Farmaci generici: il punto di vista del farmacista

14 maggio 2015
Focus

Farmaci generici: il punto di vista del farmacista



Farmacista e medico prescrittore: queste le due professioni sanitarie deputate, rispettivamente, alla dispensazione e alla prescrizione di farmaci al pubblico, che siano farmaci generici o meno.

Abbiamo fatto il punto sulla penetrazione del generico e sulle problematiche connesse al loro impiego con due rappresentanti "sul campo" delle rispettive categorie.

Iniziamo a sentire il parere del farmacista, Paolo Vintani, presidente di Federfarma Milano.

Dottor Vintani, quali sono, a suo pare, le ragioni del potenziale ancora inespresso dei farmaci generici nel nostro Paese?
«Spiace dirlo, ma scontiamo ancora problemi legati alla cattiva informazione che alimentano il permanere di dubbi nel paziente.
Il primo pregiudizio da sfatare è che i farmaci generici siano farmaci diversi dagli altri.
Non è vero: l'introduzione del farmaco generico implica semplicemente che ci sono aziende che si sono specializzate nella produzione di farmaci equivalenti a quelli di riferimento e che, avendo ottimizzato i sistemi di produzione, possono proporre farmaci equivalenti a quelli di riferimento a prezzi competitivi mantenendo elevati standard di qualità certificati. Senza gli stessi non potrebbero nemmeno essere immessi in commercio.

Un altro pregiudizio da sfatare in modo deciso è che i farmaci generici possano contenere fino al 20 per cento in meno di principio attivo rispetto al farmaco di riferimento. Non è vero: la quantità è identica (10 mg di principio attivo sono contenuti sia nel farmaco generico che in quello di riferimento). A variare del ±20 per cento (±10 per cento per alcuni farmaci come warfarina e alcuni antidepressivi) è la biodisponibilità, un parametro che indica la quantità di principio attivo che raggiunge la circolazione sanguigna dell'individuo in funzione del tempo. Tale intervallo percentuale non è stato deciso arbitrariamente della Autorità che si occupano di dare l'autorizzazione a immettere nuovi farmaci in commercio, ma riflette una variabilità "fisiologica", ed è stato preso come criterio per definire un farmaco x equivalente rispetto al farmaco di riferimento y.
È poi anche vero che gli eccipienti e fattori di natura psicologica (cambio scatola medicinale) possono influenzare la percezione di efficacia nel singolo paziente».

Una delle critiche che è stata fatta per spiegare la lenta avanzata dei generici è proprio la scelta infelice dell'appellativo. Sarebbe stato meglio se si fossero chiamati da subito equivalenti.
«Giusto! È talmente insita nell'appellativo generici la percezione di merce di serie B che spesso alcuni consumatori, acquistando cosmetici, chiedono se esista il generico del prodotto di riferimento. È assurdo! L'appellativo generico è inteso solo come qualcosa che costa di meno, di bassa lega. E non è così!».

Cosa impone la recente normativa sulla dispensazione di farmaci generici per il farmacista?
«Il farmacista, per legge, pena sanzione pecuniaria di 500 euro, all'atto della presentazione della ricetta di un medicinale con obbligo di prescrizione, deve informare il paziente dell'eventuale presenza in commercio di farmaci equivalenti e deve proporre il farmaco avente prezzo più basso a quello del farmaco prescritto (che sia il farmaco di riferimento o uno dei generici disponibili nella "lista di trasparenza", un elenco di principi attivi per i quali sono disponibili farmaci generici, compilata dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Sarà poi il paziente a fare la sua scelta consapevole. Il farmacista, invece, non può proporre la sostituzione nei termini indicati se il medico ha apposto sulla ricetta la clausola di non-sostituibilità, debitamente compilata.
Se sprovvisto eccezionalmente dei farmaci espressamente indicati dal medico prescrittore, il farmacista, in casi di urgenza assoluta, è autorizzato a sostituire i farmaci prescritti con farmaci equivalenti, indipendentemente dal prezzo. Anche in questo caso, resta al paziente la possibilità di accettare o meno la proposta del farmacista».

Cosa pensa delle problematiche relative alla sostituzione terapeutica?
«Personalmente ritengo che il medico, come avviene all'estero, se inizia a prescrivere un farmaco generico di una certa marca, debba confermarne la prescrizione del tempo. Come pure credo che sarebbe opportuno, nei casi meno gravi, ove possibile, iniziare da subito il trattamento con un farmaco generico di una determinata marca ed eventualmente, in caso di problemi, sostituirlo con il farmaco di riferimento. Tale prassi, che comunque trova nell'efficacia del trattamento la sua prima ragion d'essere, consentirebbe risparmi non solo alle finanze pubbliche ma anche al singolo cittadino».

In conclusione, quali sono le azioni che, a suo parere, dovrebbero essere intraprese per migliorare l'impiego dei farmaci generici, nell'ottica della razionalizzazione delle risorse e della sostenibilità del sistema sanitario pubblico?
«È auspicabile che le professioni sanitarie coinvolte nell'erogazione e nella prescrizione collaborino insieme affinché assicurino e rassicurino il paziente consumatore che la scelta del farmaco è la migliore per lui. A chiunque si affidi, farmacista o medico che sia!
La vera battaglia, secondo me, dovrebbe consistere nel ridare autorevolezza alle nostre professioni (da preservare pur con tutti i necessari correttivi)! E questo non per ragioni di casta o di mantenimento di posizioni di rendita ma perché un senso gerarchico dà un senso di sicurezza e di garanzia al cittadino.
Se il cittadino viene da me e mi riconosce come persona degna di fiducia, ha un punto di riferimento, sa dove andare per problemi legati alla sfera salute, ha un aiuto!
A me piace definirmi come "carabiniere della salute". Io sto al medico come il carabiniere sta al giudice: io applico la legge, poi è il giudice che giudicherà. Al medico spetti dunque la valutazione dell'opportunità di sostituzione del farmaco e, quindi, la responsabilità della prescrizione; al farmacista spetti invece la conoscenza sul campo dei farmaci - dalla loro preparazione e distribuzione alla farmacovigilanza reale (non clinica). Ricordiamoci del ruolo essenziale della farmacia nel segmento terminale della filiera del farmaco.


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