Depressione ossessiva

06 maggio 2013

Depressione ossessiva


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06 maggio 2013

Depressione ossessiva

Caro dottore, le scrivo per chiederle un consiglio, evidentemente con i limiti imposti da uno spazio on-line. Nel corso degli anni ho sofferto di vari disturbi (che comunque ritengo relazionati) e che comprendono pensieri ossessivi, attacchi di panico, depressione e ansia generalizzata. Negli ultimi mesi ho riscoperto (diciamo così) sensazioni negative che non provavo da anni, pensieri ossessivi che determinano ansia e depressione. Da 13 anni assumo antidepressivi, prima paroxetina (che funzionava bene ma che aveva forti effetti collaterali sulla mia vita sessuale), poi escitalopram (che ha funzionato bene per certo tempo) e sertralina (che non ha risolto granché. Per molti anni gli antidepressivi m'hanno aiutato molto, e questo riproporsi della depressione m'ha preso completamente in contropiede. Da quando ho superato il DAP, grazie alla paroxetina, ho spesso provato a interrompere il trattamento, ma le ricadute mi facevano desistere. Nell'ultima consulta la mia psichiatra m'ha sottoposto varie opzioni farmacologiche, da affiancare alla psicoterapia che sto già facendo. A questo punto mi chiedo, perché un antidepressivo funziona solo per un periodo? e quale classe di antidepressivi può risultare effettivamente superiore al placebo. Naturalmente so che ogni persona risponde diversamente ai farmaci, però la sensazione a volte è quella di trovarsi ancora in un campo molto sperimentale, dove lo psichiatra (pesati pregi e difetti dei farmaci) ti invita quasi a scegliere una strada. Se non funziona si cambia, ma questo procedere a tentativi in qualche occasione lascia perplessi. Quali dovrebbero essere quindi i criteri per scelta di un farmaco? Vi sono reali differenze tra essi o tra farmaci della stessa famiglia (tra escitalopram e paroxetina per esempio)?

Risposta del 06 maggio 2013

Risposta a cura di:
Dott. MARCO PAOLEMILI


E'un tema interessante, ma che cercherò di spiegarle in poche righe.

I farmaci non perdono d'efficacia, spesso sono i sintomi ad aumentare perché è l'episodio che si ripresenta. Questo è un limite dei farmaci: non sempre riescono a prevenire le ricadute, sicuramente attenuano i sintomi e aiutano a superare l'episodio in tempi minori.

In media tutti i farmaci hanno la stessa efficacia, ma parliamo di media calcolata su migliaia e migliaia di persone. Esiste una variabilità individuale nella risposta ai farmaci. Il farmaco A può funzionare benissimo su una persona e non su un'altra, per cui può funzionare meglio il farmaco B.

Dott. Marco Paolemili
Casa di cura convenzionata
Specialista attività privata
Ricercatore
Specialista in Psichiatria
Roma (RM)


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