Bambini più attivi, bimbi meno depressi

28 febbraio 2017

Bambini più attivi, bimbi meno depressi



Gli esperti si uniscono al coro dei genitori e dei nonni che incitano i bambini a uscire a giocare, sottolineando che l'abitudine al movimento aiuta i piccoli a rimanere in forma dal punto di vista fisico, ma li protegge anche sotto l'aspetto mentale, contrastando la depressione. È quanto emerge da uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Pediatrics dai ricercatori guidati da Tonje Zahl, della Norwegian university of science and technology di Trondheim che per giungere alle loro conclusioni hanno analizzato i dati di circa 700 bambini norvegesi di 6 anni di età seguiti poi in due successivi controlli di follow-up a 8 e 10 anni.

«L'esercizio fisico moderato-vigoroso riduce la probabilità di depressione negli adulti e negli adolescenti» afferma l'autrice precisando che i dati sui bambini sono invece molto meno numerosi. «Oggi è chiaro che la depressione non è solo una patologia da adulti, ma colpisce anche i bambini più piccoli che in molti casi rispondono solo parzialmente ai trattamenti disponibili» continua Zahl, spiegando che proprio per questa ragione è importante cercare nuove strategie efficaci nei piccoli pazienti.

Come ricordano gli autori, studi precedenti hanno suggerito una potenziale associazione tra esercizio fisico e riduzione della depressione sul breve periodo, ma data la natura altalenante del disturbo è fondamentale stabilire l'efficacia preventiva del movimento anche a lungo termine.

Nella loro analisi, Zahl e colleghi hanno misurato grazie a un accelerometro il livello di attività fisica e il tempo trascorso in modo sedentario dai bambini coinvolti nello studio e hanno valutato il grado di depressione attraverso questionari strutturati e approvati. E così facendo hanno scoperto che i bimbi che svolgevano regolarmente attività fisica da moderata a vigorosa avevano meno probabilità di sviluppare depressione nei quattro anni analizzati. «Questi dati suggeriscono che l'attività fisica potrebbe essere utilizzata come metodo complementare per prevenire e trattare la depressione nei bambini» concludono gli autori.

Fonte: Pediatrics. 2017. doi: 10.1542/peds.2016-1711



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