Musica da camera, terapeutica nel reparto di rianimazione

22 febbraio 2016
Interviste

Musica da camera, terapeutica nel reparto di rianimazione



Musica da camera, terapeutica nel reparto di rianimazione


Anche nei reparti ospedalieri ad elevata specializzazione, dotati di tutte le nuove tecnologie, c'è ancora spazio per la musica, che potrebbe offrire ai malati e ai loro familiari una sorta di terapia complementare. L'antico invito «Canta, che ti passa» è stato infatti rivisitato, diventando «Ascolta la musica suonata per te, e condividi questo momento di pace: vedrai che staremo tutti un po' meglio». Secondo i promotori del progetto Il Paziente al centro, partito nelle scorse settimane all'Unità di Rianimazione Generale dell'Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, anche la musica dal vivo contribuisce infatti a offrire ai pazienti ricoverati e alle loro famiglie un momento di serenità, che quasi certamente ha anche l'effetto di alleviare ansia e stress legati al ricovero, e con essi il bisogno di farmaci. Dica33 ne ha parlato con Luca Cabrini, tra i responsabili del reparto e dell'iniziativa.

Dottor Cabrini, in che modo pensate di usare la musica in chiave terapeutica?
«La musicoterapia è stata oggetto di molti studi, che si sono focalizzati sia sulla musica scelta dal soggetto che ascolta sia su quella ascoltata per la prima volta. Nel nostro caso, l'offerta di musica eseguita dal vivo, non scelta dal paziente, rientra in un progetto più ampio che vuole garantire la miglior qualità di vita possibile durante e dopo il ricovero».

Che risultati pensate di ottenere?
«I benefici per i ricoverati sono documentati nella letteratura scientifica: ascoltare musica - registrata o dal vivo - contribuisce a ridurre i sintomi di tipo ansioso e depressivo, e anche a limitare la richiesta di sedativi, aiutando a mantenere il contatto con la realtà e il benessere complessivo. Si pensa che la musica aiuti a ridurre i rischi di sindrome post-traumatica da stress e di effetti cognitivi, aiutando i ricoverati a restare il più possibile presenti a se stessi.
Nel nostro reparto le esecuzioni dal vivo sono eseguite da musicisti volontari - finora sono state due musiciste donne - che si spostano di stanza in stanza eseguendo brani di musica classica o acustica, per esempio suonando il violoncello o la chitarra».

I pazienti dei reparti di rianimazione sono spesso in condizioni gravi, e instabili. Questo comporta problemi o accortezze particolari?
«Certamente sì. Alcuni pazienti sono in condizioni critiche, sotto sedazione o in coma, e in quel caso non sappiamo con certezza se la musica faccia piacere anche a loro, ma i familiari ci hanno detto di apprezzare molto l'iniziativa. Dopodiché la durata delle esibizioni viene valutata insieme per essere sicuri di non affaticare troppo i malati.
Inoltre tutti sono avvertiti in anticipo del fatto che un'eventuale urgenza sospende i concerti. In questa fase stiamo verificando la fattibilità dell'iniziativa, che è stata molto apprezzata. In futuro contiamo di misurare in maniera rigorosa i benefici per i malati, sia in termini di gradimento da parte degli interessati sia in termini di riduzione degli stati ansiosi e del consumo di farmaci».

Fabio Turone


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