Bambini digitali: più intelligenti, ma richiedono più cure

25 novembre 2013
Interviste

Bambini digitali: più intelligenti, ma richiedono più cure



bambini, nativi digitali


L'importanza delle nuove tecnologie nelle terapie psichiatriche sono messe in risalto da Ernestina Politi, psichiatra al San Raffaele di Milano, con poche parole efficaci: «Potenziano il cervello". Quindi, cari genitori, mettete in soffitta tutti i pregiudizi. Il rapporto tra bambini e smartphone, tablet, touchscreen, computer è un rapporto da incentivare. Anche se Politi sottolinea: «Sono sempre più usati nella riabilitazione neuronale e sono efficaci, ma se un certo tipo di funzione potenzia una parte del cervello, dobbiamo sempre capire se c'è un depotenziamento di un'altra.... ancora non sappiamo che cambiamenti implicano le nuove tecnologie neurone per neurone. Io penso che abbiano un aspetto fortemente positivo, ovviamente da valutare. Ma prima di tutto c'è da fare un passo indietro».

Facciamolo.
«Un genitore che in qualunque epoca storica utilizzi un qualunque oggetto - che sia uno smartphone o un cavallo di legno - unicamente per tenere occupato il bambino, mentre lui è impegnato in altro, sbaglia funzionalità dell'oggetto stesso. Si tratta di una questione educativa che riguarda la cura del piccolo da parte del grande. Comportarsi così è sempre un'incuria. L'oggetto dovrebbe essere semplicemente un mediatore di un momento ludico da vivere insieme in cui il genitore è parte attiva».

Quindi ci deve sempre essere un grande con lui, che sia genitore o un'altra figura educativa?
«No. È fondamentale insegnare a un bambino a giocare da solo e a sviluppare delle autonomie. Ciò che è essenziale è che l'adulto, genitore o educatore, sia sempre il mediatore di questo suo sviluppo, non per controllare il bambino ma per aiutarlo a imparare.
Se invece l'oggetto viene utilizzato perché "liberarsi" del bambino, allora il rischio è che quell'oggetto non gli basti mai: ne vorrà ogni giorno uno nuovo per attivare il bisogno di avere continuamente un piccolo piacere, una piccola nuova eccitazione».

Torniamo alle nuove tecnologie.
«Il mio punto di vista, condiviso da molti studiosi, è che i nostri figli, nativi digitali, non hanno problemi con smartphone e iPad, sono più bravi di noi, le nuove tecnologie per loro sono innate. In loro c'è uno sviluppo diverso del sistema nervoso centrale, come lo è per chi studia musica o per chi fin da piccolo fa un certo tipo di sport. Infatti, in relazione a ciò che ci circonda noi mettiamo in moto delle aree diverse del sistema nervoso centrale. Quindi che sia l'area cerebrale che presiede la musica o un'altra dedicata allo sport o ancora quella dei tablet e smartphone, l'importante è che i bambini abbiano questa possibilità che produce delle modificazioni cerebrali. Per esempio, per loro l'estensione nel tempo e nello spazio attraverso il tablet è diversa da quella di chi non è nativo digitale, e io penso che tutto questo potenzi il cervello.
Sì a un mediatore potenziante ma, come in tutte le epoche storiche, è necessario che ci sia comunque una figura di riferimento adulta che condivide con il bambino tutto queste. Il genitore deve sapere condividere questi spazi».

Che vuole dire che il genitore "deve sapere"...
«Vuole dire che il genitore deve sapere che ci vuole sempre un tempo e uno spazio per condividere con il piccolo. Ripeto, non vuol dire stare tutto il giorno con il bambino, ma vuol dire trasmettere al piccolo la consapevolezza che c'è un mediatore cognitivo e intellettivo. Senza questa consapevolezza i piccoli rischiano di andare alla deriva e andare alla deriva su internet è sempre più pericoloso».

Il ruolo del genitore è sempre uguale, le nuove tecnologie non cambiano molto il rapporto... c'è qualcosa che è cambiato rispetto al passato?
«La differenza è che una volta non c'erano abbastanza informazioni perché non c'erano abbastanza media, quindi era indispensabile esplorare e uscire di casa per imparare e per sapere oltre la nostra famiglia. Oggi, al contrario, abbiamo centinaia di migliaia di informazioni che arrivano al nostro cervello e quindi il compito genitoriale è quello di insegnare al bambino a scegliere le informazioni.
I bambini, oltretutto, sono mediamente più empatici e quindi ancora più soggetti dall'emotività che viene dall'esterno: per questo è importante il ruolo dell'adulto. Attenzione, si possono fare errori, anche numerosi, i bambini non si preoccupano se i genitori fanno qualcosa che non va bene, ma devono essere certi di avere una relazione con il proprio genitore».


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