Cala l’aspettativa di vita. Italiani poco attenti alla prevenzione

16 maggio 2016
Interviste

Cala l'aspettativa di vita. Italiani poco attenti alla prevenzione



Cala l’aspettativa di vita. Italiani poco attenti alla prevenzione


Proprio nei giorni in cui una trasmissione del servizio pubblico della Rai, in tema di vaccini, dà ancora una volta spazio alle sparate irresponsabili di personaggi famosi del mondo dello spettacolo, il rapporto Osservasalute segnala un calo dell'aspettativa di vita degli italiani, dovuto anche alla riduzione in anni recenti della copertura vaccinale della popolazione. Dica33 ne ha parlato con Alessandro Solipaca, statistico dell'Istat e coordinatore scientifico del progetto Osservasalute.

Dottor Solipaca, secondo il rapporto Osservasalute per la prima volta nella storia d'Italia l'aspettativa di vita degli italiani è in calo. A che cosa è dovuto?
«Il fenomeno, che ha riguardato tutte le regioni d'Italia, è legato a una minore attenzione alle misure di prevenzione, a partire dalle vaccinazioni. Nel 2015 la speranza di vita per gli uomini è stata di 80,1 anni, e per le donne di 84,7 anni, in calo rispetto al 2014, quando era di 80,3 anni per gli uomini e 85 anni per le donne. In generale si sono fatti progressi nel combattere la sedentarietà e il fumo, ma nel complesso gli italiani non sono abbastanza attenti alla salute».

Che cosa occorre fare, in particolare, per migliorare lo stato di salute generale?
«Nel periodo tra il 2001 e il 2014, la percentuale di popolazione obesa è aumentata dall'8,5 per cento al 10,2 per cento, anche perché non si mangia abbastanza frutta e verdura».

Poi c'è il capitolo dei vaccini...
«Infatti. Per quel che riguarda le vaccinazioni nel periodo 2013-2014 la percentuale di copertura della popolazione è risultata inferiore all'obiettivo minimo stabilito (che per proteggere tutti deve raggiungere almeno il 95 per cento) anche per i vaccini obbligatori contro malattie gravissime come tetano, poliomielite, difterite ed epatite b. Anche per le vaccinazioni raccomandate, come quella contro pertosse e influenza da emofilo di tipo B (HiB) la situazione è molto peggiorata. Il quadro appare critico per l'anti-influenzale: tra gli ultra 65enni era molto più diffusa tra gli anziani ultrasessantacinquenni, ma nell'ultimo decennio la percentuale è scesa dal 63,4 per cento al 49 per cento. Questo ha contribuito a un significativo aumento di mortalità nei mesi freddi, per le complicanze dell'influenza, in particolare negli anziani con malattie respiratorie. È importante sapere che si tratta di un effetto congiunturale, e che l'aspettativa di vita tornerà a salire quando aumenterà di nuovo la copertura vaccinale. Un altro picco di decessi c'è stato nei mesi estivi per l'ondata di caldo, sempre nella popolazione molto anziana».

Fabio Turone


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