Essere attivi aiuta il cuore: nasce iniziativa a sostegno dell’attività fisica

10 ottobre 2017
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Essere attivi aiuta il cuore: nasce iniziativa a sostegno dell'attività fisica



Prevenire le malattie del cuore si può, anche con una regolare attività fisica. A ribadirlo, un gruppo di esperti riuniti a Milano per la presentazione dell'iniziativa "La prevenzione cardiovascolare sCorre in Italia", promossa da Boehringer Ingelheim.
Il progetto vuole favorire la cultura della prevenzione cardiovascolare attraverso il movimento e uno stile di vita sano e consiste nel premiare e finanziare progetti di Ospedali, enti, istituzioni, cittadini che ruotino intorno al tema dell'attività fisica. I progetti sono 41 ed è possibile, sino a inizio dicembre, analizzarli e votarli, per l'assegnazione finale, sul sito Laprevenzionescorre.it.

«I fattori di rischio cardiovascolare sono moltissimi e di alcuni siamo direttamente responsabili, poiché possiamo intervenire su di essi eliminandoli o modificandoli: si tratta della pressione arteriosa alta, del fumo di tabacco, dell'alimentazione eccessiva o inadeguata, dell'eccesso di peso corporeo e della ridotta attività fisica» spiega Dario Manfellotto, direttore Dipartimento discipline mediche e Uoc di Medicina interna, Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli-Isola Tiberina, Roma.

Così Stefano Urbinati, Direttore dell'Uoc di Cardiologia, Ospedale Bellaria Azienda Usl di Bologna: «Il beneficio dell'attività fisica è spiegabile per un 40 per cento dal miglior controllo dei fattori di rischio e per un 60 per cento come conseguenza di benefici peculiari prodotti dall'esercizio stesso sull'apparato cardiovascolare, riconducibili alla riduzione dello stress ossidativo e a un'azione anti-infiammatoria, con un effetto protettivo nei confronti della disfunzione endoteliale, che spesso costituisce il fattore scatenante di un evento cardiovascolare acuto».
Cruciale anche la dieta, in particolare per chi soffre di diabete, che ha un rischio 2-3 volte maggiore rispetto agli altri di incorrere in una patologia cardiovascolare. «L'insulino-resistenza, fattore caratteristico della malattia, impedisce infatti un corretto uso del glucosio da parte di tutti i muscoli del corpo, cuore compreso» dice Francesco Giorgino, docente di Endocrinologia e Malattie del metabolismo, all'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro".

«L'organismo comincia così a cercare un'energia alternativa da cui attingere e la trova negli acidi grassi, sostanze presenti in abbondanza soprattutto in chi è in sovrappeso o obeso. Questi, però, nel tempo affaticano il cuore».


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