per bambini e adolescenti

30 ottobre 2017

Cyberbullismo e iperconnessione: i rischi per bambini e adolescenti



Cyberbullismo e dipendenza dalla tecnologia tra bambini e adolescenti hanno occupato un posto di primo piano nel sesto Convegno nazionale Simpef (Sindacato medici pediatri di famiglia) recentemente svoltosi a Milano, con i pediatri di famiglia che mettono in guardia i genitori dai rischi legati all'essere sempre connessi.

"Il 98 per cento dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni possiedono uno smartphone. Il 30 per cento ha avuto modo di utilizzarlo già a partire dai 18/24 mesi di età e, tra i ragazzini della fascia 11-13 anni, l'età media di utilizzo della tecnologia informatica è scesa di un anno per quanto riguarda l'uso del primo cellulare, l'accesso a internet e l'apertura del primo profilo social che si aggira intorno ai 9 anni, rispetto a 4-5 anni fa" si legge nel comunicato stampa che ha accompagnato l'evento.

Bulli informatici e ragazzini dipendenti dalla tecnologia


«Il fenomeno di per sé sta nella normale evoluzione delle cose, di certo però deve cambiare lo sguardo dei genitori. Deve cambiare la loro attenzione ai comportamenti dei figli in rete e nella vita reale» afferma Rinaldo Missaglia, segretario generale Simpef, ricordando che la diffusione della tecnologia è un processo normale nella nostra società. «Certo è che oltre ai casi di abuso manifesto, crescono anche quelli di disagio psicologico tra bambini e ragazzi» aggiunge Monica de Angelis, direttore scientifico del dipartimento formazione Simpef.

Un recente rapporto Istat sul bullismo tra bambini e ragazzi "connessi", sottolinea che il 5,9 per cento denuncia di aver subito atti di cyberbullismo, con le ragazze che più frequentemente cadono vittime di tali gesti. «È una forma di bullismo più subdola di quella tradizionale» afferma Giordano Invernizzi, professore ordinario di psichiatria Università degli studi di Milano e presidente centro Mafalda OggiDomani for children and adolescents, ricordando che il cyberbullismo non è mai una violenza diretta o faccia-a-faccia, ma non per questo è meno pericolosa, anzi.

Discorso analogo anche per i rischi connessi alla dipendenza dalla tecnologia, tipica dei millennials, ovvero dei ragazzi nati e cresciuti in un mondo sempre connesso: si va dalla ricerca ossessiva di nuove amicizie in rete, al trascorrere molte ore notturne chattando online con conseguenze non trascurabili per la salute fisica e mentale.

Servono genitori più consapevoli


Un dato emerge chiaro dalle informazioni oggi disponibili su cyberbullismo e dipendenza tecnologica: i genitori spesso sottovalutano o non comprendono fino in fondo i rischi della navigazione in rete e spesso non conoscono realmente la versione "cyber" dei loro figli. Le insidie nascoste nel cyberspazio non sempre sono chiare ai genitori che a volte non si rendono conto che quando si parla di bambini e adolescenti, si parla di persone ancora ingenue che non sempre sanno giudicare la pericolosità e le conseguenze delle loro azioni "virtuali". Come ricordano gli esperti, tra i rischi più significativi ci sono la ricezione di materiale traumatico, video pornografici o spinte verso siti che inneggiano alla violenza o all'autolesionismo. «Secondo Telefono azzurro i casi di adescamento online sono triplicati in 3 anni» ricorda Cinzia Bressi, professore associato di psichiatria Università degli studi di Milano e Vice-presidente centro Mafalda OggiDomani for children and adolescents che poi aggiunge: «Ma ciò che eÌ peggio eÌ la sottovalutazione di queste insidie da parte dei genitori: solo per fare un esempio, un genitore su 2 ritiene improbabile che il proprio bambino, chattando, possa incontrare un pedofilo». «Con questi dati non vogliamo demonizzare la rete, fonte di grandi opportunità se ben utilizzata, ma vogliamo solo accendere i riflettori sui rischi che i ragazzi corrono navigando senza la supervisione e lo sguardo attendo di adulti consapevoli» concludono gli esperti Simpef.

Fonte: SiMPeF

Cristina Ferrario


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