Yes man: meglio disinnescare la dipendenza emotiva

26 ottobre 2016

"Yes man": meglio disinnescare la dipendenza emotiva



Yes man: meglio disinnescare la dipendenza emotiva


Come mai permettiamo agli altri di condizionarci? Capita di subire, di essere complice di persone e situazioni alle quali non sappiamo dire di no e spesso i motivi sono difficili da comprendere. La moglie che si lamenta da sempre del marito che è pigro e la tratta male, ma rimane lì senza dirgli con assertività che non è felice di quel modo di fare.

Casa, lavoro, famiglia, società, tutti ambiti che se mal gestiti rendono la vita un vero inferno in cui si passano le giornate a sopravvivere anziché assaporare ciò che di buono di potrebbe realizzare, anche nei piccoli gesti. Tutta colpa degli altri? No, in quanto non esiste una vera vittima e neppure un vero carnefice, ma spesso si è vittima solo delle proprie paure. Quanto ai rapporti di amicizia e di coppia, è bene disinnescare la dipendenza emotiva che spinge a non saper mai dire di no e trasformare i sentimenti malsani che non aiutano a crescere e a sviluppare la propria personalità e i propri talenti.

Una situazione tipo è quella di un'amica molto insistente che ci impone delle attività che a noi non interessano. Di solito tendiamo ad accontentarla per non mettere a rischio il rapporto. Diciamo di sì ma psicologicamente ci sentiamo bloccati, fermi in uno schema che si ripete in loop da una vita. Rabbia, litigi e attimi di sfogo con altri amici e confidenti danno poi la "forza" di proseguire con l'attività indigesta e con il prossimo "Sì, signore".

A proposito di lavoro e progetti di vita, lo sguardo va subito ai campioni dello sport che sposano la filosofia del no, come del resto ha sempre predicato Steve Jobs con la sua frase storica Focusing is about saying No (in pratica, per mettere a fuoco un obiettivo è fondamentale dire no). Secondo la tesi di Lorenzo Paoli, esperto di strategie per l'efficienza mentale, emozionale e comportamentale, una competenza fondamentale per vincere in un gioco, è sapere dire di no a tutti gli altri giochi. Cosa sarebbe accaduto se Valentino Rossi si fosse allenato contemporaneamente in cinque sport? Oggi nessuno saprebbe chi è. Valentino Rossi ha rinunciato a un'enorme quantità di cose, si legge in un suo scritto. Spesso non riusciamo a raggiungere degli obiettivi perché questi ci chiedono il focus che deriva dall'abbandonare tantissime altre strade. E noi odiamo abbandonare. Sarebbe come perdere, e invece è l'inizio della vittoria. E dello stare bene.

Abbiamo perso però la capacità di dire no e soprattutto, di dire no agli altri e a impegni che diamo per scontati ma che in realtà si possono eliminare. Fin da bambini impariamo le norme del mondo attorno a noi, ma se queste regole si fanno troppo assordanti, ecco che non riusciamo a sviluppare la nostra unicità e da adulti diventiamo timorosi del giudizio degli altri, del pensiero della collettività, dei luoghi comuni e di convenzioni che alla lunga fanno male alla salute. Rabbia che esplode all'improvviso, come dicevamo, ma anche eruzioni cutanee su viso, collo e braccia, come spiegano i dermatologi, e disturbi del sonno.

Uscire dal guscio e dire di no, non deve essere un clamoroso passo indietro nell'individualismo, ma un susseguirsi di piccole azioni da mettere in atto soprattutto in segreto, senza dare spiegazioni a chi abbiamo intorno. Imparare a dire di no è importante per mantenere il nostro equilibrio emotivo. La vita ci apre continuamente nuove possibilità che possiamo cogliere, ci tenta con opportunità che a volte non sono le più adatte a noi. In questi casi, dire di no vuol dire essere in grado di rimanere sul percorso che abbiamo scelto, concentrati sui nostri obiettivi, afferma la psicologa Jennifer Delgado Surez.

Maria Elena Capitanio

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