Allergie alimentari: come comportarsi

21 agosto 2013
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Allergie alimentari: come comportarsi



allergie alimentari


Parte tutto dalla mamma: dall'allattamento allo svezzamento. Per prevenire le allergie alimentari i consigli più importanti sono tre:

- nella gravidanza e durante l'allattamento le madri devono seguire una alimentazione normale e sana;
- è raccomandato l'allattamento esclusivo al seno per i primi 4-6 mesi di vita del bambino e, laddove questo non sia possibile, è consigliato un latte artificiale ipoallergenico con un documentato effetto di prevenzione;
- una volta iniziato lo svezzamento dopo il quarto mese di vita le evidenze scientifiche non giustificano l'eliminazione di alimenti che possono provocare allergie, nemmeno nel caso di bambini con genitori o fratelli con dermatite atopica.

Le allergie alimentari sono ormai un problema: in Europa 17 milioni di persone ne soffrono, tra cui un bambino su quattro in età scolare. I più recenti dati sui ricoveri ospedalieri indicano che i casi di anafilassi (una reazione allergica grave e spesso letale) sono aumentati di sette volte negli ultimi dieci anni. In Italia, per esempio, le allergie alimentari interessano il 3,5% della popolazione, cioè più di due milioni di adulti. Eppure, nonostante questi numeri allarmanti, non era ancora disponibile, sino ad oggi, un documento ufficiale con indicazioni utili a prevenire e trattare le reazioni allergiche.

Ecco perché la principale autorità scientifica europea nel campo delle allergie, la European academy of allergy and clinical immunology (Eaaci), ha pubblicato la prima guida completa per la prevenzione e il trattamento delle reazioni allergiche mettendo un forte accento sul rischi di contaminazione degli alimenti da parte di allergeni. L'industria della preparazione alimentare, sottolinea il documento, ha intrapreso significativi sforzi per migliorare la sicurezza offerta ai consumatori allergici. Come? Visto che buona parte degli alimenti che possono scatenare reazioni allergiche hanno un alto valore nutrizionale e fanno parte della nostra alimentazione, non sarebbe né pratico né auspicabile eliminarli da ogni preparazione alimentare: la gestione del rischio nella produzione alimentare consiste, quindi, nella identificazione di questi elementi e la loro produzione in ambienti isolati dagli altri impianti.

Poi le linee guida proseguono con raccomandazioni e consigli pratici:
- i pazienti dovrebbero ricevere da un allergologo le indicazioni su come evitare nella dieta specifici alimenti a cui sono allergici;
- in merito ai trattamenti con immunoterapie per le allergie alimentari si specifica che questo tipo di trattamenti deve essere effettuato in contesti clinici specializzati e sotto la supervisione di allergologi esperti;
- in caso di shock anafilattico (che è potenzialmente mortale), il documento indica chel'iniezione intramuscolare di adrenalina è il trattamento di prima scelta, ma specifica che prima di dimettere il paziente è necessario valutare la possibilità che la reazione si ripresenti, e quindi, educare il paziente e le persone che gli stanno vicino su cosa fare in caso di emergenza, per esempio, se necessario, prescrivendo un auto iniettore di adrenalina. Viene inoltre raccomandato il follow up del paziente nel tempo.

Per quanto riguarda il futuro, infine, il documento si augura che l'immunoterapia entri a far parte delle normali cure per l'allergia alimentare e che si sviluppino reti tra centri di eccellenza, specialisti e medici di medicina generale cosi come delle partnership con le organizzazioni dei pazienti. Infine a livello politico occorre prevedere il rimborso da parte dei sistemi sanitari pubblici e privati sia delle procedure diagnostiche e delle strategie di gestione delle allergie alimentari sia degli interventi educativi.

Per maggiori informazioni su questo tema: http://infoallergy.com/Tools-Extras/foodallergycampaign/



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