Ipertensione: fattori di rischio, sintomi e cure. Ecco i consigli dell’esperto

03 marzo 2017

Ipertensione: fattori di rischio, sintomi e cure. Ecco i consigli dell'esperto





Il 30 per cento delle persone adulte soffre di ipertensione. Ma cos'è la pressione sanguigna, e a cosa serve? Quali rischi si corrono quando si alza troppo? E come intervenire?

Abbiamo fatto un po' di chiarezza in diretta Facebook lo scorso 1 marzo 2017 con Roberto Meazza, dell'Università di Milano, Responsabile Day Service Ipertensione, Centro Ipertensione Ospedale Maggiore Policlinico, Milano.

Professor Meazza, che cosa si intende per pressione del sangue? Qual è il suo ruolo? Perché il sangue ha una pressione?
«La pressione ha una funzione vitale: permette infatti al sangue di arrivare a tutti gli organi che deve andare a irrorare. E lo fa, adattandosi a tutte le situazioni della vita quotidiana, variando da momento a momento. Per fare un esempio: una persona tranquilla sdraiata sul letto avrà una certa pressione, ma se di colpo si dovrà alzare, nel suo organismo verrà messa in atto tutta una serie di cambiamenti pressori che permetterà al soggetto in questione di mettersi in moto senza nessun problema, e senza che neanche se ne accorga.

Tutti sono abituati ai termini "minima" e "massima" quando si parla di pressione. Che cosa si intende?
Quando il cuore si contrae la pressione è massima (pressione sistolica). Quando invece il cuore si trova in fase di riposo tra un battito e l'altro, la pressione viene definita minima o diastolica.

E in una situazione normale quali sono i valori di riferimento della minima e della massima?
«Un individuo a riposo deve avere una pressione entro i 140 di massima ed entro i 90 di minima. Ovviamente ci saranno dei momenti in cui la pressione si alzerà naturalmente, - come durante un'attività fisica importante -, senza provocare alcun danno. Il pericolo si presenta nel momento in cui i valori indicati vengono superati in maniera costante nel tempo, in tal caso si può andare incontro a un deterioramento precoce degli organi».

Può dare un'idea di quante persone in Italia soffrono di pressione alta?
«In Italia circa il 30 per cento della popolazione soffre di ipertensione»

È più frequente tra le donne o tra gli uomini?
«Direi che anche la pressione alta presente in egual misura, anche se bisogna fare un distinguo per età: le donne hanno un controllo pressorio migliore negli anni della fertilità rispetto agli uomini, ma i dati si allineano nel momento della menopausa».

Quali sono i principali elementi che possono portare a una situazione di cronicità della pressione alta?
«L'ipertensione è detta malattia multifattoriale, perché sono diverse le cause che portano a una "sfasamento" del controllo pressorio, per cui l'iperteso devia con una pressione più verso l'alto a un certo punto della sua vita. Qualche esempio:
  • Un problema di meccanica dei fluidi, per cui si tenderà a trattenere liquidi
  • Un'alta frequenza cardiaca, con aumento del tono del sistema nervoso che regola la circolazione
  • Vasocostrizione periferica

È più pericoloso avere la minima o la massima alta?
«Sia la minima che la massima sono pericolose se troppe alte. Entrambe vanno tenute sotto controllo, anche se si ha alta una sola delle due».

Quanto conta la familiarità nella comparsa dell'ipertensione?
«La familiarità conta, ed è uno di quei fattori di rischio immodificabile presente nei nostri geni, che ci dà una predisposizione a diventare ipertesi nel corso della nostra vita».

Come si effettua diagnosi di ipertensione?
«La diagnosi viene fatta dal medico semplicemente misurando la pressione, seguendo una serie di regole per non rischiare di fare l'errore di etichettare per la vita un paziente come iperteso solo perché si è sbagliato il momento o il tipo di misurazione. Bisogna quindi utilizzare un'apparecchiatura corretta, fare più misurazioni (un'unica misurazione non è sufficiente), e essere sicuri di misurare la pressione in una situazione basale: cioè quando il paziente è rilassato, non in una situazione di tensione emotiva, che non abbia fatto una corsa, non abbia bevuto sostanze nervine come caffè o altre bevande contenenti caffeina nel tempo prima della misurazione.
Un'attenzione particolare deve essere data alla famosa "ipertensione da camice bianco", la condizione per cui un paziente ha una pressione oltre la norma se viene misurata da un medico o da un farmacista. Di fronte a una situazione del genere il medico dovrà effettuare tutta una serie di altre indagini per capire se c'è una vera ipertensione oppure no».

Un esempio può essere l'holter pressorio: di cosa si tratta?
«È un monitoraggio della pressione sulle 24 ore tramite un'apparecchiatura non invasiva, come il bracciale del misuratore della pressione, lo sfigmomanometro. La misurazione viene effettuata a determinati intervalli di tempo, in genere ogni 15 minuti di giorno e ogni 30 minuti durante la notte.
Queste misurazioni continuative per tutte le 24 ore permettono di togliere l'effetto ansia da camice bianco e di vedere come si comporta la pressione durante il giorno e durante il sonno.
L'holter però non deve sostituire il monitoraggio della pressione che si può effettuare autonomamente o andando dal medico»

Qualche consiglio su come misurare la pressione a casa?
«Innanzitutto bisogna acquistare un apparecchio elettronico validato, rimanendo su un prezzo medio: non è necessario che abbia troppe peculiarità, ma non deve essere neanche un apparecchio di plastica con un prezzo troppo basso.
Bisogna mettersi in una stanza da soli, in totale tranquillità, in posizione comoda, meglio se sdraiati. Bisogna fare tre misurazione a distanza di un minuto l'una dall'altra, e poi fare una media della seconda e della terza.
Il momento ideale è al tramonto tra le 18 e le 20, prima di cena, perché il valore corrisponde alla media delle 24 ore del monitoraggio holter».

Cosa succede se la pressione si alza?
«Con una pressione elevata per lungo tempo, senza una cura adeguata, si rischia il cosiddetto danno d'organo. Gli organi nobili che possono essere danneggiati sono il cuore, i vasi, il cervello e i reni: questi hanno un sistema di protezione a breve termine, ma con una pressione alta per settimane o mesi, gli organi devono "difendersi" e mettere in atto delle risposte, pertanto il cuore diventerà un po' più ipertrofico, cioè aumenterà il suo spessore, e i reni e i vasi diventeranno un po' più sclerotici e meno elastici».

Per questo quando ci viene diagnosticata l'ipertensione ci viene prescritta una serie di esami per verificare eventuali danni agli organi? Possiamo accennare ai principali?
«Per il cuore un ecocardiogramma per vedere se la massa del ventricolo sinistro è aumentato. Sui vasi si fa l'ecodoppler dei tronchi sovraortici, per vedere come stanno le carotidi, ovvero i vasi arteriosi che portano il sangue al cervello.
Poi si può vedere se ci sono già stati danni a livello dei tessuti cerebrali con una Tac cerebrale, e infine si può fare un'analisi del sangue per vedere la funzionalità renale.
Infine, un esame importantissimo è la microalbuminuria nelle 24 ore, per vedere se c'è il danno d'organo ai reni, e si effettua con un'analisi delle urine».

L'ipertensione dà sintomi?
«Purtroppo spesso no, un individuo può essere iperteso, avere la pressione alta da tempo e non saperlo».

Esiste la possibilità di tenere sotto controllo la pressione correggendo alcuni stili di vita?
«Sì: è necessario aumentare l'attività fisica, perdere peso e avere un'attenzione particolare all'alimentazione».

Dal punto di vista nutrizionale quali sono i principali consigli che date voi ai pazienti? Ad esempio per quanto riguarda il sale...
«Dovremmo mangiare un quantitativo molto limitato di sale, l'American Heart Association parla di cinque grammi di sale al giorno tra sale aggiunto e quello già presente negli alimenti stessi (soprattutto nelle carni, salumi, formaggi e tutti gli alimenti in scatola».

Entriamo nel capitolo farmaci. Quali sono le terapie a disposizione? Esiste una terapia valida per tutti?
«I farmaci a disposizione sono tantissimi, e questo è molto positivo perché la terapia va ritagliata come un abito sartoriale su ogni singolo paziente. Più andiamo vicino al bersaglio con il farmaco, e meno farmaco e meno fastidio diamo al nostro paziente. Vediamo qualche esempio:
  • se un paziente è un sodiosensibile e mangia tanto sale gli toglieremo il sale dalla dieta e gli daremo un diuretico. Tutta la famiglia dei diuretici soprattutto i diuretici tiazidici sono quelli abbassano la pressione togliendo un po' di liquido al volume della circolazione.
  • C'è poi la famiglia dei vasodilatatori, come i calcioantagonisti o gli alfa agonisti , che abbassano le resistenze dei vasi sanguigni riducendo di conseguenza la pressione. Si utilizzano per esempio nelle persone anziane dove i vasi sono un po' meno elastici.
  • Altri farmaci sono i betabloccanti, che agiscono diminuendo la frequenza cardiaca. Sono usati anche nel post infarto e che proteggono il cuore determinare una riduzione dell'influenza del sistema nervoso sul cuore.
  • Poi c'è tutto il capitolo dei farmaci che agiscono sul sistema renina angiotensina aldosterone (che controlla la pressione) togliendo di mezzo un enzima, l'angiotensina, che aumenta la pressione. Sono gli ace-inibitori e inibitori dell'angiotensina II (o sartani)».
Devo curarmi per tutta la vita?
«La risposta è sì, a meno che non sia stata fatta un'errata diagnosi di ipertensione. È difficile che un iperteso ben diagnosticato non sia un iperteso cronico».

Le sono capitati dei casi in cui delle persone sono riuscite a riportare la pressione a livelli normali semplicemente correggendo gli stili di vita?
«Certamente, soprattutto in pazienti giovani con un'ipertensione non così tanto elevata. Se si riesce è meglio posticipare l'inizio di assunzione del farmaco, ma quando diventa necessario non c'è nulla che possa sostituirlo».

Ultima domanda sulla pressione bassa: è ugualmente pericolosa?
«La pressione bassa non è un fattore di rischio. Il problema è che si può vivere male a causa di sintomi quali stanchezza e debolezza. Il consiglio è di evitare farmaci come le gocce di simpatico-mimetici, che aumentano la pressione aumentando la frequenza cardiaca e le resistenze periferiche, perché alla lunga possono essere dannosi. Il consiglio più semplice per chi ha la pressione bassa, soprattutto d'estate, è bere molto, soprattutto tè preparato a casa che contiene sostanze vasoattive, con effetto meno rapido del caffè, ma più duraturo».

Per vedere l'intervista a cura del Direttore editoriale di Dica33, Nicola Miglino, clicca qui.


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