Dal divano al campo di calcio: non è mai troppo tardi?

30 giugno 2014
Interviste

Dal divano al campo di calcio: non è mai troppo tardi?



anziano calcio


Un'oretta di partita di calcio a settimana può rinforzare muscoli, ossa e cuore anche dei non più giovanissimi che non avevano mai toccato un pallone: è questa la conclusione di uno studio danese appena pubblicato sullo Scandinavian journal of medicine and science in sports. «I risultati forniscono la dimostrazione che il calcio è una forma di allenamento intensa, versatile ed efficace anche per gli anziani sedentari» spiega Peter Krustrup, che all'Università di Copenhagen, in Danimarca, ha diretto lo studio su una trentina di uomini di età compresa tra 63 e 75 anni.
Di questa ricerca, pubblicata in un numero monografico della rivista sponsorizzato dalla Fifa, abbiamo parlato con Franco Confalonieri, specialista in medicina dello sport a Milano e esperto in prescrizione dell'esercizio fisico.

Dalla comoda poltrona imbottita al campo di calcio a correre dietro a un pallone, il passo è breve?
«Lo studio è interessante, ma inviterei a prenderlo con cautela, perché lo sport fa bene quando è fatto bene. L'esercizio fisico deve essere correttamente impostato, altrimenti si corre il pericolo di esporsi a rischi significativi, per averne benefici magari modesti».

In che senso?
«Secondo l'età, lo stato di salute e il grado di allenamento generale ci sono attività fisiche che si prestano più di altre, perché per esempio permettono di controllare esattamente i movimenti e decidere il ritmo».

Questo non è sempre possibile quando si corre dietro a un pallone cercando il gol...
«Rispetto ad altri sport come il ciclismo, la corsa o il nuoto il calcio presenta il grosso vantaggio dell'aspetto ludico, che favorisce la fidelizzazione. Tra chi si affaccia all'attività fisica per motivi di salute, molti sono motivati a cominciare, ma troppo spesso abbandonano dopo poco tempo. Il calcio è divertente e gratifica. La gratificazione consolida l'abitudine attraverso il divertimento».

Ci sono raccomandazioni per chi dopo una vita sul divano vuole indossare pantaloncini e scarpette da calcio?
«Senz'altro dovrebbe consultarsi con il medico chi fa da tempo una vita sedentaria, è sovrappeso o obeso, ha disturbi alle articolazioni (caviglia, ginocchio, anca o colonna) e soffre di ipertensione o aritmie cardiache.

Dopodiché vedo almeno tre controindicazioni molto forti che caratterizzano il calcio rispetto ad altre attività: sollecita molto le articolazioni, e quindi espone al rischio di traumi, anche perché come tutti gli sport di situazione (come pallavolo e tennis) chiede di reagire prontamente per seguire il gioco. Questo richiede un controllo motorio che chi non è allenato rischia di non avere, col rischio di infortuni. Essendo inoltre uno sport di contatto, come il basket, espone anche al rischio di scontri di gioco.

Infine c'è l'aspetto cardiovascolare che controindica il calcio, perché lo sforzo non è codificabile e controllabile. La frequenza cardiaca varia in funzione della situazione di gioco, e questo riduce i benefici e aumenta il rischio. La forte componente agonistica e competitiva genetica in ciascuna di noi - in risposta all'attivazione dell'adrenalina e delle endorfine - può spingere facilmente ad andare oltre i propri limiti».

Ma quindi secondo lei il calcio non è proprio adatto?
«Io sono personalmente innamorato del calcio e del calcetto (che quanto a rischi forse è ancora peggio), e credo che per una persona isolata, depressa e che non ha mai trovato un'attività fisica da fare con regolarità può essere senz'altro positivo. Rispetto al non fare nulla, c'è anche una componente psicologica importante. È anche possibile che il calcio apra la strada all'attività fisica che può in seguito essere integrata con sport con un miglior rapporto tra benefici e rischi. Fra l'altro è auspicabile che questo studio spinga magari a studiare per i principianti di età avanzata campi, tipi di scarpa, tempistiche e pause, e protocolli di riscaldamento su misura».


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