Staminali, rischi per la ricerca dopo lo stop Ue

21 ottobre 2011
Interviste

Staminali, rischi per la ricerca dopo lo stop Ue





È vietato brevettare medicinali ricavati da cellule staminali con procedimenti che comportano la distruzione degli embrioni umani. Lo ha sancito una recente sentenza della Corte di giustizia Ue, che si è espressa sul caso di un trattamento che combatte il morbo di Parkinson, brevettato da un ricercatore tedesco. La sentenza ha subito riacceso la disputa tra i fautori della ricerca anche sulle cellule embrionali e quelli che invece ritengono che non siano accettabili procedimenti che comportano la distruzione di embrioni umani. Dica33 ne ha parlato con Carlo Alberto Redi, genetista dell'Università di Pavia, che ha affrontato l'argomento in un libro di recente uscita, "Il biologo furioso".

Che cosa sono le cellule staminali?
Tutti noi originiamo da una cellula lo zigote, frutto dell'unione tra lo spermatozoo e la cellula uovo, e, a seguito dello sviluppo embrionale e fetale, da adulti siamo composti da circa un milione di miliardi di cellule. Tutte queste cellule originano dallo zigote che, per questa sua capacità, è definito totipotente. Lo zigote e le cellule dell'embrione nelle prime fasi dello sviluppo, la blastocisti, possiedono tutte le informazioni necessarie alla produzione dei diversi tipi cellulari che compongono un nuovo individuo. In alcuni tessuti dell'adulto, tuttavia, permangono cellule che non andranno mai incontro al processo di determinazione e differenziamento, mantenendo la capacità di rinnovarsi. Queste sono le staminali, cellule con la peculiare capacità di rinnovarsi e di dare origine a uno dei diversi tipi di cellule specializzate presenti nel corpo.

Quando si parla di staminali embrionali?
Dalle blastocisti si possono isolare le cellule del nodo embrionale e coltivarle fino a ottenerne milioni: sono le cosiddette embrionali staminali, la cui caratteristica principale è l'elevata capacità proliferativa unita alla capacità di differenziarsi in qualsiasi altro tipo cellulare. Come sottolineato nel 2006 dal Gruppo dei ricercatori italiani sulle cellule staminali embrionali, una cellula staminale embrionale non è un embrione e lavorare su queste cellule non equivale affatto a lavorare su un embrione.

Ma non basta, come dicono alcuni suoi colleghi, fare ricerca sulle staminali adulte?
Un fatto va sottolineato. Oggi le terapie sono basate solo sull'impiego di cellule adulte. Nessun medico impiegherebbe mai staminali embrionali: i biologi non ne controllano ancora il potenziale proliferativo. Ma grazie alle staminali embrionali si possono portare in provetta le malattie. In più la ricerca sulle staminali embrionali ci dice che giocheranno un ruolo cruciale nella medicina rigenerativa. Ma tra i pochi finanziamenti alla ricerca e il quadro imposto dalla legge 40 la situazione è complessa. E proprio il Parkinson, oggetto della sentenza Ue, è uno dei campi dove sono maggiori le prospettive.

La sentenza Ue, perciò, è un forte colpo alla ricerca?
Si tratta di una sentenza senza fondamento scientifico, frutto di un pregiudizio sbagliato e di un'etica falsa, che avrà l'effetto di ritardare sempre di più la transizione delle nuove scoperte, dai banconi della ricerca al letto del paziente. Saranno, infatti, sempre meno le imprese mercantili che investiranno su queste linee di ricerca. Il grande equivoco è che, non è vero come dice la sentenza, che l'embrione ottenuto per trasferimento nucleare si può sviluppare. In più ci sono embrioni congelati destinati a essere distrutti e questo mi sembra in contrasto con l'etica cattolica.

E la situazione italiana?
In Italia la situazione è particolarmente deprimente e imbarazzante perché la legislazione è ancora più restrittiva. Ma queste ricerche continueranno in paesi come Usa, dove dopo il periodo oscurantista di Bush, con Obama le cose hanno ripreso a funzionare, ma anche Brasile e India che sono già impegnati in questo campo. In più in Italia c'è molta ipocrisia, perché anche se abbiamo vietato le embrionali non destiniamo alle ricerche sulle altre delle cifre adeguate, come fanno all'estero.

Marco Malagutti


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