La Toscana apre a cannabis in terapia del dolore

17 febbraio 2011
Focus

La Toscana apre a cannabis in terapia del dolore





È di recente annuncio, l'intenzione della Toscana, anticipata dal presidente della Regione, Enrico Rossi, di fare «una legge che rimborserà l'acquisto dei farmaci a base di cannabis se le altre sostanze non saranno efficaci ad alleviare il dolore».

Non è un'iniziativa isolata, poiché altre Regioni hanno adottato provvedimenti diretti ad agevolarne l'impiego terapeutico: è il caso delle Marche, che con una delibera del 2008 ha autorizzato i servizi di farmacia delle Aziende ospedaliere, dell'Inrca e dell'Asur a garantire l'erogazione dei cannabinoidi a uso terapeutico a carico del Servizio sanitario regionale, e della Puglia, la cui delibera risale a poco più di un anno fa. Ora al ristretto elenco potrebbe aggiungersi anche la Toscana, con un provvedimento che, secondo lo stesso Rossi, potrebbe coinvolgere in via sperimentale alcune strutture sanitarie e poi, successivamente, allargarne l'impiego anche ai pazienti in terapia palliativa domiciliare, purché sotto stretto controllo medico. «Vorrei che la nostra iniziativa non venisse buttata in politica» ha comunque avvertito il presidente della Regione «non si tratta di proibizionismo o antiproibizionismo, è una questione medica, scientifica e soprattutto umanitaria». «Un atto di civiltà» commenta Sandro Sottili, anestesista e algologo, e referente del progetto Hph Ospedale senza dolore per la Regione Lombardia «non viene promosso un uso ludico di queste sostanze, si parla di farmaci che hanno effetti bene definiti».

L'uso terapeutico della cannabis, somministrata sottoforma di farmaci, trova spazio nella terapia del dolore grazie a sperimentazioni che ne hanno evidenziato i vantaggi. Ferme restando le preoccupazioni e i dubbi sugli effetti collaterali: spesso si associa la terapia del dolore esclusivamente ai malati terminali, mentre questa può rendersi necessaria anche in pazienti con dolore cronico, che devono convivere con il sintomo per molto tempo. Utile ricordare che in Italia i cannabinoidi sono classificati tra le sostanze stupefacenti e psicotrope, cosa che rende particolarmente complesso l'impiego di tali farmaci per ora sperimentali nelle cure palliative che però non vengono esclusi dall'attuale normativa in materia: «Nella legge 38 non si parla espressamente dei farmaci a base di cannabis» spiega Sottili «ma non vengono nemmeno negati perché rientrano nei farmaci usati per l'analgesia, anche se in Italia non sono ancora disponibili».


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