Cancro: con la crisi economica diminuite cure efficaci e diagnosi precoci

10 giugno 2016
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Cancro: con la crisi economica diminuite cure efficaci e diagnosi precoci



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La crisi economica pesa anche sulla salute ed è associata a un aumento del numero dei decessi legati a problemi oncologici. Lo sostengono dalle pagine della rivista The Lancet, i ricercatori guidati da Mahiben Maruthappu dell'Imperial college di Londra, Regno Unito, autori di uno studio che ha esaminato l'impatto sulla salute della crisi economica del 2008, coinvolgendo nella ricerca 75 paesi a reddito medio e alto, per un totale di oltre 2 miliardi di persone.

«Il cancro è una delle principali cause di morte nel mondo e comprendere come i cambiamenti economici possano influenzare la sopravvivenza dei pazienti oncologici è di importanza cruciale» esordisce l'autore. Assieme ai colleghi, il ricercatore ha analizzato i dati relativi ad alcuni tumori definiti "curabili" (ovvero con tassi di sopravvivenza superiori al 50 per cento a 5 anni) come il tumore al seno nelle donne, quello alla prostata negli uomini e quello al colon-retto per uomini e donne.

L'attenzione degli autori si è anche concentrata su alcuni tumori definiti "non curabili" (sopravvivenza a 5 anni inferiore al 10 per cento) come quello al polmone e al pancreas. E a conti fatti l'analisi ha dimostrato che la disoccupazione e i tagli alla spesa sanitaria sono associati a un aumento dei decessi per cause oncologiche a partire dal 2010.
In pratica le persone non riescono a curarsi in modo efficace e ad ottenere diagnosi precoci.

«Molti di questi decessi riguardano paesi europei» spiega l'autore, ricordando che dove è in vigore una copertura sanitaria universale - per esempio in Italia - gli effetti negativi della crisi economica si sentono meno. «La presenza di una copertura sanitaria universale è positiva soprattutto nel caso di tumori "curabili"» aggiunge Maruthappu,ricordando che lo studio non dimostra un rapporto causa-effetto tra crisi economica e aumento dei decessi oncologici, ma solo un'associazione.

«In molti paesi, ma purtroppo non in tutti, la copertura sanitaria universale rappresenta un importante investimento» commentano Graham Colditz della Washington university school of medicine di St. Louis e Karen Emmons del Kaiser foundation research institute di Oakland. «Un investimento che viene ripagato molto presto in termini economici e di salute» concludono.



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