Bere meno di due litri al giorno diminuisce le prestazioni cognitive

28 gennaio 2014
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Bere meno di due litri al giorno diminuisce le prestazioni cognitive



bere acqua; medici di famiglia


Basterebbe bere più acqua ogni giorno, e soprattutto farla bere ai bambini in età scolare, per assicurare a noi stessi e a loro una giornata migliore, con anche una migliore capacità di far fronte agli impegni scolastici e lavorativi.

L'indicazione raccomandazione viene dai medici di famiglia italiani, che hanno appena concluso un'indagine sulle abitudini alimentari degli italiani da cui risulta che in media assumiamo poco più di un litro d'acqua al giorno, anziché i due litri raccomandati.

Tra le conseguenze, ci sono soprattutto per i bambini e ragazzi in età scolare prestazioni cognitive rallentate, fino al 14 per cento in meno rispetto ai coetanei idratati correttamente: «Assumere pochi liquidi è un aspetto comune a tutte le età» spiega Claudio Cricelli, Presidente della Società italiana di medicina generale (Simg) che ha curato lo studio LIZ, su 2.000 assistiti in tutta Italia.

«I dati che emergono sono una nitida fotografia della popolazione reale perché la ricerca è stata condotta su un campione di persone estratto, con un processo rigorosamente casuale, dalle liste dei pazienti dei medici di famiglia» prosegue Andrea Poli, presidente della Nutrition Foundation of Italy che ha collaborato allo studio.

«Eravamo molto interessati a rilevare anche il reale introito di saccarosio e di dolcificanti, e abbiamo avuto la conferma che, in media, non siamo di fronte ad consumi elevati» aggiunge Poli.

Il dato invita quindi a non concentrare l'attenzione sugli zuccheri nelle campagne contro sovrappeso e obesità, e a promuovere invece una maggiore attenzione all'alimentazione nel suo complesso: «Stiamo pianificando campagne specifiche, perché si tratta di un problema esplosivo a tutte le età, con risvolti importanti per la salute» commenta Ovidio Brignoli, vicepresidente della Simg.
«Stiamo preparando una serie di schede descrittive sui cibi, sulle loro caratteristiche, sulle modalità di cottura che faciliteranno la comprensione per tutti i nostri assistiti, anche i più anziani».

Parallelamente, i medici raccoglieranno a ogni visita informazioni sulle abitudini alimentari di tutta la famiglia, contribuendo ad arricchire un database che sarà alla base delle future campagne di promozione della salute attraverso il cibo. L'obiettivo è molto ambizioso: raggiungere i 30 milioni di persone, un progetto mai realizzato prima.


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