Assorbimento, distribuzione ed eliminazione dei farmaci

16 dicembre 2009
Focus

Assorbimento, distribuzione ed eliminazione dei farmaci



di Percarlo Salari
Ogni volta che una sostanza, sia essa un farmaco oppure un nutriente (per esempio una vitamina), fa ingresso nell'organismo, va incontro a una serie di processi che caratterizzano nel loro insieme il suo cosiddetto profilo farmacocinetico. Più in dettaglio si può affermare che c'è un intervallo necessario al suo assorbimento, una sua permanenza in circolo, e un tempo di eliminazione. L'assorbimento varia non soltanto in funzione del principio attivo, ma anche della via di somministrazione: la somministrazione endovena, per esempio, abbatte questa fase, permettendo al farmaco di agire immediatamente; l'iniezione intramuscolare è altrettanto rapida mentre più lungo è il tempo affinché il preparato, assunto per esempio attraverso una compressa, giunga nel circolo sanguigno. Ecco quindi emergere i primi concetti importanti di farmacocinetica: il tempo di assorbimento, il picco di concentrazione plasmatica, cioè il livello massimo che quel farmaco è in grado di raggiungere nel sangue, e la biodisponibilità, ossia la frazione della dose somministrata realmente attiva. Di norma i principi attivi neutri o liposolubili, cioè con struttura chimica affine a quella dei grassi, si diffondono più facilmente nei tessuti, a differenza di quelli idrosolubili, che seguono "percorsi" più lunghi e articolati. Tutti i farmaci, in effetti, una volta assorbiti, si legano in misura variabile alle proteine del sangue, tra cui, in particolare, l'albumina. Ne consegue che soltanto una parte, spesso minimale, della quantità assunta inizialmente (per esempio l'1%) è in grado di svolgere l'azione terapeutica desiderata nella sede in cui essa è attesa. Questo aspetto è importante anche nel contesto delle possibili interazioni: per esempio il metotrexate, impiegato nel trattamento di vari tumori, viene spiazzato dal suo legame con le proteine plasmatiche dai salicilati e dai sulfamidici. Questo implica che l'eventuale somministrazione contemporanea di questi farmaci determinerebbe un aumento del metotrexate libero nel sangue e quindi della sua tossicità. Per "metabolismo" di un farmaco si intendono invece le trasformazioni a cui esso va incontro. In certi casi il farmaco viene somministrato in forma inattiva e diventa attivo a seguito di modificazioni chimiche, in altre situazioni, invece, i processi metabolici portano all'inattivazione del principio attivo. Ma dove ha luogo il metabolismo? Dipende dal farmaco. Il più delle volte, comunque, esso si compie nelle cellule del fegato, ma distretti altrettanto importanti possono essere i reni, l'apparato digerente e il sangue. A tale proposito, sempre nel contesto delle possibili interazioni, va detto che la somministrazione contemporanea di certi farmaci insieme ad altri può accelerare i processi di trasformazione: la rifampicina, un antibiotico, aumenta per esempio il metabolismo della pillola contraccettiva, dei cortisonici e degli anticoagulanti orali.
I farmaci possono essere eliminati dai reni, dal fegato, dai polmoni, oppure attraverso le feci, il sudore o la saliva. La sede finale di eliminazione può essere tuttavia diversa da quella in cui ha luogo il metabolismo: un farmaco, per esempio, può essere riversato attraverso la bile nell'intestino ed essere riassorbito da quest'ultimo per essere infine filtrato nelle urine. La velocità di eliminazione è espressa dall'emivita, cioè dal tempo necessario a dimezzare la concentrazione in circolo del composto. Tale valore spiega perché alcuni farmaci devono essere assunti in dose unica piuttosto che in due o tre somministrazioni giornaliere: un'emivita lunga consente infatti una durata d'azione altrettanto protratta, mentre un'emivita breve implica la necessità di dosi più o meno ravvicinate per poter mantenere nel sangue un livello di farmaco sufficiente a ottenere gli effetti desiderati.



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