Le tracce chimiche sugli smartphone parlano di noi

15 dicembre 2016

Le tracce chimiche sugli smartphone parlano di noi



Le tracce chimiche sugli smartphone parlano di noi


Quasi meglio delle impronte digitali per fornire un profilo completo di chi lo possiede. È lo smartphone, un oggetto inevitabilmente ricoperto di "tracce chimiche" lasciate da chi lo utilizza e che ne svelano abitudini e stile di vita.

«Ogni volta che utilizziamo lo smartphone lasciamo su di esso una serie di tracce personali fatte di germi, molecole e sostanze chimiche che sono diverse per ciascuno di noi» esordisce Pieter Dorrestein, professore alla University of California, San Diego School of Medicine e alla School of Pharmacy and Pharmaceutical Sciences.
Assieme ai colleghi, Dorrestein ha recentemente analizzato proprio queste tracce per comprendere il loro potenziale utilizzo per risalire all'identità del proprietario dell'oggetto analizzato.

«In effetti le informazioni racchiuse in queste molecole sono davvero molte e possono descrivere nel dettaglio lo stile di vita di una persona» prosegue il coordinatore dello studio da poco pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Lo dimostrano i risultati raggiunti: raccogliendo 4 campioni in diverse aree di 39 smartphone appartenenti a persone adulte sane gli autori della ricerca sono riusciti a delineare il "profilo" di ciascun proprietario. «Si può capire se il proprietario è maschio o femmina, se ama i cibi speziati, quali prodotti per l'igiene e la cura personale utilizza e quali farmaci assume e molto altro ancora» spiega Amina Bouslimani, prima autrice della ricerca che poi prosegue: «E con la stessa tecnica possiamo anche stabilire se la persona trascorre molto tempo all'aria aperta, arrivando anche a determinare quali sono i luoghi che frequenta».

Come ricordano gli autori, analizzare le tracce chimiche presenti sugli oggetti rappresenta una strategia potenzialmente molto utile per le indagini di polizia o per altre situazioni in cui serve identificare una persona anche se non sono così precise come le impronte digitali o il Dna. «Riusciamo a ottenere informazioni dettagliate, ma che comunque non ci permettono di risalire all'identità di un singolo e specifico individuo» conclude Boulismani.

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