L’aspettativa di vita sale, e sappiamo anche perché

16 gennaio 2015
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L'aspettativa di vita sale, e sappiamo anche perché



grafico; aspettativa di vita


Da 65,3 anni del 1990 a 71,5 anni del 2013. Tanto è cambiata l'aspettativa di vita in poco più di 10 anni, con un guadagno che risulta leggermente maggiore per le donne che per gli uomini visto che l'aspettativa di vita alla nascita è aumentata di 6,6 anni per il gentil sesso e di "soli" 5,8 anni negli uomini.

Questi sono alcuni dei dati emersi dall'analisi recentemente pubblicata sulla rivista Lancet dai ricercatori del Global burden of disease study (Gdb) 2013, un gruppo di esperti che ha valutato anno per anno le principali cause di morte in 188 nazioni tra il 1990 e il 2013. «Per arrivare a politiche sanitarie davvero efficaci è necessario basarsi su informazioni aggiornate e complete sui livelli e le tendenze legate alla mortalità, tenendo conto delle differenze tra i sessi e tra le diverse fasce di età» spiegano gli autori della ricerca, dei quali fa parte anche Christopher Murray, direttore dell'Institute for health metrics and evaluation all'università di Washington, negli Stati Uniti.

«Se le tendenze registrate in questa analisi si mantengono, l'aspettativa di vita nel 2030 sarà di 85,3 anni nelle donne e di 78,1 anni negli uomini» sottolinea Murray, che assieme ai colleghi non si è limitato a misurare l'età media al momento del decesso - salita di oltre 12 anni nel periodo di studio (da 46,7 a 59,3 anni) - ma ha anche descritto le principali cause di mortalità. «I decessi causati dal morbillo e dalla diarrea sono diminuiti dell'83 per cento e del 51 per cento, rispettivamente, ma sono aumentati quelli da abuso di droghe e da malattie renali» affermano i ricercatori descrivendo i dati emersi dalla ricerca. Per quanto riguarda il cancro si osserva che oggi la mortalità si è ridotta per la maggior parte dei tumori inclusi per esempio quello del seno, della cervice uterina o del colon, ma è aumentata per altri, come pancreas rene. Ciò detto non bisogna dimenticare che le malattie cardiovascolari fanno ancora la parte del leone tra le cause di decesso nonostante i progressi registrati rispetto al 1990: malattie cardiache e ictus, assieme alla Bpco (una malattia polmonare), rappresentano infatti circa un terzo di tutti i decessi del 2013.
Diarrea, infezioni respiratorie, problemi neonatali e malaria restano le principali cause di morte tra i bambini con meno di 5 anni, mentre i principali aumenti nel decesso prematuro per gli adulti rispetto al 1990 si registrano per diabete, Hiv/Aids, malattie cardiache legate all'ipertensione, malattie renali croniche e Alzheimer.

«In linea generale i dati sull'aspettativa di vita sono positivi e incoraggianti, ma alla luce dei risultati di analisi come il Gbd 2013, dobbiamo assicurarci di compiere le scelte sanitarie migliori per affrontare le sfide e i costi associati a una società che invecchia» conclude Murray.


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