Inquinamento, acqua dura e cibi poco salutari minacciano la pelle dei bambini

22 novembre 2013
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Inquinamento, acqua dura e cibi poco salutari minacciano la pelle dei bambini



dermatite atopica; bambini


A rischiare di portarsi appresso più a lungo i suoi segni sono soprattutto i bambini che vivono nelle aree industrializzate e nelle grandi città, con traffico intenso, alti livelli di smog, inquinamento, fumo, escursioni climatiche, vento, pioggia e umidità.

Perché emissioni di metalli pesanti dalle marmitte catalitiche, specialmente di palladio, e acqua del rubinetto troppo dura e calcarea sono tra le principali cause della dermatite atopica che attacca la pelle dei bambini: negli ultimi 10 anni il rischio di irritazioni cutanee, eczemi, eritemi e desquamazioni tra i piccoli, compresi tra i due e i cinque anni d'età, sono aumentati del 10 per cento arrivando a coinvolgere il 63 per cento dei bambini.

Ma a minacciare la loro pelle ci sono anche fattori "casalinghi": polveri, acari, contatto con animali e cibi meno salutari e più ricchi di allergeni, che sommano il loro effetto a quello della mutazione e perdita di funzionalità del gene per la filaggrina (Flg), principale fattore di rischio noto per la dermatite atopica.

E benché nella maggior parte dei casi quest'ultima si risolva spontaneamente entro il terzo anno di vita, oggi in quasi il 20 per cento dei bambini il problema persiste fino ai sette anni. A lanciare l'allarme è Paidòss, l'Osservatorio nazionale sulla salute dell'infanzia e dell'adolescenza, per una maggiore attenzione alla prevenzione e alla cura della dermatite atopica. Che ha fatto anche dei calcoli: la patologia ha costi sempre più alti, in media oltre 1.200 euro l'anno a famiglia.

Che fare per combattere la patologia? «La prima azione» dice Giuseppe Ruggiero, coordinatore scientifico di Paidòss «è prevenire o lenire i maggiori disturbi della dermatite, rappresentati da prurito, eczemi, secchezza diffusa, perdita di compattezza e turgore, comedoni e punti neri, brufoli, specie nelle zone a maggior rischio quali le mani e il viso (i più esposti agli agenti irritanti) o le gambe e le ginocchia (maggiormente soggette allo sfregamento degli indumenti)».

Come? «Con l'uso costante di creme emollienti per contrastare la secchezza cutanea e ripristinare la barriera cutanea e, poiché la dermatite atopica è una malattia cronica, la pianificazione di un trattamento a lungo termine. La cute deve essere detersa con detergenti specifici con o senza antisettici e un pH nei limiti fisiologici (circa 6). In particolare durante il bagno, che deve durare al massimo cinque minuti, vanno utilizzati negli ultimi due degli oli per impedire la disidratazione dell'epidermide, seguiti dopo il bagno dall'applicazione di emollienti topici.
Per quanto riguarda la terapia farmacologica, i corticosteroidi topici sono il trattamento antinfiammatorio di prima scelta quando la cute è infiammata».

Importante è anche l'alimentazione soprattutto d'inverno quando la pelle è privata dei benefici del sole e la dieta è più ricca di carboidrati e grassi. L'alimentazione in questa stagione, consigliano gli esperti di Paidóss, deve prevedere un maggiore apporto di frutta e verdure per assumere vitamine e sali minerali, pesce, grassi di origine vegetale, fibre e cereali, arricchita da molta acqua e da un limitato consumo di bevande zuccherate.


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