Pertosse

29 agosto 2017

Pertosse



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Definizione


La pertosse è una malattia infettiva, molto contagiosa, causata da un batterio, la Bordetella pertussis, che si localizza preferibilmente nell'apparato respiratorio, determinando una tosse violenta. La pertosse è particolarmente pericolosa nei bambini molto piccoli, al di sotto del primo anno di vita, perché può provocare gravi complicazioni, con conseguenze invalidanti permanenti.

Cause


La trasmissione dell'infezione avviene da malato a sano, attraverso le goccioline di saliva emesse con la tosse, gli starnuti o anche semplicemente parlando. Chi è affetto da pertosse è contagioso per gli altri dall'inizio del periodo catarrale fino a 2 settimane dalla comparsa della tosse. La pertosse lascia un'immunità (protezione nei confronti di ulteriori attacchi della malattia) che declina lentamente nel corso del tempo. Persone che hanno avuto la pertosse da bambini possono, in età adulta o avanzata, andare incontro nuovamente alla malattia, anche se in forma più attenuata e/o atipica; inoltre, anche senza presentare alcun sintomo, esse possono trasmettere l'infezione ad altri soggetti suscettibili. I bambini sono suscettibili alla pertosse fin dalla nascita. Gli anticorpi materni, anche se presenti, non sembrano in grado di proteggere i neonati dall'infezione.

Sintomi

Dopo un periodo di incubazione, che può durare da 5 a 21 giorni (solitamente 7-10 giorni), compaiono febbre moderata e sintomi non molto diversi da quelli di una qualsiasi malattia delle vie aeree. A volte la febbre può essere del tutto assente. È questa la fase catarrale che dura circa 2 settimane. Segue la fase convulsiva, che dura fino a 6 settimane e oltre ed è caratterizzata da: accessi incontenibili di tosse stizzosa, che si concludono con un tipico "urlo inspiratorio" e l'espulsione di un "blocchetto" di catarro molto denso e vischioso; a volte gli accessi di tosse sono seguiti da conati di vomito. Nei bambini molto piccoli al termine dell'attacco di tosse, invece dell'urlo inspiratorio può manifestarsi apnea (assenza di respirazione) e soffocamento. Infine si ha la fase di convalescenza, di 1-2 settimane.

Diagnosi

In caso di sospetto di pertosse, occorre chiamare immediatamente il medico, il quale effettuerà una diagnosi sulla base dell'anamnesi, di un approfondito esame fisico e sul prelievo dal naso e dalla gola di campioni di muco, da esaminare in laboratorio. Possono anche essere fatti esami del sangue e una radiografia del torace.

Cure

La terapia antibiotica prescritta dal medico, soprattutto se iniziata precocemente nella fase catarrale, può attenuare sensibilmente la sintomatologia della pertosse; gli attacchi possono però presentarsi lo stesso, soprattutto se l'inizio della terapia è stato tardivo.
In ogni caso il trattamento antibiotico combatte l'infezione e ne evita la diffusione ad altri soggetti suscettibili e per questo è indicato, a scopo preventivo, anche nelle persone esposte.
I lattanti e bambini hanno maggiori probabilità di essere ricoverati in ospedale per il trattamento, perché sono più a rischio di complicazioni come la polmonite.

Cure complementari

Gli attacchi di tosse, oltre che dall'esercizio fisico, dallo sbadiglio o da starnuti, possono essere provocati da stimoli esterni improvvisi, quindi è molto utile stare a riposo in ambiente tranquillo e confortevole.
La vaccinazione antipertossica è il metodo di prevenzione in assoluto.
Il vaccino è solitamente combinato con il vaccino antitetanico e antidifterico (DTaP) e va somministrato, secondo il calendario vaccinale, al 3°, 5° e 11° mese di vita del bambino. Sono poi previste due dosi di richiamo a 5-6 anni e a 11-18 anni. Attualmente per la protezione dei neonati si somministra di norma il vaccino esavalente che, oltre a proteggere da pertosse, tetano e difterite, previene anche la poliomielite, l'epatite virale B e le infezioni invasive da Haemophilus influenzae B.


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