Acido folico: uno scudo contro tanti difetti congeniti

17 febbraio 2017

Acido folico: uno scudo contro tanti difetti congeniti



Una sostanza talmente importante da meritare un Network dedicato istituito dal ministero della Salute (Network italiano promozione acido folico), eppure ancora troppo spesso sottovalutata, tanto che in Italia solo una donna su cinque ne assume dosi adeguate.
«L'acido folico può essere prescritto dal medico a tutte le donne in età fertile che lo possono ricevere gratuitamente: un'ulteriore conferma dell'importanza della molecola» spiega Maria Pia Pisoni, ginecologa responsabile di tutti gli aspetti della gravidanza con spina bifida dell'ospedale Niguarda di Milano , dove è attivo un importante Centro multidisciplinare per la spina bifida e l'idrocefalo. L'esperta, anche consigliere Asbin (Associazione spina bifida e idrocefalo Niguarda) che sostiene economicamente il centro e promuove la prevenzione, ci aiuta a capire meglio il ruolo dell'acido folico per la salute dei nascituri.

Folato, folati o acido folico... Quali sono - se ci sono - le differenze?
«Quando parliamo di queste sostanze è importante innanzitutto spiegare che stiamo parlando di una vitamina del gruppo B, e in particolare della vitamina B9, una molecola molto delicata e che dobbiamo assumere dall'esterno con continuità poiché non siamo in grado di accumularla nell'organismo. Per quanto riguarda i termini acido folico/folato/folati, spesso sono utilizzati come sinonimi, anche se in realtà indicano molecole leggermente differenti dal punto di vista chimico».

Perché l'acido folico è importante?
«In una persona adulta una grave carenza di acido folico determina una anemia chiamata macrocitica, ma carenze modeste possono anche passare inosservate poiché non danno segni visibili. Diverso il discorso per le fasi embrionali. Durante la vita embrionale infatti, soprattutto nelle prime sei settimane di gravidanza, l'embrione ha bisogno di molto acido folico per costruire il Dna delle sue cellule che si duplicano a una velocità molto elevata. In queste prime fasi della vita, una carenza anche non grave di acido folico può impedire la normale embriogenesi e determinare difetti malformativi».

Quali sono i principali difetti legati alla carenza di acido folico?
«I più studiati sono senza dubbio i difetti del tubo neurale, in particolare la spina bifida che determina danni neurologici a carico degli arti inferiori, della vescica e del retto con conseguenti problemi nella minzione, nel movimento. Numerosi studi randomizzati e studi osservazionali hanno dimostrato che la supplementazione giornaliera con acido folico riduce fino al 73 per cento la nascita di bambini con spina bifida. La diagnosi in utero viene fatta con la morfologica, quindi attorno alle 20 settimane di gestazione e in questi casi è fondamentale rivolgersi a un centro specializzato per essere sicuri di ricevere tutte le informazioni più aggiornate e tutti i trattamenti necessari. Infine non bisogna dimenticare che la carenza di acido folico può determinare anche altri problemi al feto come difetti cardiaci congeniti e alcuni difetti renali congeniti».

Quanto sono comuni nella popolazione italiana tali difetti? Chi è a maggior rischio?
«Ogni anno in Italia nascono circa 450 bambini con difetti della chiusura del tubo neurale. Per quanto riguarda le categorie più a rischio si possono ricordare le donne con storia familiare di spina bifida, quelle che assumono farmaci antiepilettici, quelle con problemi di malassorbimento come per esempio la celiachia non curata. Anche l'abuso di alcol e una dieta poco sana possono contribuire ad aumentare il rischio».

L'età della mamma ha un ruolo nel determinare il rischio?
«I dati oggi disponibili suggeriscono che l'età della madre non influenza il rischio».

Chi deve assumere l'acido folico a scopo preventivo?
«Assumere acido folico in gravidanza non basta a prevenire i difetti nel bambino. Per sapere di essere in gravidanza la donna deve avere almeno un ritardo mestruale, passano così le 5-6 settimane nelle quali si determina il danno. Ecco perché è necessario iniziare una gravidanza con una disponibilità di acido folico ottimale, che in altre parole significa assumere acido folico anche in fase pre-concezionale. Resta il fatto che il 50 per cento delle gravidanze non è programmato: una donna che non esclude una gravidanza dovrebbe assumere acido folico in piccoli dosaggi raccomandati (400 microgrammi al giorno). Le donne più a rischio "sciupano" l'acido folico e di conseguenza hanno bisogno di dosaggi molto più alti di acido folico».

Dove si trova la vitamina B9? Basta l'alimentazione come fonte per la prevenzione?
«I termini "folico" e "folato" già ci danno qualche indicazione sulle fonti di questa sostanza: ricordano infatti la "foglia": non è un caso che la sostanza sia presente in tutta la verdura fresca, in particolare nelle verdure a foglia larga come i cavoli. Non dimentichiamo però che la vitamina B9 è delicata e se i cibi sono molto cotti la sua concentrazione si riduce notevolmente. La dieta mediterranea è una dieta buona in termini di acido folico, ma l'integrazione resta importante. In alcuni paesi del mondo (Canada, Usa e Sud America), si è scelta una strategia di supplementazione dei preparati a base di farina che ha portato a una riduzione dell'incidenza di spina bifida. L'Europa ha scelto di non supplementare con acido folico gli alimenti, ma sono disponibili sul mercato anche prodotti di origine extraeuropea supplementati».

Cristina Ferrario



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Tag: Infanzia, Salute femminile

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