Ictus: sintomi e fattori di rischio

28 ottobre 2011
Interviste

Ictus: sintomi e fattori di rischio



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Che si tratti di ictus ischemico (infarto cerebrale), il più frequente, o di ictus emorragico (emorragia cerebrale, in genere subaracnoidea), le conseguenze sono molto gravi. Chi sopravvive lo fa, spesso, riportando danni permanenti e l'invalidità, a qualsiasi età, condiziona negativamente la qualità di vita del paziente e di chi lo circonda. Eppure oggi si può fare molto, come spiega Roberto Sterzi, già primario di Neurologia dell'ospedale Niguarda di Milano, sia prima che durante. Anche per prevenire.

Siamo tutti a rischio ictus oppure esiste una fascia d'età più esposta?
Certamente negli anziani il rischio è maggiore per effetto dell'invecchiamento fisiologico e, talora, della compresenza di altre patologie. Purtroppo però nemmeno i giovani sono al sicuro: in Italia si verificano circa 4.000-5.000 casi all'anno in soggetti sotto i 40 anni. Non molti sul totale, ma da non sottovalutare.

Più le donne o più gli uomini?
Anche qui non è facile rispondere perché sul totale complessivo dei casi non c'è una grande differenza numerica tra i due sessi, però ci sono alcuni momenti della vita in cui nelle donne è maggiore il rischio di incorrere in un ictus. Le donne giovani che fumano e soffrono di emicrania, così come le madri subito dopo il parto e durante il puerperio, sono più a rischio. Ancora nelle donne, però anziane, che sono più soggette a fibrillazione atriale, è più elevata la frequenza di ictus.

Quali sono i segnali che devono mettere in allarme il paziente e i suoi familiari?
  • La perdita di forza da un solo lato del corpo, con debolezza a mano, braccio e gamba;
  • la perdita improvvisa di metà del campo visivo, che risulta nero, buio o molto opaco;
  • la perdita della sensibilità tattile da un solo lato del corpo;
  • l'afasia, cioè la difficoltà a parlare, ad esprimersi correttamente, e anche la difficoltà a comprendere quello che gli altri dicono.
Uno qualsiasi di questi quattro sintomi è un segno di ictus ischemico e deve indirizzare il paziente verso un ospedale, meglio se dotato di Stroke unit.

Quanto durano questi sintomi?
Se si tratta di ictus i sintomi si mantengono e peggiorano nel corso della giornata. In caso invece di attacco ischemico transitorio (Tia), i sintomi possono risolversi in poche ore, tuttavia sono comunque meritevoli di osservazione clinica o almeno di una visita dal proprio medico. Nelle prime 32 ore dopo un Tia, infatti, è molto alta la probabilità che si verifichi un ictus vero e proprio.

E se invece l'ictus è emorragico?
In quel caso il paziente sperimenterà quello che, in gergo, è definito come "il peggior mal di testa della sua vita" con un dolore fisso, costante, come una pugnalata alla nuca. Anche in questo caso bisogna recarsi d'urgenza in ospedale.

Quali sono i fattori di rischio che medico e paziente devono tenere sotto controllo?
L'età e gli stili di vita scorretti come l'abitudine al fumo, la sedentarietà, il consumo eccessivo di alcol, l'ipercolesterolemia. Malattie croniche come diabete, ipertensione, fibrillazione atriale e altre malattie cardiache, precedenti Tia, sono tutte condizioni da controllare e, quando possibile, trattare con adeguata terapia farmacologica.

Quali interventi si possono fare per prevenire il verificarsi di un ictus?
Innanzitutto correggere i fattori di rischio modificabili, vale a dire gli stili di vita: smettere di fumare, ridurre il sale nei cibi, praticare abitualmente un moderato esercizio fisico, come camminare, fare le scale, ballare, andare in bicicletta o in piscina, attività praticabili a tutte le età.
Poi sottoporsi a controlli medici periodici, a partire dai 50 anni d'età, per individuare, e nel caso correggere, quelle patologie sopra citate che predispongono anche all'insorgenza di ictus.

I due consigli più importanti?
Curare la propria salute cardiovascolare: una buona prevenzione riduce di un terzo il rischio, nella peggiore delle ipotesi. Non perdere tempo: meglio andare al pronto soccorso per sbaglio che arrivarci tardi. Le prime ore in caso di ictus sono cruciali per una corretta impostazione della diagnosi e degli interventi terapeutici.

Elisabetta Lucchesini



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