I farmaci generici e biosimilari in oncologia

02 aprile 2015
Focus

I farmaci generici e biosimilari in oncologia



Il settore dell'oncologia è forse l'ambito medico che sta sempre più beneficiando delle nuove tecniche di identificazione di nuove sostanze farmaceutiche attive (più veloci e razionali) e di quelle di ingegneria molecolare. È di questi ultimi 20-30 anni l'avvento, a fianco della vecchia e ancora valida chemioterapia, ottimizzata nei protocolli, e di alcuni farmaci di sintesi chimica, dei farmaci biotecnologici e della possibilità di personalizzare le terapie sul singolo paziente, basandosi su specifiche caratteristiche cliniche, patologiche e molecolari.

Il problema di queste terapie innovative è però quello del costo elevato di Ricerca & Sviluppo, che, da un lato impone alle aziende produttrici di rientrare nell'investimento e, al contempo, aggrava i problemi dei sistemi sanitari pubblici che, come il nostro, essendo improntati all'universalismo delle prestazioni, incontrano crescenti difficoltà nell'assicurare a tutti i propri assistiti la possibilità di rendere disponibili i benefici dei nuovi farmaci.

L'ultimo Rapporto nazionale sull'uso dei farmaci in Italia ha confermato il primo posto per il consumo di farmaci del sistema cardiovascolare1, ma ha messo al primo posto per spesa pubblica gli antineoplastici e gli immunomodulatori.

L'avvento dei farmaci generici e la prossima scadenza di brevetto di alcuni farmaci biotecnologici antitumorali, propedeutica all'uscita dei primi farmaci biosimilari antitumorali, potrebbe avere un impatto positivo in termini di risparmio e di allocazione razionale delle poche risorse disponibili per i sistemi sanitari pubblici sempre più indebitati.

Permangono, tuttavia, sia nei pazienti che negli operatori sanitari, dei pregiudizi relativi al loro impiego in termini di efficacia e sicurezza.

Per inquadrare meglio la questione, abbiamo fatto il punto della situazione con Roberto Labianca, Direttore del Cancer Center, Ospedale papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Professore, partendo dai farmaci generici, in quali aree di intervento oncologico sono presenti?
«Parlando di farmaci antitumorali, abbiamo a che fare con chemioterapici e agenti ormonali. I generici sono oggi molto ben rappresentati nelle due classi sopramenzionate».

A differenza di altre aree terapeutiche, il timore più diffuso del paziente oncologico nei riguardi dei generici è più di tipo psicologico che di efficacia. Se esistono farmaci innovativi con una migliore spettanza e qualità di vita, perché devo assumere farmaci che sono superati?
«È un'osservazione che coglie nel segno! Consideriamo il paziente: in effetti il timore enunciato potrebbe essere frutto di una reazione viscerale (sbagliata) ma ragionevole. Vedere che un farmaco è uscito di brevetto e che, addirittura, non esiste più solo l'originale ma 3-4 farmaci copia, mentre nel frattempo è informato dell'uscita di nuovi farmaci, potrebbe dare al paziente l'idea (sbagliata) che si tratti di farmaci superati, obsoleti. Eppure ancora oggi vengono prescritti farmaci antitumorali che hanno 50 anni, 40 anni, 30 anni; ebbene, se hanno resistito al tempo, vuol dire che sono ancora efficaci, che fanno ancora molto bene il loro lavoro».

Possiamo dire, dunque che tali timori sono infondati perché, ad esempio, la chemioterapia è stata ottimizzata nei protocolli, e anche alcuni farmaci di sintesi chimica che sono diventati generici sono utilizzati con nuovi protocolli terapeutici che li rendono invece ancora validissimi.
«Giusto! Oggi abbiamo chemioterapici generici - penso a farmaci molto vecchi come, il cisplatino, il carboplatino, o il metotressato che fanno ancora parte di alcune associazioni di farmaci, proprio in ragione della loro efficacia».

Cosa sono i farmaci biosimilari e come si differenziano dai generici?
«Mentre il farmaco generico è esattamente uguale alla molecola originatrice - può cambiare l'eccipiente - i farmaci biosimilari non sono mai esattamente uguali al farmaco originale perché non si parla di farmaci di sintesi chimica ma di farmaci biologici, cioè di farmaci di molecole molto complesse ricavate da fonti viventi (organismi umani, animali o microrganismi). Sono comunque simili al prodotto di riferimento (farmaco biologico a brevetto scaduto) e la loro equivalenza deve essere dimostrata dalla ditta che li produce in base ad un processo di approvazione codificato dall'Agenzia Europea del Farmaco che ne dimostri l'equivalenza non solo in termini di efficacia ma anche di sicurezza e qualità».

Sono già presenti nel nostro Paese farmaci biosimilari in oncologia? Ne sono in arrivo altri a breve?
«In questo momento abbiamo alcuni fattori di crescita - quelli che stimolano il midollo per tenere alto il numero dei globuli bianchi, soprattutto, e anche dei globuli rossi. Grazie a questi fattori il trattamento chemioterapico è effettuato con maggior tranquillità. Siamo ancora in attesa, invece, del prossimo arrivo di farmaci antitumorali in senso stretto».

Quali sono i timori di impiego dei pazienti e di alcuni medici in termini di efficacia e sicurezza?
«Dal punto di vista del paziente, forse, è un po' presto per dirlo perché i fattori di crescita non sono direttamente contro il tumore, ma servono a favorire la somministrazione della chemioterapia, e su questo non credo che il paziente abbia particolari timori o punti di vista diversi. Però, nel momento in cui diventeranno disponibili dei biosimilari ad azione antitumorale in senso stretto, come ad esempio quelli di alcuni anticorpi monoclonali come il rituximab e il trastuzumab, non posso escludere che i problemi di natura psicologica visti prima per i generici non si ripropongano anche in questo caso. Occorre ricordare, invece, che tali farmaci, benché (relativamente) vecchi, sono farmaci di grande valore, tuttora validi.
Il problema, forse, in questo caso, è più del medico che ha delle remore perché potrebbe non essere del tutto certo che il farmaco biosimilare sia attivo quanto quello originale».

Forse, per tranquillizzare il medico, andrebbe ricordato che i biosimilari, durante il processo regolatorio di approvazione Ema (Agenzia europea per i medicinali), devono documentare l'equivalenza con il prodotto di riferimento non solo in termini di efficacia ma anche di sicurezza e qualità.
«Vero!».

In conclusione, quali sono i vantaggi dell'impiego dei farmaci biosimilari in oncologia?
Il vantaggio è senza dubbio di natura economica. Questi farmaci costeranno meno degli originali e, oltre tutto, probabilmente innescheranno una competizione virtuosa con la ditta che produce gli originali, con una riduzione dei prezzi anche di questi ultimi.
Nicola Casella

Bibliografia
1. L'uso dei farmaci in Italia - Rapporto OsMed (gennaio - settembre 2014)


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