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Domanda di: Mente e cervello

22/12/2005 19:07:11

Domanda su esiti di ictus emorragico

Salve,

scrivo per avere un Vostro parere su una storia di ictus emorragico.

Mia madre nel 1996 a 55 anni, fu colpita da un ictus emorragico grave (perse conoscenza per circa una settimana) il cui esito fu un'emiplegia di grado elevato sulla parte sinistra del corpo. I medici ci dissero che le possibilità di recupero si sarebbero giocate nei primi 6-12 mesi dopo di che la sua condizione si sarebbe stabilizzata "definitivamente".

In effetti un certo recupero ci fu e dalla sedia a rotelle mia madre iniziò a camminare (con difficoltà) anche se non riacquistò minimamente l'uso dell'arto superiore.
Psicologicamente, la sua condizione era quella di una persona
traumatizzata ma tuttavia non particolarmente preoccupante. Seguì una terapia antidepressiva (Efexor) con qualche risultato e poi la smise.

Nei primi cinque-sei anni successivi all'evento la situazione si era mantenuta pressoché stabile. Ora la questione che mi preme è questa:
in questi ultimi 2 anni ho assistito ad un peggioramento progressivo di mia madre sia di natura fisica sia psicologica.
Lei ha un atteggiamento fatalistico dicendo che queste sopraggiunte difficoltà sono frutto naturale "dell'età che avanza" ma a me la rapidità e la natura di questi peggioramenti non mi convince affatto.
In particolar modo, in soli 2 anni, mese dopo mese con gradualità impercettibile ma continua, ha perso quasi completamente la sua autonomia: se precedentemente con difficoltà si vestiva e svestiva, ora a stento riesce
ad alzarsi autonomamente dalla sedia, e le sue difficoltà di deambulazionesono notevolmente aumentate.
Inoltre, sul lato psicologico/neurologico, si è manifestata -sempre gradualmente - una crescente difficoltà di articolazione della parola unita ad un tono vocale monotono e nasale, che lei non ha mai avuto, neanche nei primi anni dopo l'ictus.
Vorrei sapere se questa (anche se molto riassunta) è una storia comune di esito a lungo termine di ictus emorragico o se devo pensare a complicanze neurologiche indipendenti.

Mi scuso per la lunghezza dell'email e ringrazio anticipatamente per la risposta,

Daniele G.

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Risposte:


Risposta del27/12/2005

Egr.Signor Daniele,
La cosa importante da fare per questi pazienti è quella di instaurare dei cicli di Fisiochinesiterapia il cui scopo non deve essere quello di recuperare i deficit artuali il più delle volte irreversibili, ma quello di mantenere il tono muscolare affinchè non si verifichino nel tempo retrazioni e anchilosi.
Inoltre bisogna effettuare periodi controlli ematochimici, clinici e strumentali. MI spiego: negli esami del sangue bisogna tenere sottocontrollo i valori della coagulazione, la visita neurologica deve valutare eventuali modificazioni, gli esami strumentali come la TAC controllare che non vi siano ulteriori lesioni come per esempio una tendenza alla dilatazione dei ventricoli cerebrali (idrocefalo)
Spero di esserLe stato utile
Mi faccia sapere
Auguri

Dott. Giovanni Migliaccio
Medico Ospedaliero
Specialista in Neurochirurgia
MILANO (MI)


Risposta del29/12/2005

Il declino cognitivo che ha rilevato in sua madre non è normale.
Potrebbe far pensare anche ad un quadro di demenza o pseudodemenza (demenza reversibile).
In tali casi è necessaria una Risonanza Megnetica cerebrale con successiva visita neurologica per effettuare una giusta diagnosi e valutare l'adeguato approccio terapeutico.


Prof. Milena De Marinis
Universitario
Specialista in Neurologia
ROMA (RM)


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