Epirubicina Hikma 2 mg/ml soluz. iniett. 1 flac. 5 ml

Ultimo aggiornamento: 12 gennaio 2018
Farmaci - Epirubicina Hikma

Epirubicina Hikma 2 mg/ml soluz. iniett. 1 flac. 5 ml




INDICE SCHEDA




INFORMAZIONI GENERALI



AZIENDA

Hikma Pharmaceutica S.A.

MARCHIO

Epirubicina Hikma

CONFEZIONE

2 mg/ml soluz. iniett. 1 flac. 5 ml

ALTRE CONFEZIONI DI EPIRUBICINA HIKMA DISPONIBILI


PRINCIPIO ATTIVO

epirubicina cloridrato

FORMA FARMACEUTICA

soluzione (uso interno)

GRUPPO TERAPEUTICO

Antineoplastici antibiotici citotossici

CLASSE

H

RICETTA

medicinale soggetto a prescrizione medica limitativa, utilizzabile esclusivamente in ambiente ospedaliero o in struttura ad esso assimilabile - vietata la vendita al pubblico

SCADENZA

36 mesi

PREZZO

19,66 €


INDICAZIONI TERAPEUTICHE




A cosa serve Epirubicina Hikma 2 mg/ml soluz. iniett. 1 flac. 5 ml

Epirubicina viene usata nel trattamento di una gamma di malattie neoplastiche tra cui:

  • Carcinoma della mammella
  • Carcinoma avanzato delle ovaie
  • Carcinoma gastrico
  • Carcinoma del polmone a piccole cellule
Quando somministrata per via endovescicale, epirubicina ha dimostrato di essere vantaggiosa nel trattamento del:

  • Carcinoma della vescica a cellule papillari transizionali
  • Carcinoma-in-situ
  • Profilassi intravescicale delle recidive del carcinoma superficiale della vescica dopo intervento di resezione transuretrale.



CONTROINDICAZIONI




Quando non dev'essere usato Epirubicina Hikma 2 mg/ml soluz. iniett. 1 flac. 5 ml

Epirubicina è controindicata:

  • nei pazienti che hanno mostrato ipersensibilità all'epirubicina o a uno qualsiasi degli eccipienti, e/o alle altre antracicline o agli antracenedioni.
  • in allattamento
Per l'uso endovenoso, l'epirubicina è controindicata nei:

  • Pazienti con persistente mielodepressione o mielosoppressione indotta da precedenti trattamenti con altri agenti antineoplastici o radioterapia.
  • Pazienti con grave compromissione epatica
  • Pazienti già trattati con dosi cumulative massime di epirubicina e/o altre antracicline (doxorubicina o daunorubicina) e di antracenedioni .
  • Pazienti con compromissione cardiaca in atto o pregressiva quali ad esempio quelli con grave aritmia, grave insufficienza del miocardio, infarto del miocardio recente, miocardiopatia e pazienti con angina pectoris instabile
  • Pazienti con infezioni sistemiche acute.
Epirubicina è controindicata per somministrazione endovescicale nei:

  • Pazienti con infezioni delle vie urinarie
  • Pazienti con tumori invasivi penetrati in vescica
  • Pazienti con problemi di cateterizzazione
  • Pazienti con infiammazione della vescica
  • Pazienti con grande volume di urina residua
  • Pazienti con contrazione della vescica
  • Pazienti con ematuria.



AVVERTENZE E PRECAUZIONI D'USO




Cosa serve sapere prima di prendere Epirubicina Hikma 2 mg/ml soluz. iniett. 1 flac. 5 ml

Epirubicina deve essere somministrata soltanto sotto il controllo di un medico esperto nell'impiego di farmaci chemioterapici. È necessario disporre prontamente di attrezzature diagnostiche e mediche per il trattamento delle possibili complicanze dovute alla mielosoppressione, in particolare dopo trattamento con dosi più elevate di epirubicina.

Epirubicina può manifestare effetti genotossici. Pertanto i pazienti di sesso maschile trattati con epirubicina devono essere consigliati di non concepire un figlio durante e nei sei mesi successivi al completamento del trattamento. Per il rischio di infertilità secondaria alla terapia con epirubicina ai pazienti si consiglia di chiedere consigli medici sulla modalità di conservazione dello sperma prima di iniziare il trattamento.

Le donne non devono rimanere in stato di gravidanza durante il trattamento con epirubicina. Sia l'uomo sia la donna devono adottare efficaci metodi contraccettivi durante il trattamento e nei sei mesi successivi al termine del trattamento con epirubicina.

Il trattamento iniziale con epirubicina deve essere preceduto da un attento controllo dei livelli basali dei diversi parametri di laboratorio e della funzione cardiaca basale.

Prima di iniziare il trattamento con epirubicina i pazienti devono riprendersi dalla tossicità acuta da precedenti trattamenti citotossici (come stomatite, mucosità, neutropenia, trombocitopenia e infezioni generalizzate).

Mentre il trattamento con alte dosi di epirubicinacloridrato (per es. ≥ 90 mg/m2 ogni 3 - 4 settimane) causa eventi avversi in generale simili a quelli riportati per le dosi standard (< 90 mg/m2 ogni 3 - 4 settimane), la gravità della neutropenia e delle stomatiti/mucositi può essere maggiore. Il trattamento con alte dosi di epirubicina richiede speciale attenzione a causa delle possibili complicanze cliniche secondarie alla marcata mielosoppressione.

Funzionalità cardiaca-La cardiotossicità è un rischio del trattamento con antracicline che si può manifestare con effetti indesiderati precoci (per es. acuti) o tardivi (per es. ritardati).

Effetti Indesiderati Precoci (per es. acuti): La cardiotossicità precoce dell'epirubicina consiste soprattutto in tachicardia sinusale e/o anomalie dell'elettrocardiogramma (ECG) come modifiche aspecifiche dell'onda ST-T. Sono state segnalate tachiaritmia, comprese le contrazioni premature ventricolari, tachicardia ventricolare e bradicardia, in aggiunta al blocco di branca e il blocco atrioventricolare. Questi effetti normalmente non predicono lo sviluppo successivo di cardiotossicità ritardata. Questi effetti solo raramente sono ritenuti significativi da un punto di vista clinico e generalmente non vengono presi quale indicazione per interrompere il trattamento con epirubicina.

Effetti Indesiderati Tardivi (per es. Ritardati): La cardiotossicità ritardata si sviluppa tardi nel corso della terapia con epirubicina o entro i 2 - 3 mesi dall'interruzione del trattamento, tuttavia sono stati riportati effetti tardivi (parecchi mesi fino ad anni dopo il completamento del trattamento). La cardiomiopatia ritardata indotta dalle antracicline è associata a una riduzione persistente del voltaggio QRS, da un prolungamento oltre il normale dei limiti dell'intervallo sistolico (PEP/LVET) e dalla riduzione della frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF). Gli altri segni e sintomi che sono stati segnalati comprendono lo scompenso congestizio cardiaco (CHF) come la dispnea, l'edema polmonare, l'edema secondario, la cardiomegalia e l'epatomegalia, oliguria, ascite, effusione pleurica e ritmo galoppante. La forma di CHF che comporta un rischio per la vita rappresenta la forma più grave di cardiomiopatia indotta da antracicline e rappresenta la tossicità dose limitante e cumulativa del farmaco.

Il rischio di sviluppo di CHF aumenta in quei pazienti che ricevono dosaggi cumulativi maggiori di 900 mg/m2 di epirubicina cloridrato. Per il rischio di cardiomiopatia, questa dose cumulativa deve essere superata con molta cautela . Nella decisione di stabilire la dose cumulativa massima di epirubicina, deve essere prestata attenzione a quei pazienti in trattamento concomitante con altri farmaci potenzialmente cardiotossici.

Lo scompenso cardiaco può manifestarsi parecchie settimane dopo l'interruzione del trattamento con epirubicina e potrebbe non rispondere al trattamento medico specifico.

Le modifiche dell'ECG possono indicare una cardiomiopatia indotta da antracicline, mentre l'ECG non è sensibile né rappresenta un metodo specifico di controllo della cardiotossicità indotta da antracicline.

La funzionalità cardiaca deve essere valutata nei pazienti prima che questi siano sottoposti al trattamento con epirubicina e deve essere monitorata continuamente nel corso del trattamento al fine di ridurre il rischio di grave compromissione della funzionalità cardiaca. Il rischio può essere ridotto con la tempestiva sospensione dell'epirubicina al primo segno di compromissione della funzione tramite monitoraggio continuo del LVEF nel corso del trattamento. Tuttavia, il trattamento con epirubicina deve essere terminato non appena compaiono nel paziente i segni o i sintomi di insufficienza cardiaca.

Il metodo quantitativo più adatto per la valutazione continua della funzionalità cardiaca è la valutazione del LVEF misurata tramite angiografia radionuclidica (MUGA) oppure tramite ecocardiografia (ECHO). Si raccomanda la valutazione basale cardiaca con ECG e MUGA scan oppure con ECHO in particolare in quei pazienti con fattori di rischio di maggiore cardiotossicità. Devono essere eseguiti MUGA o ECHO ripetuti per la valutazione del LVEF in particolare in quei pazienti che ricevono dosaggi di antracicline cumulativi maggiori. La tecnica impiegata nella valutazione della funzionalità cardiaca deve essere consistente durante tutto il periodo dei controlli successivi. È fortemente auspicabile seguire un rigoroso regime di monitoraggio della funzionalità cardiaca nei pazienti con rischi maggiori, in particolare in quelli precedentemente trattati con antracicline e antracenedioni.

Il rischio potenziale di cardiotossicità potrebbe aumentare in quei pazienti con malattia cardiovascolare attiva o latente, e in quelli che hanno ricevuto precedente o concomitante radioterapia nella zona mediastinica/pericardica. Questa comprende terapia pregressa con altre antracicline o antracenedioni, in aggiunta all'impiego concomitante di altri farmaci in grado di sopprimere la contrattilità cardiaca oppure di farmaci cardiotossici (per es. trastuzumab) . Deve essere monitorata la funzionalità cardiaca nei pazienti trattati con dosaggi cumulativi maggiori e in quelli con fattori di rischio. Tuttavia, la cardiotossicità potrebbe manifestarsi dopo dosaggi cumulativi più bassi di epirubicina a prescindere dall'identificazione di fattori di rischio cardiaco. È possibile che la tossicità dell'epirubicina e delle altre antracicline o degli antracenedioni sia additiva.

Tossicità Ematologica –Come per gli altri farmaci citotossici, l'epirubicina può causare mielosoppressione. Devono essere valutati i profili ematologici sia prima che durante ciascun ciclo di terapia con epirubicina, che comprende la formula leucocitaria, i globuli rossi, i neutrofili e le piastrine. La manifestazione predominante della tossicità ematologica è rappresentata dalla leucopenia reversibile dose dipendente e/o dalla granulocitopenia (neutropenia) e rappresenta la tossicità dose limitante del farmaco più comune. La leucopenia e la neutropenia sono normalmente più gravi con dosaggi elevati e raggiungono il nadir nella maggior parte dei casi tra il giorno 10 e 14 dal trattamento. Tuttavia, è transitoria e il valore dei globuli bianchi/neutrofili ritorna nella normalità nella maggior parte dei casi entro il 21° giorno. La trombocitopenia (<100.000 piastrine/mm3) viene segnalata solo in alcuni pazienti e può anche manifestarsi anemia. Le conseguenze cliniche della grave mielosoppressione comprendono febbre, infezioni, sepsi/setticemia, shock settico, emorragia, ipossia tissutale o decesso.

Leucemia Secondaria La leucemia secondaria, con o senza una fase pre-leucemica è stata segnalata in pazienti trattati con antracicline, compresa l'epirubicina. La leucemia secondaria è più frequente quando questi farmaci sono somministrati in associazione con farmaci antineoplastici che danneggiano il DNA oppure in combinazione con trattamento radioterapico oppure in pazienti che sono stati pesantemente pre-trattati con farmaci citotossici, oppure quando i dosaggi delle antracicline sono stati aumentati gradualmente. Questa forma di leucemia può avere un periodo di latenza compreso tra 1 e 3 anni .

Gastrointestinale -L'epirubicina è emetogenica. Le mucositi/ stomatiti normalmente si manifestano nella fase precoce del trattamento e, se gravi, possono progredire nei giorni successivi fino a ulcerazioni delle mucose. La maggior parte dei pazienti si riprendono da questi eventi avversi entro la terza settimana di terapia.

Funzionalità epatica –La via principale di eliminazione dell'epirubicina è rappresentata dal sistema epatobiliare. Quindi, devono essere valutati già prima di iniziare il trattamento che durante il trattamento il valore della bilirubina sierica totale, e dei livelli delle fosfatasi alcaline (AST e ALT). I pazienti con livelli elevati di bilirubina o di AST possono lamentare una ridotta eliminazione dell'epirubicina, che potrebbe portare a una maggiore tossicità. Per questi pazienti si raccomanda la dose più bassa . I pazienti con grave compromissione della funzionalità epatica non devono essere trattati con epirubicina .

Funzionalità renale Nei pazienti con ridotta funzionalità renale deve essere controllato il valore della creatinemia sierica sia prima, che durante il trattamento. Nei pazienti con valori di creatinemia aumentati (> 5 mg/dL) si rende necessario ridurre la dose .

L'epirubicina può dare una colorazione rossa alle urine per uno o due giorni successivi al trattamento.

Effetti nel Sito di Iniezione –Si può avere flebosclerosi dopo iniezione in un vaso ematico di piccolo calibro o a seguito di iniezioni ripetute nella stessa vena. Seguendo le procedure raccomandate di somministrazione si può ridurre al minimo il rischio di flebite/tromboflebite nel sito di iniezione .

Stravaso –Lo stravaso di epirubicina dalla vena nel corso dell'iniezione può provocare dolore locale, gravi lesioni tissutale (vescicazione, grave cellulite) e necrosi.Si può manifestare sclerosi venosa a seguito dell'iniezione in piccoli vasi o a seguito di iniezioni ripetute nella stessa vena.

Se si manifestano segni o sintomi di stravaso durante la somministrazione endovenosa di epirubicina, l'infusione del medicinale deve essere prontamente interrotta. Il dolore che avverte il paziente può essere alleviato raffreddando la zona e tenendola fredda per 24 ore. Il paziente deve essere controllato attentamente nel periodo successivo per il rischio di insorgenza di necrosi anche dopo parecchie settimane dallo stravaso. Deve essere consultato un chirurgo plastico nell'evenienza di escissione chirurgica.

Altro –Come per gli altri agenti citotossici, i fenomeni di tromboflebite e di tromboembolia, compreso l'embolismo polmonare (in alcuni casi fatali), sono stati coincidentemente segnalati dopo trattamento con epirubicina.

Sindrome della Lisi delle Cellule Neoplastiche – L'epirubicina può indurre iperuricemia a causa dell'esteso catabolismo delle purine che accompagna la rapida lisi delle cellule neoplastiche indotta dal farmaco (sindrome della lisi delle cellule neoplastiche). Si raccomanda quindi un attento monitoraggio della uricemia, del potassio, del calcio fosfato e dei livelli di creatinina successivamente al trattamento iniziale. L'idratazione, l'alcalinizzazione delle urine e la profilassi con allopurinolo possono prevenire l'iperuricemia e possono ridurre al minimo le potenziali complicanze della sindrome della lisi delle cellule neoplastiche.

Effetti Immunosoppressivi/Aumentata Predisposizione alle Infezioni Il trattamento con vaccini di virus vivi o attenuati in pazienti immunocompromessi da farmaci chemioterapici compresa l'epirubicina, può causare infezioni gravi o mortali .

Sistema Riproduttivo – L'epirubicina può causare genotossicità. Gli uomini e le donne trattate con epirubicina devono adottare appropriate misure contraccettive. I pazienti che desiderano procreare al termine del trattamento devono ottenere una consulenza genetica se appropriata e disponibile.

Avvertenze e Precauzioni Aggiuntive sulle Altre Vie di Somministrazione

Via Intravescicale – La somministrazione di epirubicina può causare sintomi riferiti a una cistite chimica (come disuria, poliuria, nicturia, stranguria, ematuria, fastidio alla vescica, necrosi della parete della vescica) e costrizione vescicale. È necessaria un'attenzione particolare nei problemi di cateterizzazione (per es. ostruzione uretrale da una notevole massa tumorale intravescicale).  

Via Intra-arteriosa – La somministrazione intra-arteriasa di epirubicina (embolizzazione arteriosa transcatetere nelle terapie localizzate o regionali del carcinoma epatocellulare primario o nelle metastasi epatiche) può causare (in aggiunta alla tossicità sistemica qualitativamente simile a quella osservata dopo somministrazione endovenosa di epirubicina) effetti indesiderati localizzati o regionali che comprendono ulcere gastro-duodenali (probabilmente secondaria al reflusso del farmaco nell'arteria gastrica) e restringimento dei dotti biliari secondari alla colangite sclerosante indotta dal farmaco. Questa via di somministrazione può causare un'estesa necrosi dei tessuti perfusi e non è raccomandata.


INTERAZIONI




Quali farmaci o principi attivi possono interagire con l'effetto di Epirubicina Hikma 2 mg/ml soluz. iniett. 1 flac. 5 ml

Non si raccomanda di miscelare Epirubicina Hospira 2 mg/ml Soluzione Iniettabile con altri medicinali.

L'epirubicina può essere impiegata in associazione con altri farmaci anti-tumorali tuttavia, i pazienti devono essere monitorati per gli effetti tossici additivi. La tossicità additiva può manifestarsi soprattutto con effetti sul midollo osseo/ematologici e gastro-intestinali . L'impiego di epirubicina nella chemioterapia di associazione insieme ad altri farmaci potenzialmente cardiotossici (per es. 5-fluorouracile, ciclofosfamide, cisplatino e taxani) in aggiunta all'impiego di altri composti cardioattivi (per es. bloccanti del canale del calcio), necessita di un monitoraggio della funzionalità cardiaca per tutta la durata del trattamento.  

L'epirubicina è ampiamente metabolizzata dal fegato. Ogni modifica della funzionalità epatica indotta da terapie concomitanti può influenzare il metabolismo, la farmacocinetica, l'efficacia terapeutica e/o la tossicità dell'epirucibina .

Le antracicline compresa l'epirubicina non devono essere somministrate in combinazione ad altri farmaci cardiotossici a meno che non si assicuri un attento monitoraggio della funzionalità cardiaca. I pazienti trattati con antracicline dopo l'interruzione del trattamento con altri farmaci cardiotossici, in particolare quelli con una prolungata emivita come il trastuzumab, possono anche sviluppare un alto rischio di cardiotossicità. L'emivita del trastuzumab è di circa 28,5 giorni e può persistere nel circolo fino a 24 settimane, pertanto, il medico deve evitare la terapia a base di antracicline fino a 24 settimane dopo l'interruzione di trastuzumab. Quando le antracicline vengono impiegate prima di questo lasso di tempo, si raccomanda un attento monitoraggio della funzione cardiaca.

La vaccinazione con virus vivi deve essere evitata nei pazienti trattati con epirubicina. I vaccini con virus morti o inattivati possono essere somministrati, tuttavia, la risposta a questo tipo di vaccini potrebbe essere ridotta.

È stata osservata interazione tra l'epirubicina e la cimetidina, il dexverapamil, il dexrazoxane, il docetaxel, l'interferone a2b, il paclitaxel e la chinina.

La cimetidina 400 mg b.i.d somministrata prima dell'epirubicina cloridrato 100 mg/m2 ogni 3 settimane ha causato un aumento del 50% dell'AUC di epirubicina e un aumento del 41% dell'AUC di epirubicinolo (per quest'ultimo p<0,05). L'AUC del 7-deossi-doxorubicinolo aglicone e il flusso ematico epatico non erano ridotti, pertanto questi risultati non sono imputabili alla ridotta attività del citocromo P-450. La Cimetidina deve essere interrotta durante il trattamento con epirubicina.

Quando somministrato prima dell'epirubicina, il paclitaxel può causare un aumento delle concentrazioni plasmatiche dell'epirubicina immodificata e dei suoi metaboliti, questi ultimi tuttavia non sono né tossici né attivi.

Il trattamento simultaneo di paclitaxel o di docetaxel non ha influenzato la farmacocinetica dell'epirubicina laddove l'epirubicina veniva somministrata prima del taxano. In uno studio, la tossicità ematologica era maggiore quando il paclitaxel era somministrato prima dell'epirubicina piuttosto che dopo l'epirubicina.

Questa associazione può essere utillizzata qualora si ricorra ad un trattamento discontinuo tra i due farmaci. L'infusione di epirubicina e di paclitaxel deve essere eseguita da almeno 24 ore di intervallo tra i due farmaci.

Dexverapamil può modificare la farmacocinetica dell'epirubicina ed è probabile un aumento dei suoi effetti deprimenti sul midollo osseo.

La somministrazione antecedente di dosaggi elevati (900 mg/m2 e 1200 mg/m2) di dexrazoxano potrebbe aumentare la clearance sistemica di epirubicina e causare un calo dell'AUC.

Uno studio ha evidenziato che il docetaxel può aumentare le concentrazioni plasmatiche dei metaboliti dell'epirubicina quando somministrato immediatamente dopo l'epirubicina.

La chinina può accelerare la distribuzione iniziale di epirubicina dal sangue nei tessuti e potrebbe avere un'influenza sulla ripartizione di epirubicina nelle emazie.

Il trattamento concomitante di interferone α2b può causare sia un calo dell'emivita di eliminazione terminale che della clearance totale dell'epirubicina.

Il rischio di marcato disturbo della ematopoiesi necessita di essere tenuto presente con un  (pre-) trattamento con farmaci che esercitano un'influenza sul midollo osseo (cioè farmaci citostatici, sulfonamide, cloramfenicolo, difenilidantoina, derivati amidoprinici, e agenti antiretrovirali).


SOVRADOSAGGIO




Cosa fare se avete preso una dose eccessiva di Epirubicina Hikma 2 mg/ml soluz. iniett. 1 flac. 5 ml

Il sovradosaggio acuto con epirubicina causa una grave mielosoppressione entro 10-14 giorni (principalmente leucopenia e trombocitopenia), effetti gastrointestinali tossici (soprattutto mucosite) e complicanze cardiache (degenerazione acuta del miocardio entro 24 ore).

Il trattamento di supporto del paziente durante questo periodo deve prevedere trasfusioni di sangue, somministrazione di antibiotici, e isolamento. È stato anche riportato scompenso cardiaco ritardato da antracicline parecchi mesi (fino a 6 mesi) ed anni dopo il completamento del trattamento . I pazienti devono essere tenuti sotto stretta osservazione e alla prima manifestazione di scompenso cardiaco, i pazienti devono essere trattati secondo le linee guida convenzionali.

Trattamento:

Sintomatico.

L'epirubicina non può essere rimossa dalla dialisi.


CONSERVAZIONE




Conservare tra 2°C e 8°C (in frigorifero).

Conservare il flacone nella confezione originale per proteggerlo dalla luce.


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