La parola è come un farmaco: usiamola con cura

14 novembre 2014
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La parola è come un farmaco: usiamola con cura



medico paziente dialogo


Produce benefici ed effetti collaterali. Alla stessa stregua di un farmaco. In medicina la parola aiuta a curare e va recuperata soprattutto in un'epoca in cui le tecnologie rischiano di prendere il sopravvento. Questo, in sintesi, il messaggio che scaturisce dall'incontro Le parole sono farmaci organizzato nei giorni scorsi a Milano dall'Associazione Peripato in collaborazione con Pfizer.

«La letteratura scientifica ci riporta studi interessanti sull'importanza clinica dell'ascolto» dice Edoardo Rosati, medico e giornalista. «Una recente analisi sul British medical journal sottolinea come basterebbero 2 minuti di racconto libero da parte del paziente per consentire una corretta anamnesi e centrare poi la diagnosi conseguente. Eppure, da un'altra ricerca pubblicata su Jama emerge come il medico interrompa generalmente il racconto del paziente dopo soli 22 secondi».

Peripato nasce proprio con l'obiettivo di "riavvicinare la cultura umanistica alla medicina in chiave moderna, aiutando a ricongiungere la medicina all'uomo, superando barriere costruite in decenni di rapidissima evoluzione delle cure e delle tecnologie disgiunte da una cultura che si è persa su un binario ormai troppo lontano e separato".

Così Sergio Harari, pneumologo e presidente di Peripato: «La sfida di questa iniziativa è quella di riflettere su come umanizzare la medicina attraverso il recupero terapeutico della parola e la promozione di un ascolto attivo, che coinvolga sia il medico sia il paziente».

Siddhartha Mukherjee, nel libro L'imperatore del male, vincitore del premio Pulitzer 2011, descrive tanti aspetti della medicina e del rapporto medico-paziente. In uno di questi passaggi scrive: "La medicina comincia con un racconto. I pazienti raccontano storie per descrivere una malattia, i dottori raccontano storie per comprenderle. La scienza racconta la propria storia per spiegare la malattia".

«Forse» conclude Harari «ci siamo dimenticati di tutto questo, forse ci siamo persi per strada un pezzo del significato della medicina».


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