Il diabete mellito

16 marzo 2010
Focus

Il diabete mellito



Di Piercarlo Salari
Il diabete mellito è definito come una sindrome caratterizzata da aumento della glicemia e da alterazioni del metabolismo di glucidi, lipidi e proteine, in associazione a un deficit della secrezione di insulina da parte delle cellule pancreatiche (isole del Langherans). Va ricordato che l'insulina è l'ormone che, secreto dopo i pasti, permette l'utilizzo del glucosio nonché la sua trasformazione, insieme agli altri substrati in eccesso, in trigliceridi.

Si distinguono fondamentalmente due tipi di diabete mellito, I e II, a seconda che esso sia insulino- o non insulino-dipendente. Il tipo I ha un carattere strettamente familiare: i fattori genetici influenzano non soltanto la sua comparsa ma anche l'età dell'esordio. Esso è la forma di diabete più comune nei bambini e nei giovani adulti, che il più delle volte si manifesta dopo un'infezione virale, responsabile dell'attivazione dei meccanismi di autodistruzione delle cellule di Langherans.

Altre cause meno frequenti sono il carcinoma pancreatico o rare sindromi genetiche. Il diabete di tipo II consegue invece a un deficit dell'azione insulinica, meglio noto come insulino-resistenza, che comporta iperglicemia e disturbi metabolici non associati a chetoacidosi. Il diabete di tipo II può rimanere non diagnosticato per molti anni, specie quando l'iperglicemia si instaura gradualmente.

Un'altra forma importante di diabete è quello gestazionale, cioè associato alla gravidanza. Può essere limitato soltanto a questo momento particolare oppure persistere anche dopo il parto. Il neonato di una madre diabetica, essendo l'insulina un fattore di crescita, rende a essere più corpulento (macrosomia) ed è più esposto a crisi ipoglicemiche nelle prime settimane di vita.
Il diabete mellito si manifesta in genere con segni caratteristici tra cui aumento dell'appetito, della sete e del volume urinario (rispettivamente polifagia, polidipsia e poliuria), prurito generalizzato e, paradossalmente, calo ponderale. La prevalenza del diabete mellito di tipo II è in rapido aumento e si calcola che nei prossimi quindici anni il numero dei soggetti affetti raddoppierà. I motivi alla base di questo incremento sono da ricercarsi nei profondi cambiamenti dello stile di vita delle persone avvenuti negli ultimi decenni: in particolare, stile di vita sedentario, dieta ricca di grassi e povera di fibre, obesità costituiscono le cause principali.
Se non viene controllato adeguatamente, il diabete può comportare complicanze tra cui: retinopatia, insufficienza renale, malattie cardiovascolari (infarto miocardico, ictus, arteriopatie), neuropatia, danni gravi agli arti (per esempio ulcere).
Attualmente è possibile attuare una prevenzione primaria del diabete di tipo II almeno in gruppi di popolazione a rischio sia modificando lo stile di vita sia attuando un programma farmacologico. È ormai dimostrato che la riduzione del peso corporeo, mediante restrizione calorica e di grassi o attività fisica, può annullare la progressione verso il diabete. La disponibilità negli ultimi anni, di farmaci sempre più maneggevoli, con minori effetti correlati e soprattutto, sempre più "mirati" a correggere una ben determinata alterazione fisiopatologica, ha rappresentato un passo in avanti fondamentale nella cura del diabete di tipo II.



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