Allergia al latte, pediatri smentiscono falsi miti

10 maggio 2012
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Allergia al latte, pediatri smentiscono falsi miti



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L'allergia alle proteine del latte nei bambini resta ancora in balia di autodiagnosi da parte dei genitori, di percezioni riferite dai pazienti e non confermate dal «test di carico orale positivo», per questi motivi i pediatri della Società italiana di pediatria (Sip) riuniti a Roma in occasione del 68° congresso nazionale, hanno creato un decalogo per i genitori che chiarisce i dubbi e i falsi miti sul questo disturbo e li orienti a fare scelte corrette. Il documento, presentatoda Alessandro Fiocchi, responsabile del Dipartimento di allergologia pediatria dell'ospedale Macedonio Melloni di Milano, sottolinea, in primo luogo, che l'allergia alle proteine del latte vaccino può influire sulla qualità di vita dei bambini, dal rapporto col cibo a quello con i compagni di scuola, dall'autostima al rapporto col proprio corpo. Inoltre, conferma che può causare asma, anche se non è frequente, e che una soluzione nei bambini sotto i due anni con diagnosi, è rappresentata dai latti formulati. Tra i falsi da smentire, la possibilità di diagnosticare l'allergia con un prik test positivo così come non ne basta uno negativo per escluderla; di curarla più rapidadamente sottoponendo il bimbo a piccole quantità di latte, e, infine la comparsa di allergia crociata alla carne bovina, che invece riguarda solo il 20% dei casi, tra i più gravi. Nella realtà, concludono i pediatri, dai dati ottenuti da studi trasversali emerge una prevalenza tra lo 0,6 e il 2,5% nei bambini in età prescolare, dello 0,3% tra i 5 e i 16 anni di età e meno dello 0,5% negli adulti.


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