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Occhi sbarrati dopo un caffè? Forse è questione di Dna

Occhi sbarrati dopo un caffè? Forse è questione di DnaC'è chi resta sveglio per ore dopo aver bevuto una tazza di caffè nel tardo pomeriggio e chi al contrario può bere un caffè doppio e subito dopo dormire sonni profondi. Colpa o merito del Dna secondo uno studio da poco pubblicato sulla rivista Human Molecular Genetics, prima autrice Marilyn Cornelis, del dipartimento di medicina preventiva alla Northwestern University feinberg school of medicine di Chicago.

«La caffeina è la sostanza psico-attiva più ampiamente consumata al mondo e viene metabolizzata diversamente nei vari individui» esordisce l'esperta, precisando che tali differenze possono modificare i potenziali effetti positivi o negativi della caffeina sulla salute.

In un precedente lavoro, Cornelis e colleghi avevano notato la presenza di associazioni tra particolari varianti nel patrimonio genetico individuale e consumo di caffè e con la ricerca più recente hanno deciso di verificare l'esistenza di un'associazione tra queste varianti e il metabolismo della caffeina.

«Nella nostra analisi abbiamo puntato l'attenzione sui livelli plasmatici di caffeina e di alcune sostanze ad essa legate come paraxantina, teobromina e teofillina» dicono gli autori, che hanno coinvolto nello studio circa 10mila persone di origine europea da 6 studi di popolazione.
E a conti fatti i dati hanno dimostrato che esiste un'associazione tra Dna e capacità d metabolizzare la caffeina. Per esempio alcune varianti legate a bassi livelli di sostanze chimiche derivate dalla caffeina - indicativi di un metabolismo della caffeina più rapido - sono le stesse precedentemente associate ad alti consumi di caffè.

E dallo studio è emersa anche una nuova informazione e potenzialmente interessante dal punto di vista medico: uno dei geni legati al metabolismo della caffeina ha un ruolo anche nel metabolismo di lipidi e glucosio. «Nel complesso lo studio ci ha permesso di identificare fattori genetici che contribuiscono alle differenze nel metabolismo della caffeina» afferma l'autrice che poi conclude: «E non bisogna sottovalutare il fatto che le proteine derivate dei geni identificati hanno funzioni cliniche importanti che vanno ben oltre il metabolismo della caffeina».


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