Ilva Taranto, aumento di tumori fin oltre il 400%

25 ottobre 2012
Focus

Ilva Taranto, aumento di tumori fin oltre il 400%



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Nella popolazione residente nell'area geografica di Taranto inclusa quella della sede dello stabilimento siderurgico Ilva, c'è stato un incremento dei tumori del 30%, con picchi che superano il 400% se si parla di mesoteliomi pleurici e del 100% per i tumori allo stomaco. Lo dicono i dati contenuti nel rapporto Sentieri, relativi al periodo 2003-2009 e riferiti agli effetti sanitari dello stabilimento ritenuto, si legge nel rapporto, «il potenziale responsabile». I numeri del ministero, inquietanti e più disastrosi di quelli raccolti localmente nei mesi scorsi, sono stati presentati dal ministro della Salute, Renato Balduzzi.

Secondo i dati ufficiali del ministero, nella città si registra un +14% di mortalità per gli uomini e un +8% di mortalità per le donne, considerando tutte le cause di morte. Nello specifico delle malattie tumorali, la città di Taranto e il comune di Statte registrano un incremento dei tumori al fegato (+75%), del corpo utero superiore (+80%), dei polmoni (+48%), dello stomaco (+100%), e della mammella (+24%), e del linfoma non Hodgkin (+43%), per un incremento complessivo di tutti i tumori del 30%. In una distinzione di genere, il rapporto riporta, per gli uomini, +14% per tutti i tumori; +14% per le malattie circolatorie, +17% per quelle respiratorie, +33% per i tumori polmonari, +419% per i mesoteliomi pleurici. Per quanto riguarda la popolazione femminile: +13% per tutti i tumori, +4% per le malattie circolatorie, +30% per i tumori polmonari, +211% per il mesotelioma pleurico. L'incremento interessa anche la popolazione pediatrica: per i bambini si registrano, nel primo anno di vita, incrementi significativi di sviluppo di malattie per tutte le cause. Picchi «finora mai registrati» vicino a un'area industriale, commenta l'Associazione italiana oncologia medica (Aiom): «Anche se al Nord c'è un'incidenza maggiore di tumori, fino al 30% in più, rispetto al Sud»spiega Stefano Cascinu, presidente eletto dell'Aiom «e i dati dei registri dei tumori sono disomogenei, non mi sembra si siano registrati mai picchi del genere».

E alle considerazioni dell'azienda che ha parlato di dati vecchi, il ministro risponde che è scorretto parlare di dati vecchi: sono dati a medio termine, per altro accompagnati dal più recente studio di biomonitoraggio e da altri studi di valutazione. «Il Rapporto Sentieri,» ha specificato il ministro «siccome si riferisce non al breve ma al medio termine, dà sicuramente una fotografia diciamo storica, però nel rapporto che abbiamo presentato a Taranto ci sono risultati del biomonitoraggio, che è uno studio esplorativo più recente, ci sono i risultati di altri studi di valutazione e di validazione scientifica». E ha aggiunto: «Non è corretto dire che si tratta di dati storici, ma nello stesso tempo è evidente che abbiamo bisogno di dati che costituiscano una serie storica». Dati che avranno un peso sulle verifiche periodiche dell'Aia (Autorizzazione integrata ambientale) appena approvata: «Ci vorrà almeno un anno per capire che cosa delle prescrizioni già entrate nell'Aia, possa entrare nella verifica periodica, nei limiti di quello che é possibile stabilire come nesso di causalità». La svolta, secondo il ministro ci sarà se l'Aia sarà concertata con un piano di monitoraggio sanitario e «con un programma di salute per Taranto che riguardi sia le attività di prevenzione sia il potenziamento dell'assistenza sanitaria». Dal canto suo, l'azienda ha posto il 2015 come data per i tempi di ambientalizzazione del sito, ma il ministro per l'Ambiente, Corrado Clini, ha ricordato che il documento lo firma il ministro non l'amministratore delegato dell'Ilva: «Noi abbiamo prescritto che in tre mesi siano risolte tutte le emergenze, non in tre anni. L'Aia» ha aggiunto, infine «è una misura strutturale che fa cambiare gli impianti industriali, che cambia le tecnologie ed i sistemi di gestione. Mi pare una misura strutturale stabile, non una toppa».


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