Tumore ovaio, dai sintomi alla diagnosi

22 febbraio 2011
Focus

Tumore ovaio, dai sintomi alla diagnosi





di Simona Zazzetta

Quello che colpisce le ovaie è tra i tumori femminili con la più alta percentuale di decessi e tra i più diffusi: è il sesto tumore più comune fra le donne e in Italia ci sono 5.000 nuovi casi ogni anno. Eppure, è poco conosciuto, spesso confuso con il tumore dell'utero, e del quale non si conoscono gli esami per avere una diagnosi precoce. Ed è anche per questo motivo che nel 70% dei casi si scopre di avere un tumore ovarico, quando la malattia è già in fase avanzata. Il dato emerge da un'indagine conoscitiva su un campione di donne di età compresa fra i 40 e i 65 anni, condotto dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda) in collaborazione con Cegedim strategic data.

Si tratta di un gruppo ampio ed eterogeneo di tumori che insorgono dall'ovaio il più frequente dei quali è di origine epiteliale, cioè che colpisce l'epitelio, uno dei tessuti che costituiscono l'ovaio. Inizialmente possono non manifestarsi sintomi e il tumore restare silenzioso e latente per molto tempo. Quando compaiono le prime manifestazioni le sue dimensioni sono già avanzate, in alcuni casi ci sono già metastasi. Questo aspetto subdolo tuttavia è noto solo all'1% delle donne intervistate, mentre il 70% non conosce le sue manifestazioni.
Si tratta comunque di sintomi difficili da ricondurre alla patologia, soprattutto quando è in fase iniziale e spesso confusi con altri disturbi di minore gravità. Va invece sollevato un sospetto in caso di:

  • Dolori o gonfiore addominale accompagnati anche da senso di gonfiore
  • Mestruazioni irregolari
  • Perdita di appetito o nausea, compaiono in una fase più avanzata.

«I sintomi di esordio della malattia sono spesso sfumati e di lieve intensità» spiega Franco Odicino, del Dipartimento ostetrico-ginecologico, Spedali Civili di Brescia «tali da essere confusi con le ben più banali e frequenti alterazioni dell'attività dell'apparato gastrointestinale: stitichezza, sensazione di gonfiore addominale, diarrea, difficoltà digestive, nausea, aumento della circonferenza addominale. Il suggerimento è quindi di non banalizzare sintomi gastrointestinali poco importanti, specialmente quando compaiano ex novo in donne in età perimenopausale».

A peggiorare la prevenzione, c'è anche una confusione sugli esami che permettono di diagnosticare la patologia: dall'indagine, infatti, emerge che l'11% si attende un'efficacia preventiva o diagnostica dall'esecuzione del Pap test, esame in grado di diagnosticare tumori della cervice uterina. Solo una minima parte delle intervistate sa che esiste uno specifico esame del sangue che indirizza la diagnosi, e che l'ecografia transvaginale è tra gli esami diagnostici più importanti per questa patologia e che va eseguito con regolarità. Eppure la diagnosi precoce è fondamentale, poiché «la chirurgia eseguita in modo adeguato è determinante perchè si tratta di un tumore molto sensibile alla chemioterapia, che può sconfiggere la malattia» sottolinea Nicoletta Colombo, direttore del Centro alta specialità del carcinoma ovarico all'Istituto europeo di oncologia.

Non vanno infine, dimenticati i fattori di rischio, che oltre a offrire margini di intervento sugli stili di vita, possono indirizzare la diagnosi precoce. Infatti, tra questi ci sono:

  • età: la maggior parte dei casi di carcinoma ovarico viene diagnosticata nelle donne in fase di post-menopausa, con una massima incidenza tra i 50 e i 65 anni di età,
  • storia personale di tumore della mammella: le donne che hanno avuto un tumore della mammella hanno una probabilità doppia di sviluppare carcinoma ovarico,
  • familiarità: Le persone con una storia familiare di carcinoma della mammella o ovarico hanno maggiore rischio di sviluppare la malattia, 
  • tarda menopausa e uso della terapia ormonale sostitutiva durante la menopausa sono associati a un rischio moderatamente maggiore di sviluppo del carcinoma ovarico,
  • stile di vita, fra cui una dieta inadeguata, il sovrappeso e il fumo

Di recente scoperta, infine, ma ancora da validare nella pratica clinica, l'uso di un marcatore molecolare di prognosi: i ricercatori dell'Istituto Mario Negri di Milano, hanno riscontrato che la presenza di una molecola nelle cellule del tumore potrebbe dare informazioni importanti sulla sopravvivenza della paziente e sul rischio di recidive.


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