Emicrania, nuovi farmaci prossimi all'uso nei pazienti cronici

15 settembre 2017

Emicrania, nuovi farmaci prossimi all'uso nei pazienti cronici



L'emicrania è una forma di cefalea caratterizzata da un dolore martellante che colpisce il 12 per cento degli adulti, il 3 per cento in forma cronica, ed è una delle principali cause di visite negli ambulatori e di perdita di giorni di lavoro. Una nuova classe di medicinali, anticorpi monoclonali, sono stati proposti negli ultimi anni come possibile terapia. A che punto siamo con lo sviluppo e lo studio di questi farmaci e quanto ci vorrà ancora prima di vederli sul mercato?
Dica33 ne ha parlato con Piero Barbanti, Presidente dell'Associazione italiana per la lotta contro le cefalee e responsabile dell'Unità per la cura e la ricerca su cefalea e dolore presso l'Irccs San Raffaele Pisana di Roma, dove già da tempo si occupa di sperimentare queste terapie.

Professore, può presentarci brevemente questa nuova promettente classe di farmaci?
«Questi farmaci sono una vera e propria novità, infatti rappresentano la prima cura preventiva specificamente pensata per l'emicrania, che finora veniva trattata con farmaci presi in prestito da altre patologie, come gli antidepressivi o gli antiepilettici. La ricerca che ha portato questi nuovi farmaci va avanti ormai da una ventina d'anni e si è concentrata su Cgrp, il peptide correlato al gene della calcitonina, che è una piccola molecola formata da una breve catena di 37 aminoacidi. Si tratta di un potente vasodilatatore e neurotrasmettitore, quindi è una sostanza che è in grado di far dilatare i vasi sanguigni e di attivare le vie di trasmissione dello stimolo del dolore. Si suppone che il Cgrp venga liberato in eccesso quando insorge il mal di testa, e che i suoi livelli plasmatici aumentino quando ci si trova in presenza di un attacco di emicrania per poi tornare a concentrazioni normali quando l'attacco trova la sua risoluzione. Tra i nuovi farmaci, i principali che possiamo considerare sono quattro, e agiscono in base a due diversi principi; erenumab neutralizza il Cgrp occupandone il recettore, mentre gli altri tre, eptinezumab, galcanezumab e fremanezumab, vanno a bloccare non il recettore ma il peptide stesso. Gli effetti finali allo scopo del trattamento, in sostanza, sono comunque simili».

Questi farmaci sono ancora in fase di studio? Cosa sappiamo della loro sicurezza e dell'efficacia?
«Questi farmaci sono ancora in sperimentazione, ma siamo ormai a studi di fase III, quelli che precedono la commercializzazione. Un fattore molto importante è che gli studi clinici mostrano senza dubbio che queste sostanze hanno una tollerabilità pari a quella del placebo, quindi in pratica non hanno effetti collaterali, sono completamente sicuri a differenza dei medicinali che usavamo in precedenza, che per esempio potevano causare sonnolenza, astenia e aumento di peso. L'efficacia è stata valutata come notevole. Mettendo in conto anche l'effetto placebo, infatti, il 75 per cento dei soggetti dimezza gli episodi di mal di testa, il 50 per cento riduce gli attacchi del 75 per cento e in nel 15-20 per cento dei pazienti si arriva a zero episodi. Questa risposta completa non era pensabile con i farmaci utilizzati in precedenza. Uno dei vantaggi di questi farmaci è che si tratta di molecole semplici da utilizzare, vengono iniettati sottocute una volta al mese, o più raramente per via endovenosa, e il trattamento va ripetuto per alcuni mesi».

Quando pensa che potrebbero essere messi in commercio?
«Ci si attende una richiesta di registrazione nel 2018, almeno per una delle molecole. Quindi, nei prossimi due anni potremmo aspettarci una commercializzazione».

Quale sarà il costo di questi farmaci, e per quali categorie di pazienti saranno disponibili?
«Il costo ancora non è ufficialmente noto, ma possiamo ipotizzare che sarà piuttosto alto, nell'ordine di qualche migliaio di euro per una terapia annuale, come per altre molecole biologiche. Dato questo costo importante, all'inizio i farmaci saranno destinato sicuramente solo a centri specialistici e saranno riservati ai pazienti con emicrania cronica, cioè con almeno 15 giorni al mese di mal di testa, da almeno 3 mesi consecutivi».

Susanna Guzzetti


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