Insidie dal web: i filtri sui contenuti non sono sufficienti per proteggere i ragazzi

19 aprile 2017
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Insidie dal web: i filtri sui contenuti non sono sufficienti per proteggere i ragazzi



Non è raro che un genitore si preoccupi dei pericoli che la rete può rappresentare per i propri figli e stando ai dati più recenti tali preoccupazioni sono tutt'altro che ingiustificate, dal momento che nemmeno i filtri sui contenuti sembrano proteggere davvero i ragazzi.

«In Gran Bretagna, dal 2000 al 2015 le ore settimanali trascorse online dai ragazzi di età compresa tra 12 e 15 anni sono passate da 8 a circa 19» esordisce Andrew Przybylski, dell'Oxford internet institute e autore di una ricerca appena pubblicata sulla rivista Journal of pediatrics.
Come ricordano gli autori, tante ore trascorse in rete espongono senza dubbio gli adolescenti al rischio di esperienze negative o comunque destabilizzanti - dal bullismo alle avances di tipo sessuale, alle truffe - e per questa ragione molte compagnie si sono attrezzate per fornire, assieme al collegamento, anche una serie di filtri che permettono di limitare l'accesso a siti web o contenuti indesiderati.

«Abbiamo condotto il nostro studio per capire se questi filtri, sempre più sofisticati, sono davvero in grado di proteggere i ragazzi» dice l'esperto che con i colleghi ha condotto circa mille interviste nelle case di 515 teenager di età compresa tra 12 e 15 anni. Anche i genitori sono stati coinvolti nello studio, in particolare con domande legate all'utilizzo e alla conoscenza dei filtri da applicare ai contenuti online.

«I dati dell'analisi ci fanno dubitare dell'efficacia di questi strumenti di protezione» afferma Przybylski ricordando che circa un adolescente su sei (14 per cento) tra quelli intervistati ha dichiarato di aver avuto almeno un'esperienza negativa in rete nell'anno precedente che consideravano significativa e includeva contatti da sconosciuti che volevano diventare loro amici, ma anche contatti di natura sessuale che li avevano messi a disagio o video e commenti che li avevano spaventati.

Per quanto riguarda i genitori, gli autori sottolineano che il 24 per cento di loro non era a conoscenza dell'esistenza di tali filtri e circa un terzo del totale li utilizzava. «A conti fatti però non sono state osservate differenze in termini di "protezione" dei ragazzi con e senza filtri per il web» spiegano i ricercatori, che poi aggiungono: «Questi sistemi sono piuttosto sofisticati, ma spesso i ragazzi sono molto abili e riescono a evitare i blocchi».
Inoltre va detto che, se non utilizzati correttamente, tali filtri potrebbero anche impedire ai teenager di informarsi su argomenti importanti come fumo, alcol e droghe. «La strategia vincente per garantire una navigazione sicura sul web deve puntare sull'educazione dei ragazzi a un uso attento e consapevole e non su blocchi o filtri» concludono.

Fonte: J Pediatr. 2017 Mar 10. pii: S0022-3476(17)30173-7. doi: 10.1016/j.jpeds.2017.01.063


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