01/12/04  - Ansia - Mente e cervello
L'esperto risponde

Ansia




Domanda del 01 dicembre 2004
sono una ragazza di 24 anni nel mese di maggio sono stata ricoverata in ospedale per un sospetto morbo di Crohn.Il decorso della malattia è abbastanza buona infatti tutt?ora il medico non dà questa diagniosi per certa.A seguire non in modo frequente ed in situazioni famigliari ho avuto dei sintomi che fanno ricondurre ad attacchi di panico.La sensazione iniziale è di forte confusione (come in uno stato di pre-svenimento) accompagnata da tachicardia e impossibilità di muovermi e voler chiedere aiuto, tutto con calma però...a volte vorrei mettermi in un angolo e accucciarmi.Le situazioni più frequenti sono in automobile se mi trovo da sola.Nella maggior parte dei casi riesco a capire il motivo dello stato di ansia perchè inizia con una preoccuazione però anche superato il motivo della preoccupazione questo stato di allerta continua per ore(anche più di 12).In questo momento stò seriamente valutando l'ipotesi di contattare uno psicologo vorrei quindi un suo parere. grazie per l'attenzione
Risposta del 03 dicembre 2004
I sintomi da lei riportati fanno pensare ad attacchi di panico, ma andrebbe fatta una diagnosi attraverso una valutazione complessiva della sua personalità.
Se si trattasse effettivamente di attacchi di panico la terapia che dà i migliori risultati è quella che vede l'uso associato di farmaci specifici e la psicoterapia .
I farmaci sono molto importanti almeno nel primo periodo, per ridurre i sintomi; questo significa anche che deve rivolgersi ad un medico poichè uno psicologo non ha competenze farmacologiche.
Riguardo alla psicoterapia vi sono due correnti di pensiero in proposito: infatti alcuni sostengono che questa patologia vada affrontata con tecniche di tipo cognitivo-comportamentista(che agiscono sul sintomo), mentre altri sostengono che sia meglio usare tecniche che vanno alla radice del problema, indagando quegli aspetti nascosti della personalità che possono manifestarsi appunto con quei sintomi.
Personalmente ritengo molto migliore questa seconda strada, ma credo che si dovrebbe valutare caso per caso cosa è meglio per quella persona.
Infatti è la persona da curare, non la malattia!
Auguri.

Dott.ssa M.Adelaide Baldo
Specialista attività privata
BRESCIA (BS)

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