Sicurezza in bici: il caschetto fa la differenza

16 ottobre 2015
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Sicurezza in bici: il caschetto fa la differenza



bici caschetto


La probabilità di danno cerebrale grave in seguito a un incidente in bicicletta si riduce del 59 per cento, quella di andare incontro a un trauma mortale del 61 per cento e quella di subire fratture facciali del 26 per cento. Il tutto grazie a un semplice caschetto che si acquista per poche decine di euro. Questi numeri, presentati nel corso del meeting dell'American college of surgeons di Chicago, potrebbero essere sufficienti a convincere molti ciclisti a indossare il caschetto durante le loro escursioni.

«Sappiamo per certo che indossare il casco quando si usano le due ruote previene ferite con sanguinamento della testa in caso di incidente, ma ora ci chiediamo se, in caso di una ferita di quel genere, il casco possa davvero fare la differenza» dice Ansab Haider dell'Università dell'Arizona e co-autore dello studio, ricordando che i dati non sono ancora stati pubblicati su una rivista e per questa ragione devono essere considerati preliminari. E in base ai dati ricavati dalle cartelle cliniche di oltre 6.200 persone cui era stato diagnosticato un trauma cranico dopo un incidente in bici, la risposta è affermativa: ben tre quarti delle persone con trauma cranico erano infatti senza casco al momento dell'incidente.

«I risultati della ricerca dimostrano l'importanza di mettere in campo iniziative per promuovere l'utilizzo del caschetto quando si pedala, la creazione di nuovi e più sicuri modelli di casco e, se necessario, anche di regole più restrittive» dicono gli autori ricordando poi i numeri dell'uso del casco tra i ciclisti: i dati peggiori si rilevano tra i ciclisti tra i 10 e i 20 anni di età, poi le percentuali di utilizzo salgono con l'aumentare degli anni fino ai 70, quando i numeri cominciano di nuovo a scendere. «E le donne sono in genere più virtuose degli uomini» aggiungono i ricercatori statunitensi.

«Uno dei prossimi obiettivi è la costruzione di caschi per la bici che davvero facciano la differenza e possano garantire assoluta sicurezza a chi usa le due ruote, in particolare ai ragazzi giovani, per poi passare a politiche nazionali ad hoc» conclude Bellal Joseph, principale autore dello studio.


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