Un clown in corsia, come in Patch Adams: meno ansia e meno dolore

08 giugno 2015
Interviste

Un clown in corsia, come in Patch Adams: meno ansia e meno dolore





È oramai sempre più chiaro che la presenza di un clown in corsia ha effetti che vanno molto al di là di un momentaneo sorriso. Confermata da uno studio pubblicato pochi giorni fa l'importanza della "clownterapia" ideata dal Dottor Hunter "Patch" Adams, reso celebre in tutto il mondo da un film che porta il suo nome interpretato da Robin Williams (Patch Adams, 1998). Infatti, quando un pagliaccio fa visita a un bambino in attesa di un intervento chirurgico si ottengono risultati clinici concreti e misurabili, non solo in termini di riduzione dell'ansia prima e dopo l'intervento, ma anche in termini di diminuzione del dolore provato, e dei tempi di intervento e di ricovero. In sostanza, il bambino che ha potuto rilassarsi e sorridere affronta meglio l'operazione e recupera più in fretta. Dica33 ne ha parlato con Andrea Messeri, responsabile del servizio di terapia del dolore e cure palliative dell'Ospedale pediatrico Meyer di Firenze, che è stato tra i pionieri in Italia nell'introduzione dei clown in corsia, alla metà degli anni ottanta.

Dottor Messeri, ci aiuta a capire esattamente che cosa ha scoperto questo studio?
«Da anni si stanno conducendo ricerche sistematiche sull'effetto che l'intervento di clown adeguatamente addestrati ha sulla salute dei piccoli ricoverati, e il nostro gruppo è stato tra i primi al mondo a pubblicare delle ricerche rigorose, una decina di anni fa. Già allora abbiamo osservato effetti benefici su alcuni parametri che sono difficili da misurare, e quantificare esattamente, come l'ansia, la paura e il dolore. Questo studio, condotto da un gruppo di ricercatori israeliani, è andato oltre, ed è riuscito a calcolare che l'intervento del clown comporta anche una riduzione della spesa sanitaria».

In che modo il clown permette di risparmiare in cure mediche?
«Questo gruppo di ricercatori, che da anni si occupa di questo tipo di ricerche, tanto che erano presenti al primo congresso internazionale sui clown ospedalieri in pediatria che abbiamo organizzato l'anno scorso proprio da noi all'Ospedale pediatrico Meyer, ha valutato non solo il livello di ansia dei bambini prima e dopo l'intervento e il livello di dolore percepito - sulla base di questionari validati - ma anche la durata dell'intervento chirurgico e la durata del ricovero. Nel gruppo di bambini di età compresa tra 2 e 16 anni, la visita del clown ha comportato un significativo accorciamento di questi tempi, con un risparmio per l'ospedale valutato in oltre 400 euro per paziente».

Quindi si tratta di un risparmio che si aggiunge alla valutazione soggettiva dei bambini, che grazie al clown provano meno ansia e meno dolore?
«Esattamente. Ridere e sorridere è parte della terapia, perché la risata stimola le endorfine e il bambino meno ansioso e che prova meno dolore ha bisogno di meno farmaci, e rende possibile concludere molte procedure più facilmente e più rapidamente».

Com'è la situazione degli ospedali italiani, per quanto riguarda la presenza di clown?
«Quella del clown è una presenza abbastanza diffusa in Italia, anche se non con la capillarità che è già raggiunta negli Stati Uniti, dove esistono vere e proprie unità operative di clown. Da noi il servizio è stato istituzionalizzato grazie ai soldi della fondazione, insieme ad altri interventi per esempio sull'architettura ospedaliera e per la presenza di animali e musica in corsia. Da tempo organizziamo anche dei corsi (l'ultimo a fine maggio), per chi vuole acquisire la capacità di aiutare i bambini a guarire più in fretta, con un sorriso e una risata».

Fabio Turone


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