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Domanda di: Mente e cervello

13/12/2004 23:46:48

Disagio amoroso 2 (Dr.ssa D'Ambrosio)

Dott.ssa Giulia Maria D'Ambrosio
Specialista attività privata
MILANO (MI)



Cara dottoressa, ho letto da poco la sua risposta ma ho l’impressione di doverla leggere ancora tante volte per capire cose vuole realmente dirmi. Una cosa è certa, non mi è ben chiara l’intercessione di un omeopata, soprattutto di scuola unicista.
Del resto non è la mia materia pertanto una volta compreso meglio farò la mia scelta.
Una famosa commedia diceva “ gli esami non finiscono mai” ed è proprio così, la vita è un continuo esame da superare brillantemente senza il timore di sfidarla.
Chissà se realmente ci sia un trauma nel mio passato, è certo che siamo in presenza di una grande fragilità; ricordo che qualcuno mi ha paragonato ad un vaso di cristallo, così bello, luminoso, ma enormemente fragile.
Le giornate scorrono senza grandi novità e la vita di coppia diviene sempre più pesante e, forse, in questo caso più pesante delle passate esperienze. Eppure il copione non può essere sempre lo stesso. Forse già non lo è, ma non sono in grado di vederlo. Cosa è cambiano rispetto alle precedenti storie? Il fatto che non sia alla continua ricerca di un’altra donna.Niente più telefonate erotiche, non più affannata ricerca di sguardi compiacenti, di conferme, di conquiste, di un arem che colmi il mio vuoto. C’è in tutto questo una cosa che mi ha fatti riflettere. Tutto questo dolore, da dove viene? È possibile sia collegato ad un unico evento? Magari come dice Lei un trauma. No, forse non è un trauma singolo, o forse si. Forse questo può aiutarla a capire. Immagini la scena: Lei si sveglia al mattino ed io al pensiero che vada al lavoro soffro e mi contorco su me stesso. Lei esce con gli amici e continuo a soffrire. Lei prende l’auto e la sola immagine di lei al volante mi scatena dolori all’addome, tristezza.Lei mette un indumento carino ed io mi abbatto, quasi la rifiuto, non la voglio più. E’ come se……non so dirle, qualcuno la chiamerebbe gelosia, ma non lo è. Domani Lei andrà cena fuori con i colleghi di lavoro e mi ha chiesto se potevamo vederci prima del suo appuntamento. Le ho risposto di no…..avrei sofferto nel vederla atta a prepararsi, a farsi bella per uscire. Cara dottoressa, come se andasse da un altro, quello è il dolore che sento. Lei si trucca, mette la gonna e poi esce ed io perdo ogni forza.
Vorrei solo che questo natale non fosse come gli altri.Vorrei che le perone da me amate fossero serene, ma mentirei se non dicessi che vorrei condividere anch’io questa serenità.
Se non dovessimo riscriverci Le auguro un felice Natale, ricco di quella serenità che tutti un po’ cerchiamo.
Grazie, Fabio.










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Risposte:


Risposta del18/12/2004

Caro Fabio, grazie per aver scritto questa lettera, molto più concreta dell’altra.
Vorrei essere così sicura come lei di poterla paragonare a un grande vaso fragile. Secondo me non lo è, o perlomeno non così profondamente; o, perlomeno ancora, non è quello che lei vuole essere. Focalizzi la sua volontà su questo.
Ho letto con attenzione la sua descrizione dei vari passaggi che la fanno stare male. L’idea che mi faccio è che lei non riesce a trattare il Femminile come se fosse a suo pari, al suo fianco; lo vede sempre come un mito, una madonna, una dea agognata e irraggiungibile. E’ una visione di bimbo piccolino verso la madre, mi capisce? Non a caso la somatizzazione è avvenuta sulla pancia: la colite è spesso il segnale dell’abbandono o della paura dell’abbandono.
Una terapia con una donna di una certa età è certamente la più consigliabile nel suo caso. Per il momento ritengo che un analista uomo non potrebbe, per quanto materno e accogliente, renderle il terreno adatto a questo incontro-scontro con il potere materno.
Anche io le auguro un Natale felice, ricco di riflessioni e di desiderio di rinnovamento. La Vita offre tante possibilità, sia fiducioso. Un abbraccio.

Dott.ssa Giulia Maria D'Ambrosio
Specialista attività privata
MILANO (MI)


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